“Cinque o sei pugnalate, di cui una al cuore”: così è morta Alice Neri

Milano. Sarebbe stata colpita almeno cinque o sei volte con un’arma bianca, Alice Neri, la 32enne rinvenuta carbonizzata nel bagagliaio della propria auto a Fossa di Concordia, nel Modenese, il 18 novembre 2022. Uno dei colpi avrebbe raggiunto il cuore. Lo riporta la Gazzetta di Modena a proposito di quanto emerso ieri, all’esito di un incontro tenutosi presso l’istituto di medicina legale. Nella circostanza è stata infatti presentata la relazione sugli accertamenti tecnici che Cristina Cattaneo, la consulente nominata dalla Procura, docente presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense), ha eseguito sui resti mortali della Neri.
Gli esami effettuati finora sono stati illustrati agli avvocati e ai consulenti di parte impegnati nel caso. Si sono rivelati particolarmente complessi attesa l’esiguità dei resti carbonizzati a disposizione: una falange, una costola e alcune vertebre. E, pur non essendo ancora conclusi, hanno finora permesso di stabilire che l’omicida di Alice avrebbe posto in essere l’aggressione con estrema violenza. All’interno del muscolo cardiaco della vittima sarebbe stato rinvenuto un frammento osseo di circa un centimetro. Si ipotizza che i colpi siano stati inferti con un coltello o un cacciavite.
“Solitamente frammenti di certe dimensioni si trovano in corrispondenza dell’utilizzo di armi di certe dimensioni”, ha commentato la criminalista Katia Sartori, consulente di parte di Nicholas Negrini, il marito della vittima. “Alice Neri è stata colpita da più fendenti. Questo implica che vi fosse una certa generosità di sostanza ematica dovuta all’efferato omicidio.”
E l’avvocato Antonio Ingroia, che assiste Negrini, ha aggiunto: “La dottoressa Cattaneo deve ancora depositare la relazione finale ma sostanzialmente oggi è stato confermato quanto aveva già anticipato: che l’arma del delitto è quasi certamente un grosso coltello utilizzato con violenza.”
“Oggi (ieri, ndr) si è tenuta una importantissima riunione all’istituto di medicina legale di Milano, gestita dalla professoressa Cattaneo, una luminare in materia di antropologia medico forense”, ha commentato Cosimo Zaccaria, legale della famiglia della vittima, “e si è stabilita una morte violenta subita da Alice Neri, con ogni probabilità riconducibile all’uso di arma bianca. Per correttezza occorrerà attendere gli esiti della perizia, che sarà poi depositata presso la procura di Modena. Quindi ancora non vi è stata alcuna valutazione sulla tipologia di arma bianca: certo è che potrebbe essere stato anche un oggetto di ridotte dimensioni, utilizzato con estrema violenza. Una morte terribile, violenta quella subita da Alice che, ormai a undici mesi di distanza dall’omicidio, non ha avuto il proprio degno funerale.”
Com’è noto, l’unico indagato per il delitto è attualmente il tunisino 29enne Mohamed Gaaloul, che sembrerebbe essere stato l’ultimo ad aver visto viva Alice Neri la notte tra il 17 e il 18 novembre, prima che si consumasse l’aggressione omicida. L’uomo è assistito dall’avvocato Roberto Ghini che, all’esito dell’incontro di ieri, ha commentato: “Non abbiamo ancora una risposta definitiva ma gli esiti degli esami effettuati a Milano dalla professoressa Cattaneo hanno sicuramente il pregio di fare luce sulle dinamiche del decesso della signora Neri. Siamo in attesa della consulenza finale ma, fin da ora, per quanto ho potuto io stesso visionare presso l’Istituto di medicina legale, pare che la Alice Neri riporti il segno di numerose lesioni da arma bianca in diversi distretti del corpo. Lesioni sulle vertebre, lesioni sulle costole, su una falange e risulterebbe effettivamente una lesione nel tessuto cardiaco, con all’interno un frammento osseo lungo circa un centimetro.”
“Deve essere stata un’aggressione sicuramente cruenta”, ha proseguito Ghini, “e l’autore o l’autrice di questa aggressione non può non essersi sporcato abbondantemente di sangue sia durante l’azione, sia e ancor più durante il trasporto della salma e la collocazione della stessa nel baule dell’auto. A tutti è noto come non vi siano tracce ematiche né sul borsello del mio assistito, né sui vestiti, così come appaiono nelle immagini provate dalla difesa che ritraggono il mio assistito la mattina dopo il delitto.”
“Se venissero confermate queste almeno cinque o sei ferite da una ipotetica arma da taglio credo cambi tutto. C’è da chiedersi dove sia finito il sangue. Com’è possibile che Gaaloul sia l’autore senza avere una goccia di sangue sui vestiti e sul borsello? Dal mio punto di vista, davanti a queste informazioni si rafforza la mia ipotesi e cioè che siamo di fronte a un potenziale errore giudiziario”, ha concluso il legale.