Ridotta in cenere la casa di Armin Meiwes, il cannibale di Rotenburg

Wüstefeld, 17 aprile 2023. Alle 03.20 del mattino, gli abitanti del piccolo villaggio nei pressi di Rotenburg an der Fulda, vengono svegliati dalle sirene della polizia e dei vigili del fuoco, i quali si recano frettolosamente presso la tristemente famosa “casa degli orrori”; nome che, peraltro, le fu affibbiato ben prima che il Cannibale di Rotenburg la rendesse teatro di uno dei casi di cronaca nera più famosi degli ultimi decenni. Difatti, l’enorme fatiscente maniero, che contava circa quaranta camere, è sempre stato additato come un luogo stregato, da bambini e non solo.
Seminascosto tra le fitte fronde delle foreste rese famose dai fratelli Grimm, il maniero in rovina si ergeva vecchio e cupo, ospitando nessun’anima viva se non Armin Meiwes, suo tormentato padrone. Oggi, di quel maniero non restano altro che le fondamenta: tutto il resto è stato ridotto in cenere da un incendio le cui cause restano ancora ignote.

Il caso di Armin Meiwes
Quello di Armin Meiwes è forse uno dei casi più peculiari che si siano verificati negli ultimi decenni. Di certo, è uno dei casi che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica. Su di lui, non solo, sono stati scritti innumerevoli articoli, saggi e libri, ma è stato più volte fonte di ispirazione per diverse opere musicali.1
Armin Meiwes è diventato noto al grande pubblico poiché appartenente ad una rara cerchia di criminali: quella dei cannibali. Egli ha, difatti, mutilato, ucciso ed infine, consumato la carne della sua vittima, Bernd Brandes. Ed il tutto è avvenuto proprio nel maniero oggi distrutto dalle fiamme: al suo interno, Armin Meiwes aveva per anni costruito una camera destinata ad ospitare la propria vittima. Lui stesso l’aveva definita la “slaughter room“: era stata costruita seguendo minuziosamente le indicazioni e preferenze manifestate dalle sue potenziali vittime, conosciute da Meiwes nei vari forum di cannibalismo da lui frequentati sul dark web.
Sono proprio queste peculiarità estreme ad aver solleticato la curiosità del grande pubblico: non capita tutti i giorni che una vittima si offra volontariamente su un forum di cannibali per essere uccisa e mangiata e capita forse ancora meno frequentemente che siano le potenziali vittime di un killer a delinearne il modus operandi.
Ma il caso di Armin Meiwes e Bernd Brandes non ha interessato solo il pubblico “profano” di civili curiosi: le ragioni dietro il cannibalismo di Armin Meiwes e le specifiche modalità in cui ha posto in essere il suo disegno, dalla vittimologia alla dinamica dell’evento criminoso, hanno stravolto l’immaginario collettivo e la consapevolezza degli esperti sul cannibalismo, costringendo ogni criminologo, ogni antropologo ed ogni psichiatra a rimettere mano a tutto ciò che sapevano, o meglio, credevano di sapere sul cannibalismo.2

Un sollievo per il sindaco e per i cittadini
Il primo a commentare la notizia della distruzione del vecchio maniero e della tristemente nota “slaughter room” è il sindaco, Christian Grunwald, che ai microfoni delle radio e tv tedesche, manifesta apertamente il proprio sollievo: «Speriamo che ora finiscano le visite di quelli che volevano vedere la “casa degli orrori”. Le rovine verranno rimosse subito e interamente, il posto non deve diventare ancora luogo di “pellegrinaggi”. Rotenburg an der Fulda e i suoi cittadini vogliono voltare pagina». Non è infatti mistero come, spesso, i luoghi ove sia stato commesso un crimine vengano presi di mira da curiosi e fanatici, alla stregua di macabre attrazioni turistiche.
La casa di Armin Meiwes, dove egli ha trascorso tutta la sua infanzia e maturato il proprio convincimento criminale, non fa certo eccezione. Così ogni anno, centinaia di curiosi si sono recati a Wüstefeld, arrivando persino ad addentrarsi nella casa ormai da tempo abbandonata, nella speranza di vedere con i propri occhi la stanza dove Bernd Brandes è stato mutilato ed ucciso.

La reazione di Armin Meiwes
Intervistato nel 2008 da Günter Stampf, in occasione della stesura del libro “Interview with a Cannibal. The Secret Life of the Monster of Rotenburg“, Armin Mewies aveva affermato: “I want to keep the Wüstefeld house no matter what happens. The house is my life. If it collapses, then I’m gone, too“.
Tuttavia, alla notizia del disastroso incendio che ha ridotto in cenere il suo amato maniero, Meiwes è apparso calmo.
Intervistato da Merkur.de, infatti, Harald Ermel, avvocato di Rotenburg che ha assistito Armin Meiwes sin dal primo grado di giudizio, ha riferito di aver telefonato prontamente al proprio assistito per comunicargli la notizia e che Meiwes era di “umore calmo e composto”. Inoltre, Ermel ha aggiunto che Meiwes “Ha detto che se l’incendio fosse avvenuto 15 anni fa, la notizia gli sarebbe stata molto più vicina di quanto non lo sia ora.”
Note:
1 La più famosa è indubbiamente “Mein Teil” della band metal tedesca Rammestein.
2 S. de Sterlich, “Ti ucciderò, ma solo se lo desideri davvero”. Armin Meiwes e Bernd Brandes: criminogenesi e criminodinamica del cannibalismo emotivo-fusionale previo consenso, Delos Digital, Milano, 2023.
Fonti immagini:
https://news.sky.com/story/fire-destroys-home-of-german-cannibal-armin-meiwes-12859474
https://dirkdeklein.files.wordpress.com/2018/01/armin-meiwes-during-trial-in-2003-422838.jpg