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Alice Neri, indagini concluse: “uccisa dopo un tentato stupro”. La difesa di Gaaloul ricorre alla “Bloodstain Pattern Analysis”

Modena. La Procura ha chiuso le indagini relative all’omicidio di Alice Neri, la 32enne di Ravarino, rinvenuta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto il 18 novembre 2022, nelle campagne di Concordia. L’avviso di chiusura indagini è stato notificato all’unico indagato per il delitto, il 29enne tunisino Mohamed Gaaloul, detenuto, e al suo legale, l’avvocato Roberto Ghini.

L’atto ripercorre la dinamica degli eventi, così come ipotizzata dall’accusa. Secondo gli inquirenti Gaaloul avrebbe avvicinato Alice allo Smart Cafè di Concordia verso le 3,40 del 18 novembre e sarebbe salito a bordo della Ford Fiesta della giovane. L’auto avrebbe raggiunto l’argine di un canale, rimanendovi dalle 4,04 alle 5,12. Per poi rimettersi in moto e giungere, alle 5,15, al luogo isolato, nelle campagne di Fossa, dove in seguito sarebbe stato ritrovato il cadavere di Alice.

L’iter criminis secondo l’accusa

A parere dei pm incaricati dell’indagine, Claudia Natalini e Giuseppe Amara, Gaaloul avrebbe tentato di violentare la vittima fuori dell’auto, strappandole il reggiseno, di cui sulla scena del crimine sarebbe poi stata ritrovata una spallina (priva, peraltro, del Dna dell’accusato). La donna avrebbe resistito all’aggressione e l’uomo l’avrebbe uccisa colpendola con diversi colpi d’arma bianca, collocando quindi il corpo della giovane nel bagagliaio e appiccando fuoco alla vettura.

Un’intercettazione significativa?

Secondo la Gazzetta di Modena, dalle intercettazioni telefoniche potrebbe derivare un elemento a favore dell’accusa: da quella, in particolare, che documenta una conversazione tra Gaaloul e sua moglie, risalente allo scorso 8 dicembre. All’epoca, la polizia tedesca aveva tentato di arrestare il sospettato e sembra che questi abbia chiesto alla consorte di cancellare tutte le chat presenti nella memoria del suo cellulare.

Capi d’accusa

Il tunisino 29enne dovrà quindi rispondere di omicidio aggravato, violenza sessuale e distruzione di cadavere. Nonché di spaccio di stupefacenti, in particolare hashish e cocaina, e di tentata estorsione: avrebbe infatti minacciato un’altra donna, a sua volta residente nella bassa modenese, di diffondere video di rapporti sessuali avuti con lei, per indurla a rinunciare a un credito di 1900 Euro che la donna avrebbe vantato nei suoi confronti.

Le investigazioni della difesa

A quanto riportano gli organi di stampa, l’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul, sarebbe intenzionato a riesaminare la dinamica del delitto tramite Bloodstain Pattern Analysis, una tipologia di analisi forense che approda alla ricostruzione di un evento criminoso mediante lo studio della morfologia e del posizionamento delle tracce ematiche presenti sul locus commissi delicti.

Nel caso di specie, il ricorso a tale tipologia di esame potrebbe fornire la conferma che, per porre in essere un’aggressione violenta come quella di cui è rimasta vittima Alice Neri, l’omicida sarebbe stato inevitabilmente investito da abbondanti schizzi di sangue che, a quanto di recente affermato dal difensore del tunisino, non sarebbero stati riscontrati sugli abiti di quest’ultimo. Il Resto del Carlino riferisce che il legale avrebbe già designato un consulente provvisto delle competenze necessarie a effettuare una analisi del genere e che l’inizio delle operazioni sarebbe dunque imminente.

La criminalista: “Presto per chiudere le indagini”

Anche la difesa del marito della vittima, Nicholas Negrini, proporrà a breve gli esiti delle indagini forensi effettuate. La criminalista Katia Sartori, che affianca come consulente l’avvocato di Negrini, Antonio Ingroia, ha dichiarato: “Siamo convinti che queste indagini non si possano chiudere ancora, per una serie di circostanze su cui abbiamo svolto i nostri approfondimenti e che meritano di essere prese in considerazione.” E ha spiegato: “Tra gli elementi ad oggi ancora inesplorati non dimentichiamoci di quel Dna maschile – ad oggi sconosciuto – trovato sulla spallina del reggiseno della vittima rinvenuta a 11 metri dall’auto bruciata: questo indica con ogni probabilità un’aggressione prima e omicidio poi, al di fuori dell’auto, in un estremo tentativo da parte della Neri di fuggire dalla furia del proprio aggressore. Per quanto riguarda la ricostruzione della scena del crimine fatta dai pubblici ministeri, sono mesi che sosteniamo che Alice Neri sia morta ai laghetti e non, come in un primo momento ipotizzato, in via Forella e trasportata li già cadavere.”

La dottoressa Sartori ha proposto anche delle osservazioni relative alla relazione medico-legale richiesta dalla Procura: “Non ci ha consegnato dati diversi da quelli che già in parte sapevamo e in parte sospettavamo. Il riferimento è soprattutto all’indiscrezione avvenuta mesi fa, circa il ritrovamento di alcune tracce di cocaina nel corpo della vittima.” “Fu proprio per quella indiscrezione”, ha aggiunto, “rivelatasi poi oggi confermata, che avevamo sentito la necessità di richiedere un esame più specifico, in tal senso.” Per quanto riguarda le tracce di farmaco antiemetico, “la signora Neri mai aveva palesato al marito malesseri riconducibili a nausea e vomito. Abbiamo potuto riscontrare che in quel periodo vi era una serie di preoccupazioni della signora Neri in merito ad una determinata circostanza che potrebbe forse spiegare l’utilizzo del farmaco”, ha concluso Sartori.

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