Libri, Eventi e Fiction

“Alaska” di Brenda Novak, serial killer tra i ghiacci

Giunta alla fine dell’ avvincente e totalmente immersiva serie letteraria della scrittrice catanese Cristina Cassar Scalia, dovevo assolutamente trovare una nuova lettura che potesse ugualmente coinvolgermi. 

In una serata particolarmente calda, durante una passeggiata tra i vicoli di Ortigia, mi imbatto nella vetrina di questa libreria che espone, tra gli altri, alcuni libri consigliati direttamente dai librai che li hanno letti in prima persona. Da amante dei paesaggi boschivi innevati, complice anche l’afa che quel pomeriggio imperversava, decido, forse in un vano tentativo di refrigerio figurativo, di acquistare Alaska di Brenda Novak.

La libraia mi propone di acquistare direttamente la serie, che si compone dei quattro libri della collana, ma preferisco andarci con i piedi di piombo. La mia fedeltà alla Vice Questora Vanina Guarrasi, non poteva lasciare spazio, immediatamente e totalmente, ad una nuova serie. 

Il libro si apre con un flashback, talmente immersivo da risultare disturbante, dell’esperienza che segnerà tutta la vita della protagonista della vicenda. Questo espediente letterario sortisce esattamente l’effetto voluto: come in una di terapia d’urto, il lettore viene subito ammantato da un’aura di angoscia che lo accompagnerà fino all’ultima pagina (ed anche oltre).

Evelyn Talbot, la dottoressa protagonista, renderà quest’ esperienza vissuta una missione di vita, il negativo che diventa positivo, il trauma soffocante che viene affrontato, mai represso, e che volge nella spinta positiva che indirizzerà, positivamente, tutta la sua vita professionale, ma, negativamente, quella sentimentale. 

Decisa a studiare a fondo la mente dei più efferati serial killer degli Stati Uniti, la Dott.ssa Talbot fa trasferire quelli di maggiore interesse clinico dalle carceri di provenienza, per convogliarli tutti ad Hanover House. Un penitenziario in cui vengono approfonditi e studiati gli aspetti trattamentali degli psicopatici, a volte, anche attraverso metodiche non convenzionali. 

Hanover House è la sua creatura, un progetto da lei fortemente voluto e nel quale ha impegnato tutti i suoi studi accademici e le sue forze professionali, e che si troverà a difendere strenuamente da attacchi che proverranno da più direzioni, prima tra tutte dal Sergente Amarok.

L’uomo, a rappresentanza e difesa del suo territorio, Hilltop, e dei suoi cittadini, non farà mai mistero della sua insofferenza rispetto a ciò che ritiene essere Hanover House: un posto dove la feccia dell’umanità viene rinchiusa e che distrugge e mette in serio pericolo la serena quiete della sua terra.

È singolare il contrasto che vive in lui: l’odio per quella spaventosa creatura che è Hanover House, e i sentimenti per la madre di quel mostro, Evelyn Talbot. 

Ed il Sergente non ne farà mistero soprattutto quando si avvererà ciò che ha sempre temuto: la candida neve di Hilltop, che fino ad allora non aveva conosciuto altro che la caccia, questa volta, si macchia, ferocemente, di sangue umano.

Amarok è il solo rappresentante delle autorità sul posto e non si è mai trovato a dover indagare su un omicidio, nè, tantomeno, su quel tipo di omicidio. E poi c’è Evelyn, che non solo deve difendere la sua creatura, la prima ad essere messa in discussione ed accusata, ma anche deve affrontare, ancora una volta, il terrore del suo passato. Una presenza mai sopita che metterà in discussione tutto ciò che pensa di conoscere, tutto ciò che ha sempre studiato, convinzioni che credeva granitiche si sgretoleranno sotto la pressione del terrore e del dubbio che serpeggiano ed albergano, ormai, nella sua spaventata psiche. 

Un libro, insomma, che si legge tutto d’un fiato e che, terminato la domenica successiva alla data d’acquisto, mi ha costretta ad una maratona tra le poche librerie aperte della città per cercare il suo seguito o, addirittura, l’intera serie, che la previdente libraia mi aveva caldamente consigliato.

All’inizio di ogni capitolo le citazioni dei serial killer che, negli anni, sono diventati particolarmente famosi: Ted Bundy (occupa un ruolo preminente in queste citazioni), Jeffrey Dahmer aka il mostro di Milwaukee e molti altri. Una particolarità questa, non solo grafica, ma che tocca particolarmente l’aspetto psicologico e conduce il lettore, come a prenderlo per mano, all’interno di ogni singolo capitolo. 

Fonte immagine in evidenza: https://www.ibs.it/alaska-libro-brenda-novak/e/2000000093505

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