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Zodiac: team di investigatori indipendenti svela l’identità del serial killer?

Zodiac, il serial killer attivo nella California settentrionale dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, avrebbe finalmente un nome. È quello che sostiene il giornalista investigativo Thomas Colbert, coordinatore dei Case Breakers, gruppo di “investigatori indipendenti”, a quanto si legge composto da oltre quaranta elementi (ex agenti delle forze dell’ordine, ex ufficiali dell’intelligence militare e giornalisti), impegnati a indagare sui delitti dell’elusivo omicida seriale, la cui identità è rimasta finora avvolta nel mistero.

Le vittime accertate di Zodiac sono sette. Nei messaggi di scherno e di sfida che indirizzava ai giornali, non di rado corredati da messaggi cifrati, il soggetto ne ha rivendicate trentasette.

Tracce di Dna?

Secondo i Case Breakers, i delitti sarebbero da attribuirsi a Gary Francis Poste, un veterano dell’Air Force, dedicatosi, dopo il congedo, all’attività di imbianchino e deceduto nel 2018. A quanto dichiarato da Colbert, l’F.B.I. disporrebbe di tracce di Dna potenzialmente idonee a comprovare la colpevolezza di Poste. E una fonte anonima del Bureau avrebbe confermato la presenza di Poste in una lista di sospettati del 2016. La polizia federale avrebbe quindi gestito l’indagine in modo inadeguato, non riuscendo a individuare l’identità dell’omicida pur disponendo di elementi risolutivi.

Vittime accertate e ipotetiche

Chi ha indagato sulla vicenda, lo dicevamo, ha attribuito al Zodiac sette vittime, due delle quali sopravvissute. In sintesi:

20 dicembre 1968: David Arthur Faraday, 17 anni, e Betty Lou Jensen, 16. Uccisi a colpi d’arma da fuoco, sulla Lake Herman Road, nei pressi di Benicia.

4 luglio 1969: Michael Renault Mageau, 19 anni, e Darlene Elizabeth Ferrin, 22. Attinti da colpi d’arma da fuoco nel parcheggio del Blue Rock Springs Golf Course, alla periferia di Vallejo. Darlene viene soccorsa e condotta al Kaiser Foundation Hospital, ma dichiarata morta all’arrivo; Michael sopravvive.

27 settembre 1969: Bryan Calvin Hartnell, 20 anni, e Cecelia Ann Shepard, 22. Accoltellati presso il Lago Berryessa, nella contea di Napa. L’omicida si avvicina alla coppia indossando un cappuccio che reca il medesimo simbolo presente nelle lettere inviate dall’omicida ai giornali: una croce inscritta in un cerchio, una sorta di mirino stilizzato. Hartnell sopravvive all’aggressione, la Shepard muore dopo due giorni d’agonia al Queen of the Valley Hospital di Napa.

11 ottobre 1969: Paul Lee Stine, 29 anni, tassista. L’omicida sale sulla sua vettura, gli chiede di raggiungere una destinazione e lo uccide, con un’arma da fuoco, alla fine della corsa, nel quartiere di Presidio Heights, a San Francisco.

A Zodiac sono state inoltre attribuite, in via ipotetica, anche le seguenti vittime:

10 aprile 1962: Ray Davis, 27 anni, tassista. Il 9 aprile, uno sconosciuto telefona al dipartimento di polizia di Oceanside, preannunciando l’intenzione di commettere a breve un delitto per il quale rimarrà impunito. Giorni dopo l’omicidio di Ray Devis, ucciso con modalità non dissimili da quelle di Paul Stine, giunge un’altra telefonata alla polizia, presumibilmente dello stesso soggetto: riferisce alcuni dettagli del fatto e minaccia di uccidere l’autista di un autobus. Anni dopo, in un suo scritto, Zodiac formulerà una analoga minaccia.

4 giugno 1963: Robert Domingos, 18 anni, e Linda Edwards, 17. Uccisi con arma da fuoco, su una spiaggia nei pressi di Lompoc. L’aggressione palesa elementi in comune con quella avvenuta al Lago Berryessa.

30 ottobre 1966: Cheri Jo Bates, 18 anni. Pugnalata e quasi decapitata al Community College di Riverside. Il possibile legame con Zodiac emerge quattro anni dopo il delitto, quando il giornalista Paul Avery, del San Francisco Chronicle, individua analogie tra alcuni aspetti del caso e certe modalità operative dell’omicida seriale.

22 marzo 1970: Kathleen Johns, 22 anni. Sequestrata sulla Highway 132, a ovest di Modesto, riesce a sfuggire a uno sconosciuto che l’ha indotta a salire sulla sua auto. Raggiunta la stazione di polizia di Patterson, vede affisso l’identikit di Zodiac e lo identifica come il suo rapitore.

26 settembre 1970: Donna Lass, 25 anni. Scomparsa, vista per l’ultima volta a South Lake Tahoe. Il 22 marzo 1971 al San Francisco Chronicle perviene una cartolina con incollata la pubblicità del residence Forest Pines (vicino a Incline Village, sul Lago Tahoe) e qualcuno lo interpreta come il tentativo di Zodiac di rivendicare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda.

Le vittime di Zodiac

Il precedente del 2021

I Case Breakers sono dunque giunti a individuare l’identità del misterioso serial killer? Per la verità non è la prima volta che si dicono certi di poter ricondurre i delitti al defunto Gary Francis Poste. L’identificazione è stata già proposta il 6 ottobre 2021, basata sulle valutazioni che seguono, invero non esenti da criticità.[1]

1. Il sospettato aveva una cicatrice sulla fronte. La stessa sarebbe presente sull’identikit dell’omicida diffuso dalla polizia. In realtà, l’identikit in questione è stato realizzato sulla base delle dichiarazioni di tre adolescenti che hanno assistito all’omicidio di Paul Stine. I tre hanno osservato Zodiac dalla finestra della loro casa, di notte, alla luce di un lampione, ad almeno dieci-quindici metri dalla scena dell’aggressione. È pressoché impossibile che, in tali condizioni di visibilità, possano aver notato un dettaglio tanto piccolo come una cicatrice sulla fronte dell’omicida. Sul disegno redatto dalla polizia risultano riportate, semmai, le rughe della fronte, peraltro – a quanto sembra – non menzionate dai testimoni.

2. Nei testi dei messaggi cifrati inviati da Zodiac ai giornali risulterebbero intenzionalmente e sistematicamente omesse le lettere del nome e del cognome di Poste. Uno dei componenti dei Case Breakers cui si deve la scoperta, un ex agente del controspionaggio dell’esercito, haaffermato in proposito: “Bisognava conoscere il nome completo di Gary per decifrare questi anagrammi [sic]. Non credo che ci fosse altro modo per trovare la verità”[2]. Fin troppo facile, e quasi superfluo, constatare che i cifrari di Zodiac (non anagrammi) finora decrittati contengono in abbondanza più o meno tutte le lettere del nome e del cognome di Poste. A cominciare dalla parola “paradice” (per “paradise”), presente in due dei messaggi in codice – nel frammento inviato al San Francisco Examiner il 31 luglio 1969 e nel testo pervenuto al San Francisco Chronicle l’8 novembre 1969.

3. Poste potrebbe aver ucciso Cheri Jo Bates: accanto al cadavere della giovane donna, è stato rivenuto un orologio macchiato di vernice. L’uomo, come detto, ha esercitato a lungo l’attività di imbianchino. Nella ricostruzione proposta dagli “investigatori indipendenti”, non sembrerebbero comunque riportati riscontri idonei a collocare Poste nei pressi della scena del crimine la notte del delitto. Né è scontata la riconducibilità dell’orologio repertato all’omicida della ragazza.

4. Sul luogo dell’omicidio Bates sono state rinvenute anche impronte di stivali militari, simili a quelle presenti in altre scene dei crimini di Zodiac. Poste era stato militare e ciò alimenta il convincimento degli “investigatori indipendenti” circa la colpevolezza dell’uomo. Impronte del genere potrebbero ricondursi però anche a un altro soggetto con pregressi nelle forze armate, Arthur Leigh Allen, per molti il più probabile autore dei delitti.

5. Sempre con riferimento al delitto Bates: i “decodificatori di casi” considerano decisiva la circostanza che, la stessa notte, Poste sia stato ricoverato in un ospedale non distante dal luogo in cui Cheri Jo è stata aggredita. Vi si trovava in seguito a un incidente causato da un’arma da fuoco. Dato che, lungi dal risultare un indizio a carico del sospettato, varrebbe piuttosto a scagionarlo definitivamente, fornendogli un alibi: la giovane è stata uccisa con un’arma bianca.

Troppi dubbi

Queste le argomentazioni con cui, nel 2021, i Case Breakers hanno sostenuto la colpevolezza di Poste. Non sembrerebbero quindi del tutto inappropriate le parole che un esperto della vicenda – Tom Voigt, responsabile del sito zodiackiller.com – ha speso all’epoca commentando il lavoro del team di detective: “Queste persone, a quanto ho visto, non conoscono proprio le basi del caso dello Zodiac Killer. A quanto ho letto, prendono le loro informazioni da discussioni su Facebook. Non leggono, e pensano di sapere tutto del caso. Magari hanno visto il film di Fincher, ma probabilmente neanche quello. Oppure l’hanno visto ma hanno spento a metà.”[3]

Certo, quanto finora considerato non ci induce ad accogliere senza riserve le asserzioni oggi riproposte dagli “investigatori indipendenti” sul presunto coinvolgimento di Poste nei delitti. Laconico il commento dell’F.B.I., accusato di inefficienza dai Case Breakers: in un intervento su Fox News, il Bureau ha definito il caso di Zodiac ancora “aperto e irrisolto”, invitando al “rispetto per le vittime e per le loro famiglie”.


[1] L. Marrone, Profili criminali. Ricerca criminologica e investigazione, Bulzoni, Roma, 2022.

[2] https://www.quotidiano.net/esteri/killer-dello-zodiaco-1.6890793

[3] https://www.rollingstone.it/cultura/davvero-e-stato-identificato-il-misterioso-zodiac-killer/588861/

Fonte immagine: https://i.dailymail.co.uk/1s/2023/06/07/20/71881143-12170209-image-a-7_1686166404245.jpg

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