Strage di Bologna: prosegue il processo Cavallini, rigettata l’eccezione sui giudici “over 65”

Bologna. Non dovrà nuovamente celebrarsi il primo grado del processo a Gilberto Cavallini per concorso nella strage alla stazione di Bologna Centrale, avvenuta il 2 agosto 1980. Ieri, giovedì 18 maggio, il presidente della Corte d’Assise d’Appello di Bologna Orazio Pescatore, ha infatti rigettato l’eccezione sollevata dagli avvocati Gabriele Bordoni e Alessandro Pellegrini, difensori dell’ex membro dei Nar, che avevano chiesto si disponesse l’annullamento della sentenza di primo grado per la presenza, nell’Assise al momento della decisione, di quattro giudici popolari (due titolari e due supplenti) al di sopra dei sessantacinque anni. Ai sensi della legge 10 aprile 1951, n. 287, i giudici popolari devono avere almeno trent’anni e non più di sessantacinque, senza però che risulti specificato se tale secondo requisito debba sussistere all’atto del giuramento o della deliberazione.
Sulla decisione del presidente Pescatore ha inciso il verdetto con cui, il 12 maggio scorso, la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza della Corte d’Assise di appello di Palermo che aveva dichiarato nulle le condanne di un processo per omicidio di mafia, proprio considerando che, al momento del verdetto di primo grado, uno dei giudici popolari aveva superato i sessantacinque anni di età. Ha stabilito, infatti, la Suprema Corte che il requisito anagrafico previsto dalla legge per i giudici popolari (sessantacinque anni) “è richiesto al momento dell’iscrizione nell’albo dei giudici popolari, dell’inserimento della lista e – da ultimo – della nomina per la sessione. Il giudice popolare così nominato resta legittimamente in carica per l’intera sessione.”
Può dunque celebrarsi il processo di appello nei confronti di Gilberto Cavallini. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, si dice soddisfatto: “Grazie alla decisione della Cassazione, è stato bloccato sul nascere il tentativo di fermare il processo. Ora può iniziare. La prossima udienza è fissata per il 24 maggio.”
L’augurio che il processo possa proseguire senza difficoltà è stato espresso anche dagli avvocati di parte civile, Andrea Speranzoni, Lisa Baravelli, Alessia Merluzzi e Alessandro Forti. Secondo Baravelli, “la normativa sul giudice popolare è chiara e nessuna nullità può essere prospettata. Ora siamo pronti ad affrontare il processo d’appello, augurandoci che non ci siano più interferenze, volte a minarne il procedimento.”
“La nostra eccezione è stata respinta ma conserva una sua validità nel caso di un eventuale ricorso per Cassazione, qualora dovessimo impugnare la sentenza della Corte di Assise d’Appello”, considera l’avvocato Alessandro Pellegrini. “Siamo convinti della bontà della nostra tesi suffragata da numerose sentenze della stessa Suprema Corte”, conclude.
Nel 1989, Cavallini era stato condannato in primo grado per banda armata nel processo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, che provocò ottantaquattro morti e più di duecento feriti, verdetto confermato dalla sentenza d’appello del 1994, che gli aveva inflitto undici anni di carcere. E nel 2017, sempre con riferimento alla vicenda, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di concorso in strage, alla luce di elementi successivamente emersi, che hanno indotto gli inquirenti a ritenere che Cavallini avesse offerto supporto e rifugio a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, e Luigi Ciavardini, anch’essi membri dei Nar coinvolti nei fatti di Bologna. Il primo grado del processo di cui ora si celebrerà l’appello, si è concluso il 9 gennaio 2020, con una condanna all’ergastolo di Cavallini.