{"id":594,"date":"2023-07-20T19:37:03","date_gmt":"2023-07-20T19:37:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=594"},"modified":"2023-07-20T21:33:25","modified_gmt":"2023-07-20T21:33:25","slug":"intrigo-internazionale-violenza-sessuale-o-ricatto-le-molte-piste-del-caso-emanuela-orlandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2023\/07\/20\/intrigo-internazionale-violenza-sessuale-o-ricatto-le-molte-piste-del-caso-emanuela-orlandi\/","title":{"rendered":"Intrigo internazionale, violenza sessuale o ricatto? Le molte piste del caso Emanuela Orlandi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma. Gli sviluppi registratisi nei giorni scorsi nell\u2019ambito del caso <strong>Emanuela Orlandi<\/strong> hanno suscitato accese polemiche e indotto chi se ne interessa a livello giornalistico a ribadire le proprie ipotesi, a riaffermare gli scenari percorsi. Un\u2019occasione utile per riconsiderare le molteplici sfaccettature di una vicenda di estrema complessit\u00e0, dai confini che sembrano destinati a rimanere indefiniti. In un singolare frangente in cui, com\u2019\u00e8 noto, sulla scomparsa della cittadina vaticana avvenuta a Roma il 22 giugno 1983, stanno indagando, di concerto, la procura della repubblica e la magistratura vaticana. Alle quali presto si affiancher\u00e0 una commissione bicamerale di inchiesta specificamente deputata a far luce sul caso de quo, oltre che su quello di <strong>Mirella Gregori<\/strong>, scomparsa il 7 maggio 1983. Quali, dunque, i principali scenari presi in considerazione dai giornalisti investigativi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Una raffinata operazione di intelligence<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuna \u201cpista familiare\u201d, come quella recentemente rievocata e riferita allo zio di Emanuela, Mario Meneguzzi. Ne \u00e8 convinto il giornalista investigativo <strong>Fabrizio Peronaci<\/strong>, autore di diversi saggi sulla vicenda. \u201cNon dobbiamo cadere nell\u2019errore di considerarla una pista\u201d, considera in un\u2019intervista rilasciata al <em>Quotidiano Nazionale<\/em>, \u201cma quest\u2019ultima \u2018fiammata\u2019 va inquadrata in quello che \u00e8 stato davvero il caso Orlandi, una raffinatissima operazione di intelligence tesa ad attuare un ricatto in quell\u2019epoca orrenda che erano i primi anni \u201980 dove all\u2019ombra del Vaticano avvenivano cose gravissime come l\u2019uccisione del banchiere <strong>Roberto Calvi<\/strong> o il tentato omicidio del suo vice <strong>Roberto Rosone<\/strong> da parte del boss della <strong>Banda della Magliana<\/strong>, <strong>Danilo Abbruciati<\/strong>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo il giornalista, la soluzione del caso risiederebbe in una molteplicit\u00e0 di moventi, un ricatto a pi\u00f9 livelli. Comprensibile solo risalendo proprio a quegli anni e ipotizzando l\u2019intersecarsi della pista internazionale con quella economica legata allo <strong>Ior<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diversamente, vari elementi non troverebbero spiegazione: il fatto che anche altre ragazze vaticane, figlie di personaggi pi\u00f9 in alto del padre di Emanuela, fossero pedinate; l\u2019allerta su possibili rapimenti, proveniente, fin dal 1981, dai servizi segreti francesi. \u201cCi fu un\u2019azione premeditata che si spiega nel legame con l\u2019attentato a <strong>papa Wojtyla<\/strong> di quell\u2019anno. <strong>Al\u00ec Agc\u00e0<\/strong> finisce in galera subito, condannato a luglio all\u2019ergastolo ma al tempo stesso comincia a ricevere in carcere esponenti dei servizi segreti che gli promettono che verr\u00e0 liberato\u201d, valuta Peronaci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ulteriore elemento riguarderebbe l\u2019<strong>atto di emigrazione<\/strong> di Emanuela: prima era cittadina italiana, il cambio di cittadinanza sarebbe avvenuto nel marzo 1983, circa tre mesi prima della scomparsa. E sarebbe risultato \u201cfunzionale al fatto che da cittadina vaticana il Papa se ne sentisse coinvolto, e infatti il Papa rivolge una serie di appelli per la liberazione\u201d, prosegue il giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima che, il 22 giugno di quell\u2019anno, se ne perdano le tracce, la giovane ha telefonato a casa riferendo che le era stato offerto un lavoro per la <strong>Avon<\/strong>, con un esorbitante compenso. Secondo Peronaci, nel corso della telefonata, Emanuela avrebbe utilizzato parole in codice. \u201c\u2018Avon\u2019 \u00e8 l\u2019anagramma di una fondazione pontificia, la <strong>Nova<\/strong>, che si occupava delle finanze vaticane e dei soldi girati a <strong>Solidarnosc<\/strong>. Si voleva dire, basta con tutti questi soldi in Polonia perch\u00e9 non sono tutti puliti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad operare, dietro le quinte, un\u2019entit\u00e0 che il giornalista ha denominato il <strong>\u201cGanglio\u201d<\/strong>, composto da esponenti dei servizi segreti deviati, massoni, elementi provenienti da ambienti ecclesiastici e da contesti criminali. E, a suo giudizio, un ulteriore riscontro a tale tesi giungerebbe proprio dagli sviluppi di questi giorni, relativi a <strong>Mario Meneguzzi<\/strong>. \u201cFu lui ad assumere il ruolo di portavoce della famiglia e a far sostituire l\u2019avvocato che avevano preso gli Orlandi con un altro, <strong>l\u2019avvocato Egidio<\/strong>, pagato dal <strong>Sisde<\/strong>. Perch\u00e9 un avvocato del Sisde quando ad esempio la famiglia di Mirella Gregori aveva un suo avvocato pagato faticosamente di tasca propria?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mancanza di una prova del fatto che Emanuela fosse in vita, potrebbe attribuirsi a varie cause, conclude. La giovane potrebbe, ad esempio, essere stata allontanata e posta sotto protezione: Peronaci non esclude un suo trasferimento all\u2019estero secondo procedure adottate per proteggere i pentiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Un rapimento organizzato da Enrico de Pedis<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl promotore di giustizia <strong>Alessandro Diddi<\/strong> non mi pu\u00f2 smentire, sono certo della fonte che mi ha dato la notizia. Diddi e Neroni hanno avuto un contatto, un colloquio. Non si sa se nella forma di una telefonata o di un vero e proprio incontro, questo dovrebbe dirlo lui.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8, questa, una dichiarazione rilasciata dal giornalista e blogger <strong>Alessandro Ambrosini<\/strong> al <em>Quotidiano Nazionale<\/em>. E che si riallaccia a uno sviluppo del caso registratosi a dicembre 2022. Quando Ambrosini ha reso nota la registrazione di un colloquio da lui avuto nel 2009 con <strong>Marcello Neroni<\/strong>, ex sodale di <strong>Enrico de Pedis<\/strong>, boss della <strong>Banda della Magliana<\/strong>. Precisamente, Neroni poteva considerarsi, nelle parole dello stesso giornalista, un &#8220;elemento di snodo&#8221; &#8220;tra la Banda della Magliana da un lato e le forze dell\u2019ordine dall\u2019altro perch\u00e9 dava e riceveva notizie.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citata dichiarazione di Neroni, correlabile al caso Orlandi, non ha mancato di suscitare comprensibile scalpore, perch\u00e9 riferita a presunte abitudini di papa Wojtyla: \u201c\u2026 pure insieme se le portava a letto, se le portava, non so dove se le portava, all\u2019interno del Vaticano. Quando \u00e8 diventata una cosa che ormai era diventata una schifezza, il segretario di Stato ha deciso di intervenire. Ma non dicendo a Wojtyla ora le tolgo da mezzo. Si \u00e8 rivolto a chi? Lui essendo esperto del carcere perch\u00e9 faceva il cappellano al riformatorio, si \u00e8 rivolto ai cappellani del carcere. Uno era calabrese, un altro un furbacchione. Un certo Luigi, un certo padre Pietro: non hanno fatto altro che chiamare De Pedis e gli hanno detto sta succedendo questo, ci puoi dare una mano? Punto. Il resto so\u2019 tutte caz*ate.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019intervista a <em>QN<\/em>, Ambrosini riferisce che, dopo la diffusione dell\u2019audio, Neroni si sarebbe reso irreperibile: \u201cAnche per questo sarebbe fondamentale sapere se Diddi lo ha convocato, tramite rogatoria? Tramite qualche conoscenza? O se gli ha solo parlato al telefono. In questo ultimo caso una sua eventuale testimonianza non varrebbe nulla.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ruolo di de Pedis e della sua batteria \u2013 non della Banda della Magliana \u2013 sarebbe stato decisivo per l\u2019attuazione del rapimento, spiega il giornalista che, in tema di moventi, ipotizza l\u2019intento di \u201cforzare un ricatto\u201d e l\u2019esigenza di tenere celate \u201canche delle forme di molestie, dei rapporti indicibili.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualunque cosa fosse, doveva comunque essere avvenuta molto vicino al Papa: diversamente non risulterebbe spiegabile, argomenta Ambrosini, il fatto che il pontefice sia stato tempestivamente informato del rapimento, che abbia formulato gli appelli per la liberazione di Emanuela e che abbia indicato alla famiglia la pista del terrorismo internazionale. In ogni caso, \u201cnon pu\u00f2 essere la semplice molestia di un prete, di un cappellano, il motivo deve essere legato a un personaggio di altissimo livello.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da approfondire, tra le altre cose, il ruolo rivestito, nella vicenda, dai cappellani del carcere, cui lo stesso Neroni fa dettagliatamente riferimento nella registrazione. E, per quanto riguarda la pista Meneguzzi, Ambrosini dichiara di considerarla un grave \u201cdepistaggio attuato attraverso i media\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Un omicidio in seguito a violenza<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;La pista amical-familiare \u00e8 statisticamente la pi\u00f9 diffusa ma \u00e8 l\u2019unica che in questo caso non si \u00e8 voluta prendere in considerazione&#8221;. Lo afferma \u2013 intervisto a sua volta dal <em>Quotidiano Nazionale<\/em> \u2013 il giornalista <strong>Pino Nicotri<\/strong>, che ha dedicato alla vicenda di Emanuela Orlandi quattro volumi, l\u2019ultimo dei quali, <em>Il rapimento che non c\u2019\u00e8<\/em>, chiarisce fin dal titolo la prospettiva da cui osserva il caso. Le sue indagini e le valutazioni che ne ha tratto sono state recentemente acquisite come testimonianza dal promotore di giustizia Diddi. Nicotri ha avuto con il magistrato vaticano un colloquio di tre ore, nel corso del quale \u2013 riferisce \u2013 non ha affrontato la pista Meneguzzi, ma un\u2019altra, legata alla partecipazione di Emanuela, circa un mese prima della scomparsa, al programma televisivo <em>Tandem<\/em>, trasmesso dalla Rai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cHo notato che era in prima fila, inquadrata spesso\u201d, spiega il giornalista, \u201c\u00e8 possibile che qualcuno della troupe avesse notato questa ragazza e la facesse inquadrare con una certa insistenza, da l\u00ec potrebbe essere nato qualche rapporto di conoscenza ma la cosa non \u00e8 mai stata indagata. \u00c8 importante invece perch\u00e9 ricostruendo anche le varie fasi del giorno della scomparsa, il 22 giugno 1983, appare pi\u00f9 plausibile che lei, su Corso Rinascimento, dopo aver perso l\u2019autobus, si fosse fermata a parlare con qualcuno che conosceva.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ipotesi del sequestro non convince Nicotri, che fa riferimento alla testimonianza di <strong>Laura Casagrande<\/strong>, amica di Emanuela, con cui la giovane aveva percorso un tratto di strada all\u2019uscita della scuola di musica. La Casagrande si sarebbe pi\u00f9 volte girata a guardarla e poi l\u2019avrebbe persa di vista. \u201cPossibile che in un posto come quello, con il Senato e le redazioni dei giornali a pochi passi, negli anni del terrorismo, si sia potuto operare un sequestro? Forse piuttosto ha seguito qualcuno\u201d, valuta il giornalista. Del resto, un elemento che dovrebbe indurre a dubitare che la scomparsa sia da ricondursi a un rapimento \u00e8 il fatto che i presunti sequestratori non abbiano fornito alcuna prova in tal senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nicotri rimarca la necessit\u00e0 di cercare di ricostruire il vissuto della ragazza nei giorni che hanno preceduto la sua sparizione. Sembra che spesso marinasse la scuola, in un tema aveva parlato \u201cdegli amici che ti mollano\u201d. \u201cForse\u201d, ipotizza, \u201cEmanuela aveva un problema, un qualche problema che non la faceva stare bene.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ridosso dei fatti, il magistrato <strong>Margherita Gerunda<\/strong> stava percorrendo l\u2019ipotesi dell\u2019omicidio seguito a una violenza ma, il 18 luglio, l\u2019indagine le era stata tolta. Nicotri riferisce delle dichiarazioni ricevute in proposito proprio da Gerunda: \u201cLei mi disse che erano sempre stati convinti che fosse un normale caso di violenza sessuale e che per\u00f2 era una cosa molto brutta da dire alla famiglia cos\u00ec si prendevano in considerazione anche altre ipotesi.\u201d E, a proposito dello zio di Emanuela, di cui in questi giorni tanto si \u00e8 parlato: \u201c[Gerunda] mi disse anche che non vedeva di buon occhio lo zio Meneguzzi perch\u00e9 era troppo protagonista, sembrava volesse sapere come andavano le indagini. Anche il magistrato successivo Sica sospettava di lui, lo faceva pedinare.\u201d Proprio in questi giorni \u00e8 stata pubblicata l\u2019intervista a un ex poliziotto, all\u2019epoca impegnato a indagare sul caso, secondo cui Meneguzzi sarebbe risultato in realt\u00e0 del tutto estraneo ai fatti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, il primo errore, secondo Nicotri, \u00e8 stato riservare maggiore interesse alla pista bulgara correlata ad Al\u00ec Agca, utile, considera, ad alimentare \u2013 nel clima di una guerra fredda non ancora tramontata \u2013 lo sdegno nei confronti dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, un abuso culminato nella morte della vittima? In casi del genere, conclude il giornalista, i motivi che possono indurre un aggressore a celare il suo operato sono sostanzialmente due: \u201cIl primo naturalmente \u00e8 che non si vuole essere scoperti.\u201d E il secondo, la \u201cvergogna perch\u00e9 hai abusato di una fiducia, ad esempio della fiducia della famiglia Orlandi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\u201cIl punto centrale \u00e8 la pista dei soldi\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi tre degli scenari che potrebbero spiegare la scomparsa di Emanuela Orlandi. Nessuna pretesa, ovviamente, di approdare qui a esiti risolutivi. Concludiamo con le valutazioni di un altro giornalista che per tanti anni si \u00e8 dedicato allo studio del caso. In un\u2019intervista a <em>Vanity Fair<\/em>, alla domanda su quale ipotesi, tra quelle possibili, ritenesse pi\u00f9 convincente e riscontrabile, <strong>Andrea Purgatori<\/strong> \u2013 mancato proprio ieri \u2013 ha detto: \u201cNon trovo prove certe e assolute per nessuna. Sicuramente per\u00f2 quella del terrorismo internazionale va esclusa, \u00e8 la meno attendibile. La pista della pedofilia pu\u00f2 avere senso e coesistere con quello che \u00e8 successo. Ma il punto centrale \u00e8 la pista dei soldi.\u201d Cosa si cela dunque dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi? Quale, tra quelli considerati, potrebbe davvero rivelarsi lo scenario pi\u00f9 plausibile? E pu\u00f2 avere un qualche fondamento l\u2019ipotesi, prospettata dal settimanale <em>Panorama<\/em> nell\u2019agosto 1983, secondo cui il fatto avrebbe potuto porsi in relazione con gli analoghi episodi registratisi a Roma nello stesso periodo? Quaranta anni di ricerche non sono stati in grado di rivelare la verit\u00e0. Non resta che sperare nel nuovo corso dell\u2019indagine giudiziaria, nei lavori della prossima commissione parlamentare di inchiesta e nei giornalisti investigativi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma. Gli sviluppi registratisi nei giorni scorsi nell\u2019ambito del caso Emanuela Orlandi hanno suscitato accese polemiche e indotto chi se ne interessa a livello giornalistico a ribadire le proprie ipotesi, a riaffermare gli scenari percorsi. 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