Cronaca e True Crime

Liliana Resinovich, il medico legale: “inquinata la scena del ritrovamento, persi elementi utili”

Trieste. Le procedure attraverso cui è stato gestito il rinvenimento del corpo senza vita di Liliana Resinovich sarebbero caratterizzate da evidenti errori, idonei a compromettere l’accertamento delle modalità e delle circostanze della morte della donna. Lo afferma il professor Vittorio Fineschi, medico legale consulente della famiglia Resinovich, dopo la messa in onda, nel corso della trasmissione Chi l’ha visto?, di un video che mostra appunto le operazioni effettuate dal personale specializzato a ridosso della scoperta del cadavere della 63enne, avvenuta il 5 gennaio 2022, nel boschetto dell’ex Ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. La donna era scomparsa il precedente 14 dicembre.

“Quell’accertamento non ha seguito prassi e metodologia medico legale e dispiace perché così si sono persi tanti elementi che potevano chiarire il caso”, afferma Fineschi. “Manipolando la testa è stata compromessa la rigidità cadaverica”, spiega il medico legale, che considera “errore blu anche la mancata rilevazione della temperatura.”

Il video mostra il corpo che “si tocca, si sposta, si tira da un lato e poi dall’altro e questo vince la possibile rigidità cadaverica al livello del collo che infatti fu descritta come particolare rispetto agli altri arti”, prosegue il consulente. “Il sopralluogo è fondamentale e ha delle procedure e una prassi, si fotografa e si congela la scena ma tutto questo non è stato fatto.”

Ancora: “C’è un problema di contaminazione, la scena è inquinata” ed è stata “vanificata la possibilità di poter svolgere le indagini di laboratorio che spesso sono dirimenti per trovare del materiale biologico e quindi del Dna.”

“Si è spostato il cadavere nel tentativo di riconoscere Liliana Resinovich da un ciuffo di capelli che non era la priorità”, incalza Fineschi. “Inoltre c’è il dato della mancanza di qualsiasi rilevazione della temperatura. Errore grave perché è una delle prime cose che si fa per stabilire epoca della morte.”

Secondo il consulente, quest’ultima non risulta desumibile dalla Tac effettuata tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere. Non condivisibili, dunque, le conclusioni dei consulenti della Procura secondo cui il decesso risalirebbe a 48-60 ore prima del rinvenimento stesso. “Non c’è solidità nei dati, è una forbice basata su temperatura mai presa, sulla ipostasi rilevata dopo sei giorni dalla scoperta del corpo e su un Tac fatta tre giorni dopo” sostiene lo specialista.

“È stata una partita giocata malissimo, speriamo che si possa tornare indietro e trovare qualcosa”, aggiunge l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, e ha chiesto la riesumazione del cadavere per effettuare ulteriori accertamenti. “Abbiamo sempre detto che bisogna ripartire dalla medicina legale.”

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