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Liliana Resinovich, “per ora nessun indagato”. Ancora dubbi su orologio, lesioni e temperatura cadaverica

Trieste. Per chiarire le circostanze della strana morte di Liliana Resinovich, scomparsa il 14 dicembre 2021 e rinvenuta senza vita nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste il 5 gennaio 2022, “la prova più significativa che ci attendiamo sarà la consulenza medico-legale fatta da un’esperta di primissimo ordine. Quella sarà la chiave di volta per vedere se siamo nel giusto o se c’è un’altra dinamica.”

È quanto dichiarato, alcuni giorni fa, dal procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, con riferimento alle ulteriori indagini sollecitate dal Gip, contestualmente al rigetto della richiesta di archiviazione del caso, avanzata dalla stessa Procura, persuasa che il decesso della donna fosse ascrivibile a suicidio. La consulenza tecnica, com’è noto, è stata affidata all’antropologa Cristina Cattaneo, docente presso l’Università degli Studi di Milano, fondatrice e direttrice del Labanof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense) presso il medesimo Ateneo.

“Il Gip”, ha aggiunto De Nicolo, “ha disposto determinate cose. Molte le avevamo già fatte. Avevamo scartato molti risultati. Vogliono che diciamo la nostra su circa 3-4 terabyte di fotografie. Le abbiamo già viste, le rivediamo e le depositeremo agli atti.” Ed ha concluso che, attualmente, “non ci sono indagati.”

La nuova indagine recepisce, a quanto si legge sul Quotidiano Nazionale, spunti suggeriti, in sede di opposizione alla richiesta di archiviazione, dall’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Sergio Resinovich, il fratello di Liliana, convinto che la sorella sia stata uccisa. Questi i tre punti chiave dell’analisi investigativa proposta del legale.

L’orologio

L’avvocato Gentile fa riferimento, in primis, all’esame effettuato dal medico legale nell’area in cui è avvenuto il ritrovamento dei resti mortali di Liliana, osservando che, negli atti, l’orologio della donna viene così descritto: “Fermo, con cinturino di colore rosa, al polso sinistro, normoindossato ed integro.” E obietta: “Il dato indicato del medico legale è errato giacché, come apprezzabile dalle immagini fotografiche”, l’orologio “è indossato al polso destro.” Errore, questo, che risulterebbe reiterato anche nel passaggio del verbale in cui si dà conto dell’assenza di “apparenti grossolane lesioni alla mano sinistra con orologio al polso.” “In realtà”, precisa Gentile, “il braccio sul quale era indossato l’orologio era il destro e non il sinistro.”

La temperatura cadaverica

Nell’opposizione all’archiviazione, il legale considera poi che “non viene rilevata la temperatura cadaverica che costituisce il primo elemento da cui muovere in un’indagine tanatocronologica.” “E non di meno il dato rilevato manualmente circa temperatura e umidità risulta ancor più passibile di errore giacché tutte le operazioni sono state compiute indossando dei guanti che non permettono di certo di apprezzare se non grossolanamente per esempio temperatura e umidità”: sul punto, riporta quanto riferito nella relazione medico-legale.

Le lesioni riscontrate su volto, capo e mano destra

Sul corpo, segnatamente su volto, capo e mano destra, risulterebbero presenti segni che l’avvocato Gentile ritiene lesioni prodotte da un “corpo contundente” in epoca coeva al decesso: “nulla a che vedere con la presenza sul capo della donna dei sacchetti di plastica.” Il difensore del fratello di Liliana contesta dunque lo scenario prospettato dalla Procura, che avrebbe ricondotto detti segni a un urto o a una caduta. “I vestiti e le scarpe sono risultati puliti ed in ordine”, osserva in proposito, “sul volto della donna non è stato ritrovato terriccio, fogliame, residui vegetali, il terreno e il manto vegetale dove riposava il cadavere e quello intorno allo stesso non presentava imbrattamenti ematici, calpesti anomali, né vi erano rami spezzati o schiacciati.”

Non resta, ora, che attendere gli esiti della consulenza della professoressa Cattaneo.

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