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Delitto Alice Neri: chiesto il rinvio a giudizio per Gaaloul ma il mistero continua

Modena. A quasi un anno dall’omicidio di Alice Neri, uccisa a colpi di arma bianca e posta nel bagagliaio della sua auto data alle fiamme nelle campagne di Fossa di Concordia il 18 novembre 2022, la Procura ha formalizzato al Giudice per l’udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del 29enne tunisino Mohamed Gaaloul, unico indagato per il delitto.

“Esprimiamo la massima soddisfazione per la fissazione dell’udienza preliminare [prevista il 16 novembre, ndr]”, dichiara l’avvocato della famiglia della vittima, Cosimo Zaccaria, “ancora una volta si delineano gravi responsabilità del signor Gaaloul nell’uccisione della giovane Alice e questo nel perdurante silenzio – ormai di un anno – di Gaaloul stesso. La mamma e il fratello si costituiranno parte civile, dando voce ad Alice.”

Un vizio di procedura?

A quanto si legge su Modena Today, l’azione penale è stata esercitata in relazione ai delitti di omicidio volontario e distruzione di cadavere, come previsto dal Mandato di Arresto Europeo emesso dal Gip di Modena il 30 novembre 2022. Il lettore ricorderà che, all’epoca, Gaaloul era ricercato da settimane e sarebbe stato arrestato a metà dicembre a Mulhouse, in Francia.

In sede di procedura di esecuzione del M.A.E., il giovane non ha rinunciato all’applicazione del principio di specialità, secondo cui una persona estradata non può essere processata per reati diversi da quelli per i quali viene consegnato al Paese in cui si ipotizza che detti reati siano stati commessi. Nel corso dell’indagine sul delitto Neri, sarebbero emersi anche elementi riferibili ad altre fattispecie di reato rispetto a quella inizialmente delineatasi. In particolare, l’ipotesi della violenza sessuale, che gli inquirenti ritengono agita ai danni della vittima prima dell’omicidio, una tentata estorsione nei confronti di un’altra ragazza, oltre che diversi episodi di cessione di sostanze stupefacenti.

Attualmente, dunque, Gaaloul non potrà essere processato per questi ulteriori, ipotizzati reati, stante appunto il predetto principio di specialità. Verrà pertanto avanzata all’autorità giudiziaria francese, riferiscono gli organi di stampa, richiesta di “estensione” della consegna dell’indagato all’Italia. In caso di accoglimento, la Procura modenese proporrà una separata richiesta di rinvio a giudizio che, verosimilmente, verrà in seguito accorpata alla precedente, per dar vita a un unico procedimento. Così Modena Today.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari datata 6 ottobre 2023 include già, però, tra i capi di accusa contestati, anche la violenza sessuale, la tentata estorsione e lo spaccio continuato di sostanze stupefacenti. Vizio, questo, evidenziato dall’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul: “Prendo atto del comunicato stampa della Procura”, ha commentato, “e mi pare significativo del fatto che la fretta è stata cattiva consigliera. Hanno avuto una frenesia ingiustificata nel chiudere le indagini, commettendo così un evidente errore procedurale.”

Facoltà di non rispondere

Nei giorni scorsi, i giornali hanno dato conto del fatto che, nel corso dell’interrogatorio sollecitato dalla Procura, Gaaloul si era avvalso della facoltà di non rispondere. Nella circostanza, l’avvocato Ghini ha dichiarato: “Mohamed avrebbe voluto parlare ma ha seguito il mio consiglio: le regole del giusto processo prevedono parità delle armi e io avrei dovuto fare un interrogatorio sulla base di atti che non avevo potuto nemmeno visionare. Ho invitato i pm a posticipare l’interrogatorio di una decina di giorni, il tempo necessario a esaminare almeno gli atti essenziali.”

“Solo sette giorni fa”, ha proseguito Ghini (Resto del Carlino del 29 ottobre), “ci sono stati consegnati gli atti, parliamo di oltre 7000 pagine e 27 tera di copie informatiche, ho chiesto un breve rinvio per consentirci di esaminare questa documentazione. La Procura ha ritenuto di non concedere questo breve termine e ci ha fissato l’interrogatorio con un preavviso di sole 24 ore. Ho consigliato a Mohamed di non rispondere e ho illustrato le ragioni che mi portano a ritenere l’interrogatorio nullo ma il mio assistito mi ha ribadito con forza la sua totale estraneità a questi fatti: non ha ucciso Alice Neri e spera fortemente che il responsabile sia individuato. Ma occorre una rilettura degli atti senza pregiudizi.”

Dinamiche e motivazioni

E, sempre nei giorni scorsi, in relazione alle zone d’ombra che ancora sembrano permanere nella ricostruzione della dinamica del delitto e nell’individuazione delle sue motivazioni, l’avvocato Antonio Ingroia, difensore di Nicholas Negrini, il marito di Aline Neri, ha dichiarato: “Abbiamo ulteriori conferme del fatto che l’arma del delitto sia un coltello di grandi dimensioni e se così è si conferma l’ipotesi dell’omicidio premeditato. C’è poi un altro aspetto: la continua ricerca ossessiva, da parte della signora Neri sulla rete relativa ai sintomi della gravidanza, il test per gravidanza effettuato, come conferma il marito, qualche tempo prima ci porta a pensare che la vittima avesse questo sospetto, come confidò a un’amica. Anche questo c’entra con il movente? Non possiamo darlo per scontato ma non possiamo certo escluderlo.”

Abbiamo già riferito che la difesa di Negrini si avvale, in qualità di consulenti tecnici criminalisti, di Katia Sartori e di Luciano Garofano, e che ha recentemente depositato una memoria nella quale si individuano alcune criticità investigative, suggerendo ulteriori accertamenti nei confronti di un soggetto finora non iscritto nel registro degli indagati.

Cosimo Zaccaria, legale della famiglia Neri, ha commentato: “Prendiamo atto del deposito di una memoria da parte della difesa di Negrini, notizia appresa dai media. Ci riserviamo una lettura, anche se – da quanto appreso da trasmissioni televisive – non risulta esservi nulla di nuovo. Risulta destituita di ogni fondamento scientifico, biologico, anatomico, la notizia sulla presunta gravidanza di Alice. Si tratta dell’ennesima suggestione che infanga la memoria della ragazza che non può replicare a simile informazioni.”

Dubbi su un alibi?

Ed ecco quanto considerato dalla criminalista Katia Sartori in merito al soggetto – mai iscritto, si è detto, nel registro degli indagati – sul cui alibi, all’esito delle indagini difensive espletate, permarrebbero dubbi: “Dall’analisi del suo cellulare sono ad esempio emersi dati molto importanti: il suo cellulare alle ore 5,04 si collega alla rete wi-fi di casa. Dettaglio che in un primo momento delle indagini lo collocava giustamente presso la propria abitazione. Ci siamo accorti però, che lo stesso dispositivo, in realtà resterà collegato costantemente al wi-fi, anche nelle ore successive, mentre lui si trova a lavoro.”

“È quindi piuttosto inverosimile”, argomenta Sartori sul Resto del Carlino, “che il cellulare resti collegato alla stessa rete wi-fi, anche durante gli spostamenti stradali in aperta campagna. A meno che, come abbiamo ipotizzato, non si abbiano in uso più dispositivi. La cronologia di Google Maps ha sempre mostrato che il terzo uomo [la definizione giornalistica del soggetto, coniata mesi fa, ndr] era partito da casa alle 5,27. In realtà, ci sono per lo stesso orario due collocazioni geografiche differenti: una lo colloca intorno alle 5,30 a qualche centinaio di metri dalla propria abitazione e l’altra, alle 5,27 già presso la stazione di servizio Tamoil di Cavezzo che non ha telecamere. Quindi o la geolocalizzazione è totalmente inattendibile, oppure la ricostruzione fornita dal terzo uomo non è quella esatta.” Si avvicina il rinvio a giudizio dell’indagato, ma gli aspetti da chiarire, in questa vicenda, sembrerebbero ancora numerosi.


Fonte immagine: https://citynews-modenatoday.stgy.ovh/~media/horizontal-hi/21066759455216/whatsapp-image-2023-02-15-at-13-30-12.jpeg

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