Cronaca e True Crime

Dalla cronaca all’immaginario: una nuova fiction sul Mostro di Firenze?

Più che una notizia, un “rumor”, per utilizzare un’espressione dei nostri tempi. La voce su una miniserie dedicata al Mostro di Firenze. È quanto si legge in un articolo di Ok Mugello, a firma di Paolo Cochi. “Quindi nel pieno della ‘bagarre’ giuridica tra avvocati e Pm e nonostante siano ancora in corso accertamenti sulla vicenda che è tutta da definire”, scrive, “sembrerebbe che qualcuno abbia avuto la brillante idea di rivelare la produzione e conseguente commercializzare della storia del mostro, girando una pellicola destinata alla piattaforma di Netflix.”

Un’opera di fiction, a quanto pare, con venature thriller, in quattro puntate, diretta da un regista non nuovo alle serie “crime”. Le riprese dovrebbero iniziare a settembre.

Nessun dubbio che la vicenda del Mostro di Firenze possa accostarsi a quelle narrate in tanti thriller a tinte forti. In primis, come (anche) chi scrive ha posto in evidenza in un contributo sul caso uscito qualche tempo fa, gli stessi delitti dell’omicida che si aggirava per le campagne toscane sembrerebbero derivare direttamente dai sanguinolenti gialli italiani che affollavano le sale cinematografiche proprio negli anni in cui il soggetto era in attività.

E le sue gesta hanno a loro volta direttamente fornito ispirazione a sceneggiatori e registi. Nel febbraio 1986, è stato distribuito, passando inosservato, il film L’assassino è ancora tra noi, diretto da Camillo Teti, imbastito in fretta e con pochi mezzi, nel tentativo di sfruttare il permanere dell’interesse nei confronti del caso, dopo l’ultimo duplice omicidio del 1985.

Nell’aprile dello stesso anno, la Titanus di Goffredo Lombardo ha proposto sugli schermi Il mostro di Firenze, tratto dall’omonimo libro del giornalista Mario Spezi (1983), per la regia di Cesare Ferrario. Discreto successo di pubblico, nonostante problemi con la censura.

Ulteriore film dedicato, con notevoli libertà, alla vicenda è 28º minuto (noto anche come Tramonti fiorentini e Quel violento desiderio), diretto da Gianni Siragusa e Paolo Frajoli. Girato anch’esso nel 1986, non è uscito in sala ed è direttamente approdato all’home video, per forti contrasti con i parenti delle vittime dell’omicida.

Nel settembre 2008 si è diffusa la notizia che Tom Cruise avrebbe acquistato i diritti per portare sul grande schermo Dolci colline di sangue, controinchiesta sul Mostro di Mario Spezi e Douglas Preston. Si è parlato anche di George Clooney nel ruolo del protagonista. Poi, più nulla per diversi anni, fino alla notizia che, invece del film, sarebbe stata realizzata una miniserie con Antonio Banderas, anch’essa comunque destinata al limbo dei progetti non giunti a compimento.

Nel frattempo, nella primavera del 2009, è approdata effettivamente in televisione una miniserie in tema, Il Mostro di Firenze, per la regia di Antonello Grimaldi, che ha adottato in toto l’impianto accusatorio recepito in sede processuale: delitti commessi dai compagni di merende su incarico di un non meglio definito consesso di esoteristi-occultisti, dediti a cerimonie richiedenti l’impiego di parti anatomiche femminili, quelle appunto asportate dagli assassini. Il tutto, facendo ricorso a “licenze poetiche” indispensabili per mantenere la credibilità degli sviluppi narrativi e della rappresentazione.

Ed ora, forse, un’ulteriore fiction dedicata al Mostro. In teoria, potrebbe rivelarsi una importante opportunità, per dare conto dei significativi sviluppi che l’indagine sul caso ha registrato in questi anni e che, se effettivamente riscontrati, rischierebbero di invalidare lo scenario dei compagni di merende e degli occultisti.

E, dunque, saremmo lieti se l’ipotetica nuova produzione facesse ad esempio riferimento alle tracce di Dna recuperate sulla scena del delitto del 1985 (“Uomo sconosciuto 1”) e sulle buste inviate, forse proprio dall’omicida, ai tre magistrati che si interessavano all’epoca del caso (“Reperto 80”). Finora, il confronto genetico con le tracce presenti su una delle buste non ha avuto riscontro positivo rispetto a vari soggetti coinvolti nella vicenda, tra cui Pietro Pacciani, Francesco Narducci e Salvatore Vinci.

Ci piacerebbe che la nuova serie trattasse, ad esempio, dell’impronta rivenuta sulla scena del delitto di Calenzano (22 ottobre 1981, vittime: Susanna Cambi e Stefano Baldi) che, secondo la Nazione, sarebbe riconducibile a uno stivale militare in uso presso l’esercito francese.

Saremmo lieti se si desse conto del dossier dei Carabinieri risalente alla metà degli anni Ottanta e che riguarda un misterioso sospettato coinvolto, nel 1965, nel furto di una Beretta .22 (il tipo di arma del Mostro) mai recuperata, denunciato nel 1966 per “reati contro la libertà sessuale” e, a quanto si è letto lo scorso anno sui giornali, “contiguo” con gli ambienti della Procura all’epoca dei delitti.

Vorremmo che si approfondisse la figura, anch’essa misteriosa e sfuggente, del cosiddetto “Rosso del Mugello”, avvistato da vari testimoni a ridosso degli ultimi due duplici omicidi. E che, forse, potrebbe essere proprio il soggetto del dossier dei Carabinieri.

Ancora, sarebbe interessante dare conto delle perizie che, nel 2019 e nel 2022, hanno offerto un riscontro scientifico ai dubbi che, nel 1996, la Corte d’Assise d’Appello, assolvendo Pacciani, ha espresso sulla genuinità della pallottola recuperata nell’orto del contadino di Mercatale e che mai in realtà sarebbe stata incamerata in una Beretta.

Insomma, gli spunti per una serie idonea a proporre la vicenda del Mostro di Firenze in una chiave inedita e ancorata ai più recenti sviluppi non mancherebbero. Ma il timore è che la prossima produzione, se vedrà davvero la luce, si limiterà a rispolverare, per l’ennesima volta, lo scenario recepito dalle sentenze che – tanti anni fa – hanno definito il caso, condannando, solo per alcuni dei delitti, i compagni di merende e ipotizzando i sopra richiamati mandanti esoterici, peraltro mai individuati in sede investigativa.

Scenario di certo suggestivo e spendibile in termini di fiction, ma che, come detto, non tiene conto di tanti sviluppi successivi e che, all’epoca in cui è stato ipotizzato, ha avuto riscontro nelle dichiarazioni di un sedicente compagno di merende “pentito”. Dichiarazioni nelle quali abbondano incongruenze e contraddizioni e di cui più di uno studioso del caso ha da tempo messo in dubbio (se non escluso del tutto) l’attendibilità.

Un’occasione, quella della nuova serie sul Mostro, che temiamo sarà utile per ribadire una interpretazione non con la forza della ragione e dei dati oggettivi, ma rinsaldando, con gli artifici della drammaturgia, il suo radicamento nell’immaginario e nell’emotività del pubblico.


Una versione aggiornata e rielaborata del presente articolo è stata pubblicata al seguente link:

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