CriminologiaCronaca e True Crime

La strage di Bologna, uno dei più drammatici atti terroristici degli anni di piombo

Stazione ferroviaria di Bologna. Sono le 10,25 di sabato 2 agosto 1980. Nella sala d’aspetto di seconda classe esplode un ordigno a tempo, collocato all’interno di una valigia posta su un tavolino portabagagli. Causa il crollo dell’ala ovest dell’edificio. E provoca ottantacinque morti e più di duecento feriti. Una bomba composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta “Compound B”, potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile). Esplosivo di fabbricazione militare. Distrugge circa trenta metri di pensilina e il parcheggio dei taxi antistante l’edificio. L’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dalla deflagrazione, investe anche il treno Adria Express 13534, Ancona-Basilea, in sosta sul primo binario.

Si attivano subito i soccorsi. Viaggiatori e cittadini prestano il proprio aiuto, contribuiscono a estrarre le vittime sepolte dalle macerie. I feriti sono troppi, le ambulanze non sono sufficienti a trasportarli tutti in ospedale. I vigili impiegano anche taxi, auto private, autobus. L’autobus 37, in particolare, diventerà uno dei simboli della strage, insieme all’orologio della stazione, fermo alle 10,25. Medici e personale ospedaliero rientrano dalle ferie, i reparti chiusi riaprono.

Primo processo, appello, Cassazione

Le complesse, articolate indagini concludono che la strage sia da ricondurre al contesto delle organizzazioni eversive neofasciste. Questo, molto in breve, l’iter giudiziario della vicenda. Primo processo, dal 1987 al 1995: condanna in primo grado all’ergastolo di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco. Condannati per banda armata anche Gilberto Cavallini, Egidio Giuliani, Roberto Rinani e Paolo Signorelli. In appello: cade l’accusa di strage, confermate le sole condanne per banda armata. Nel febbraio 1992, la Cassazione annulla il verdetto, ritenendo la sentenza “illogica” e priva di fondamento: “in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto.” Il secondo appello si conclude nel 1994. Condanna all’ergastolo per strage a Mambro, Fioravanti e Picciafuoco. Fachini assolto. Confermate anche le condanne per banda armata a Cavallini e Giuliani. Nel 1995 la Cassazione conferma le condanne per tutti tranne che per Picciafuoco.

Secondo, terzo, quarto processo

Il secondo processo si celebra tra il 1997 e il 2007. Luigi Ciavardini condannato a 30 anni di reclusione dopo due appelli, all’epoca dei fatti era minorenne. Nel 2017 Gilberto Cavallini ottiene l’ergastolo in primo grado. Il quarto processo vede imputato Paolo Bellini, condannato come esecutore. Nel corso del giudizio emergono i suoi legami con Cosa Nostra e la sua attività di informatore dei carabinieri. Non è un ex Nar (i Nuclei Armati Rivoluzionari) di Fioravanti, ma un esponente di Avanguardia Nazionale, il gruppo di Stefano Delle Chiaie. Il procedimento indica anche il mandante della strage in Licio Gelli, maestro venerabile della Loggia P2.

Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale e il senatore Msi Mario Tedeschi si sarebbero occupati della gestione mediatica della strage.

Una pista alternativa

Si delinea dall’inizio uno scenario alternativo. Tesi: l’attentato sarebbe addebitabile al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, come ritorsione per l’arresto di Abu Saleh, capo dell’organizzazione in Italia, fermato a Bologna nel 1979, perché ritenuto responsabile del trasporto di missili Strela sequestrati a Ortona. La pista internazionale è stata oggetto di un processo ma, come riporta il quotidiano Open, per depistaggio. Licio Gelli, con gli ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e al consulente Francesco Pazienza sono stati condannati a dieci anni per aver agito “al fine di assicurare l’impunità agli autori della strage.” L’onorevole Federico Mollicone (FdI) ha chiesto di rendere accessibili i documenti che riguardano Saleh. Ma, secondo Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage, quei documenti non esisterebbero. E, nella sua requisitoria nell’ambito del processo d’appello a Cavallini, il sostituto procuratore bolognese Nicola Proto, ha spiegato che una trattativa con i palestinesi in effetti ci fu. E che il suo buon esito privò il FPLP di qualunque interesse a compiere atti di ritorsione. L’interlocuzione proseguì, peraltro, anche dopo la strage, la qual cosa “non sarebbe stata logica, così come non sarebbe stato logico indennizzare il FPLP per il valore dei lanciamissili sequestrati, se nel frattempo i palestinesi avessero commesso una strage.”

La commemorazione

“Il 2 agosto 1980 il terrorismo ha sferrato all’Italia e al suo popolo uno dei suoi colpi piu’ feroci. Sono trascorsi 43 anni ma, nel cuore e nella coscienza della Nazione, risuona ancora con tutta la sua forza la violenza di quella terribile esplosione, che disintegrò la stazione di Bologna e uccise 85 persone e ne ferì oltre duecento”. Sono le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione del 43esimo anniversario della strage. “Nel giorno dell’anniversario rivolgo ai famigliari il mio primo pensiero. A loro va vicinanza, affetto, ma anche il più sentito ringraziamento per la tenacia e la determinazione che hanno messo al servizio della ricerca della verità, anche attraverso le associazioni che li rappresentano, in costante contatto con la Presidenza del Consiglio.”

“Giungere alla verità sulle stragi che hanno segnato l’Italia nel Dopoguerra passa anche dal mettere a disposizione della ricerca storica il più ampio patrimonio documentale e informativo”, ha aggiunto. “Questo Governo, fin dal suo insediamento, ha accelerato e velocizzato il versamento degli atti declassificati all’Archivio centrale dello Stato e li ha resi più facilmente consultabili, completando quella desecretazione che era stata avviata dai Governi precedenti.”

“L’Italia ha saputo respingere gli eversori assassini, i loro complici, i cinici registi occulti che coltivavano il disegno di far crescere tensione e paura.” Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “È servita la mobilitazione dell’opinione pubblica. È servito l’impegno delle istituzioni. La matrice neofascista della strage è stata accertata nei processi e sono venute alla luce coperture e ignobili depistaggi, cui hanno partecipato associazioni segrete e agenti infedeli di apparati dello Stato.”

“La ricerca della verità completa è un dovere che non si estingue, a prescindere dal tempo trascorso”, aggiunge il Presidente. “È in gioco la credibilità delle istituzioni democratiche. La città di Bologna, sin dai primi minuti dopo l’attentato, ha mostrato i valori di civiltà che la animano. E con Bologna e l’Emilia-Romagna, l’intera Repubblica avverte la responsabilità di difendere sempre e rafforzare i principi costituzionali di libertà e democrazia che hanno fatto dell’Italia un grande Paese.”

Ancora: “Le immagini della stazione di Bologna, la mattina del 2 agosto 1980, ci hanno restituito un’umanità devastata da una ferocia inimmaginabile, da un terrore che ambiva a pretendersi apocalittico. Il ricordo di quelle vittime è scolpito nella coscienza del nostro popolo. Una ferita insanabile nutre la memoria dell’assassinio commesso.”

E conclude: “Siamo con loro, con le vite innocenti che la barbarie del terrorismo ha voluto spezzare, con violenza cieca, per l’obiettivo eversivo e fallace di destabilizzare le istituzioni della democrazia.”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha partecipato al corteo per la commemorazione, camminando a fianco del sindaco Matteo Lepore e insieme alle altre autorità cittadine e regionali tra cui il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Al corteo hanno partecipato anche l’attivista Patrick Zaki e la segretaria del Pd Elly Shlein.

“È una giornata molto importante per come ho vissuto nei trent’anni di vita qui”, ha detto il ministro Piantedosi, parlando con i giornalisti e sottolineando, “il senso di questa grande partecipazione.”

“Lo Stato cammina con voi, non si sottrae alla responsabilità di proiettarsi nel passato per confrontarsi con la verità e coltivarne la memoria, ma anche di rivolgere lo sguardo al futuro per contribuire alla speranza. Perché la memoria e la speranza vivono l’una nell’altra e non sono perite nella strage”, ha poi detto Piantedosi, rivolto ai familiari delle vittime. “Voi familiari avete da subito avuto il merito di ricercare un’interlocuzione con le istituzioni per fare piena luce sulla strage e ottenere giustizia. Ed è grazie alla vostra insistenza e pervicacia che l’attenzione sull’attentato non è mai venuta meno e non è mai calata. Il nostro impegno, il dovere di non dimenticare e di non attenuare lo sdegno, sono fondati sul rispetto e sulla solidarietà per le vittime e i loro familiari, ma anche sull’irrinunciabile coscienza collettiva che è alla base del nostro ordinamento repubblicano.”

“I processi giudiziari sono giunti fino alle condanne degli esecutori, delineando la matrice dell’attentato. Le sentenze hanno anche individuato complicità, ma restano ancora delle zone d’ombra. I risultati non esauriscono ma incoraggiano tutte le istituzioni ad andare avanti”. Lo ha detto il primo luglio lo stesso ministro Piantedosi, in un’intervista a Quotidiano Nazionale. Ed ha sottolineato che “la strage del 2 agosto, rappresenta una delle pagine più buie del nostro Paese, una ferita inferta alla città di Bologna.”

“L’Italia è una democrazia matura con istituzioni salde e una dirigenza politica di qualità”, ha ribadito il ministro degli Interni. “Siamo un Paese che non arretra e non arretrerà mai rispetto alle fondamentali libertà politiche e sociali conquistate con tanto sacrificio. Dobbiamo essere orgogliosi e fiduciosi delle conquiste che abbiamo ottenuto. Nessuna verità proveniente dal passato deve farci paura. Anche perché qualsiasi strumentalizzazione su fatti così lontani – non solo temporalmente ma anche politicamente distanti rispetto alla situazione odierna – non avrebbe senso.”

In tema di desecretazione, “Il ministero dell’Interno”, ha spiegato, “ha già offerto un suo importante contributo, se si considera che ha versato migliaia di atti riguardanti gli eventi stragisti che hanno funestato il Paese dalla fine degli anni ’60 agli anni ’80. Per la strage di Bologna sono state completate le operazioni di versamento agli Archivi dello Stato di più di 28mila atti.”

“Soddisfatto della risposta del ministro? No. Ha fatto un discorso di pragmatica, adesso vediamo, ha detto che mi darà delle risposte e aspetto”. È quanto dichiarato da Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime. “Perché hanno raccolto le firme per fare la commissione di indagine”, ha proseguito parlando dell’esecutivo. “Perché è venuto fuori il documento dei servizi segreti di Orban sulla pista nuova che è arrivata, che mancava, la pista ungherese. Bisognerà che facciano pace tra di loro, che se le dicano le cose.”

“Alle 10,25 del 2 agosto di 43 anni fa, l’Italia intera veniva sconvolta dal feroce attentato terroristico avvenuto alla stazione ferroviaria di Bologna. Quella strage, che sentenze definitive hanno stabilito essere stata di matrice neofascista, rappresenta una delle pagine più buie e dolorose della nostra storia repubblicana.” Lo ha scritto il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. “In questa triste ricorrenza, desidero rivolgere il mio omaggio commosso alla memoria delle 85 vittime e degli oltre 200 feriti unitamente alle espressioni della più sentita solidarietà e vicinanza ai loro familiari, che ogni giorno vivono con quel ricordo straziante nel cuore.”

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