{"id":201,"date":"2023-05-25T14:57:14","date_gmt":"2023-05-25T14:57:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=201"},"modified":"2023-07-23T20:32:59","modified_gmt":"2023-07-23T20:32:59","slug":"il-primo-gesto-terroristico-del-nostro-paese-alcune-valutazioni-forensi-sulla-morte-di-enrico-mattei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2023\/05\/25\/il-primo-gesto-terroristico-del-nostro-paese-alcune-valutazioni-forensi-sulla-morte-di-enrico-mattei\/","title":{"rendered":"\u201cIl primo gesto terroristico del nostro Paese\u201d. Alcune valutazioni forensi sulla morte di Enrico Mattei"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Qualcosa di Mattei<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Imprenditore, partigiano, dirigente pubblico, editore, fautore di una politica estera alternativa, protagonista tra i pi\u00f9 significativi degli anni del boom economico, Enrico Mattei \u00e8 al centro di quello che spesso viene definito il pi\u00f9 grande mistero della storia del nostro Paese. Il suo aereo \u00e8 precipitato a Bascap\u00e8, in provincia di Pavia, sabato 27 ottobre 1962. Com\u2019\u00e8 noto, all\u2019ipotesi che ascriveva il fatto a un incidente si \u00e8 ben presto affiancata quella dell\u2019omicidio tramite un ordigno esplosivo collocato all\u2019interno del velivolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enrico Mattei era nato ad Acqualagna, oggi provincia di Pesaro e Urbino, il 29 aprile 1906. Era il primo di cinque fratelli, il padre era sott\u2019ufficiale dei carabinieri, la madre casalinga. Inizi\u00f2 a lavorare a tredici anni, come verniciatore e, in seguito, come garzone in una conceria a Matelica, di cui a vent\u2019anni divenne direttore. Nel 1929 si trasfer\u00ec a Milano e fond\u00f2 una sua azienda nel settore chimico, di cui, nel 1943, lasci\u00f2 la guida a due suoi fratelli. Si un\u00ec alla Resistenza e fu membro del comando militare del Comitato di Liberazione Nazionale, in rappresentanza della Democrazia Cristiana. In seguito fu insignito della Medaglia d\u2019oro della Resistenza e della <em>Bronze Star<\/em> dell\u2019esercito americano. Nell\u2019immediato dopoguerra, ricevette l\u2019incarico di liquidare l\u2019Agip, l\u2019Azienda Generale Italiana Petroli, nata durante il fascismo. Decise, invece, di rilanciarla. Da un ex dirigente che era stato allontanato dall\u2019azienda venne a sapere di un giacimento di petrolio nel lodigiano. In realt\u00e0 si trattava di metano, di cui inizi\u00f2 l\u2019estrazione a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza. Vennero in seguito realizzati gasdotti che collegarono tutto il Paese. Nel 1953, Mattei fond\u00f2 l\u2019Eni, Ente Nazionale Idrocarburi, incorporando la vecchia Agip, e scelse, per simbolo, il notissimo cane a sei zampe che sputa fuoco. Slogan: \u201cil miglior amico dell\u2019italiano a quattro ruote\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1956, Mattei contribu\u00ec alla nascita del quotidiano <em>Il Giorno<\/em>, sostenitore dell\u2019Eni e della linea della sinistra democristiana di Amintore Fanfani. Per sopperire alla penuria di risorse energetiche si allontan\u00f2 dai canali ufficiali, controllati dagli Stati Uniti, e inizi\u00f2 a trattare con Paesi ricchi di petrolio come Libia, Marocco, Iran ed Egitto. Inevitabile che entrasse in conflitto con le grandi compagnie petrolifere, soprattutto statunitensi, da lui ironicamente definite \u201cle sette sorelle\u201d (Exxon, Mobil, Texaco, Standard oil of California, Gulf oil, l\u2019anglo-olandese Royal Dutch Shell e la britannica British Petroleum). Da un rapporto del Dipartimento di Stato americano (settembre 1957): \u201cGli obiettivi di Mattei in Italia e all\u2019estero dovrebbero destare preoccupazioni. Mattei rappresenta una minaccia per gli obiettivi della politica che gli Stati Uniti intendono perseguire in Italia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1960, concluse un accordo con l\u2019Unione Sovietica, impegnandosi a fornire merci italiane in cambio di rifornimenti di petrolio. Si schier\u00f2 a favore dell\u2019indipendenza dell\u2019Algeria, ricca di petrolio, dalla Francia. Scelta, questa, in seguito alla quale divenne oggetto di minacce da parte dell\u2019<em>Organisation de l\u2019Arm\u00e9e Secr\u00e8te<\/em>, gruppo francese di estrema destra. Per la sua sicurezza, si affidava a guardie personali, provenienti dalla Resistenza e, al momento della morte, era appunto impegnato in una trattativa con l\u2019Algeria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle 18,40 del 27 ottobre 1962 il bireattore Morane-Saulnier, su cui Mattei viaggiava da Catania a Milano, precipit\u00f2 a Bascap\u00e8 mentre era in discesa verso l\u2019aeroporto di Linate. Con lui viaggiavano l\u2019ex pilota dell\u2019aeronautica militare Irnerio Bertuzzi e il giornalista di <em>Life<\/em> William McHale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Prime inchieste, dubbi e allusioni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La notte stessa dell\u2019incidente, il ministro della difesa Giulio Andreotti istitu\u00ec una Commissione d&#8217;inchiesta dell\u2019Aeronautica militare per indagare sul fatto e fu subito avviato anche un procedimento giudiziario. La relazione finale della Commissione, resa nota nel marzo 1963, indicava come probabili cause della sciagura aerea, un\u2019avaria tecnica o un errore del pilota, ipotesi in seguito recepite dai consulenti nominati dal Tribunale di Pavia. Nella requisitoria del 7 febbraio 1966, il pubblico ministero Edoardo Santachiara prospett\u00f2 anche la possibilit\u00e0 che il pilota fosse eccessivamente affaticato o che addirittura si fosse suicidato a causa di una sua relazione extraconiugale con una hostess. L\u2019iter giudiziario si concluse con sentenza del giudice Antonio Borghese: dichiarazione di \u201cnon doversi procedere in ordine ai reati rubricati ad opera di ignoti, perch\u00e9 i fatti relativi non sussistono.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parte dell\u2019opinione pubblica non era comunque persuasa degli scenari prospettati, per molto tempo rimase vivo il dibattito mediatico sulla vicenda, grazie a varie pubblicazioni, al film <em>Il caso Mattei<\/em> di Francesco Rosi (1972) e alle esternazioni di rappresentanti delle istituzioni, come il ministro Oronzo Reale, il capo del Sismi Fulvio Martini e il leader democristiano Amintore Fanfani che, nel 1962, era presidente del Consiglio. Nel 1986, nel corso di un convegno di ex partigiani bianchi a Salsomaggiore, questi fece espressamente riferimento all\u2019\u201cabbattimento dell\u2019aereo\u201d di Mattei, definendolo \u201cil primo gesto terroristico del nostro Paese\u201d e il \u201cprimo atto della piaga\u201d della violenza politica, in seguito drammaticamente deflagrata in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Le valutazioni forensi dell\u2019inchiesta del 1994<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso delle indagini riaperte dalla Procura di Pavia il 20 settembre 1994 e coordinate dal pubblico ministero Vincenzo Calia, si prospett\u00f2 appunto l\u2019ipotesi dell\u2019attentato e se ne ipotizz\u00f2 una possibile dinamica. L\u2019inchiesta prese avvio in seguito alle dichiarazioni di Gaetano Iann\u00ec, un mafioso che aveva collaborato con la Procura di Caltanissetta.<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Il magistrato si affid\u00f2 a varie consulenze tecniche, tra cui quella richiesta al professor Donato Firrao, gi\u00e0 ordinario di Tecnologia dei materiali metallici presso l\u2019Universit\u00e0 di Torino. Considerato un\u2019autorit\u00e0 nel suo campo, Firrao aveva gi\u00e0 offerto un significativo contributo tecnico nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta sulla strage di Ustica. Nella circostanza, era stato in grado di accertare che il Dc-9 dell\u2019Itavia inabissatosi nel Tirreno il 27 giugno 1980 mentre stava percorrendo la rotta Bologna-Palermo, non era precipitato a causa di una bomba.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Tracce della deflagrazione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda le analisi tecniche correlate al caso Mattei, la difficolt\u00e0 principale che Firrao si trov\u00f2 ad affrontare era essenzialmente legata al fatto che, a distanza di tanti anni, non era sopravvissuto quasi nulla del velivolo. I resti del Morane-Saulnier erano stati restituiti all\u2019Agip e da questa smaltiti, all\u2019esito del procedimento avviato nel 1962 e conclusosi nel 1966. Il consulente condusse, quindi, i suoi esami \u2013 protrattisi per un paio d\u2019anni \u2013 su esigui reperti. Tra questi, alcuni frammenti metallici estratti dai resti mortali riesumati di Mattei e Bertuzzi, l\u2019orologio da polso e l\u2019anello d\u2019oro di Mattei e un congegno dell\u2019aereo, l\u2019indicatore triplo<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, con il suo contenitore d\u2019acciaio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuando si fa un\u2019analisi metallografica\u201d, ha spiegato in seguito Firrao, \u201csi lucida a specchio la superficie dell\u2019oggetto da esaminare, nel mio caso la sezione di un anello; dopo di che bisogna corrodere il metallo, preferenzialmente con un reattivo specifico. Abbiamo perso sei mesi, finch\u00e9 non siamo andati da quello che era considerato il miglior laboratorio italiano di metallografia, il quale ha eseguito un attacco sotto cappa con un reattivo a base di cianuri, che adesso non \u00e8 pi\u00f9 nemmeno ammesso.\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dagli esami metallografici e frattografici emersero, sull\u2019anello di Mattei, indicatori di un\u2019esplosione conseguente alla detonazione di una carica, cos\u00ec come segni riconducibili a un\u2019onda esplosiva si evidenziarono sul quadrante e sulle lancette dell\u2019orologio. Identico risultato sulle viti di acciaio inossidabile dell\u2019indicatore triplo. Tracce, dunque, del medesimo tipo di esplosione su tutti i reperti presi in esame.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ulteriori accertamenti effettuati sulle lamiere, sottoposte in particolare a prove di scoppio, permisero poi di accertare che la carica collocata all\u2019interno del Morane-Saulnier fosse equivalente a poco pi\u00f9 di cento grammi di esplosivo Compound B, una quantit\u00e0 capace di provocare una deflagrazione a effetto limitato. Secondo Firrao, l\u2019ordigno si trovava probabilmente a pochi centimetri da Mattei e Bertuzzi, qualcuno doveva averlo collocato nel semi-cilindro che sosteneva il cruscotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>I resti mortali delle vittime<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito della dinamica dell\u2019evento, secondo gli esperti, l\u2019esplosione deve aver mandato in frantumi la strumentazione di bordo, il parabrezza, i finestrini e il tettuccio in plexiglas e ridotto letteralmente in pezzi i corpi dei passeggeri, i cui brandelli devono essere stati sbalzati all\u2019esterno dal forte spostamento d\u2019aria, seguendo una traiettoria diametralmente opposta a quella della caduta del velivolo: ne vennero infatti recuperati, in terra e sugli alberi, a una notevole distanza rispetto al punto di impatto del Morane-Saulnier. Riferisce il pubblico ministero Calia che rimasero integre solo le parti dal tronco in gi\u00f9, forse perch\u00e9 trattenute dalle cinture di sicurezza. Le altre risultarono dilaniate e carbonizzate a causa dell\u2019esplosione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra che qualcuno abbia provveduto a ripulire i resti mortali dal fango, prima che fossero inviati all\u2019obitorio di Pavia. Risulta in ogni caso che, in sede di esame medicolegale, non si siano effettuati accertamenti sulla natura delle lesioni, n\u00e9 che i reperti siano stati esaminati ai raggi x per accertare l\u2019eventuale presenza di schegge metalliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>L\u2019impatto dell\u2019esplosione sulla struttura del Morane-Saulnier<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso dell\u2019indagine avviata nel 1994, si pot\u00e9 accertare che la cabina di pilotaggio fu distrutta a causa dello schianto, il serbatoio principale e quelli alari furono, invece, ritrovati integri, pur con qualche ammaccatura. Secondo gli esperti, se il velivolo, come ipotizzato a ridosso del fatto, fosse esploso a terra, questi sarebbero andati in frantumi. Parimenti, si sarebbero rinvenuti per lo meno squarciati i motori e la bombola dell\u2019ossigeno, recuperati invece con qualche danno ma, nell\u2019insieme, discretamente conservati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Giovanni Brandimarte, esperto esplosivista incaricato di ricercare eventuali tracce comprovanti l\u2019esplosione a terra, si poteva \u201critenere altamente improbabile che l\u2019aereo [fosse] esploso dopo l\u2019impatto a terra.\u201d<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a> In particolare, la presenza di significative quantit\u00e0 di cherosene all\u2019interno della buca rendeva \u201cpoco probabile la formazione di miscela aria-combustibile in grado di provocare fenomeni esplosivi.\u201d<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Ancora: \u201cL\u2019eventuale detonazione (o quanto meno la deflagrazione) di sacche di miscela esplosiva tra i rottami dell\u2019aereo avrebbe ragionevolmente provocato il danneggiamento e la proiezione all\u2019esterno della buca della parte terminale della fusoliera, nonch\u00e9 estesi danni al filare degli alberi prospiciente il punto di impatto.\u201d<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ingegner Ennio Imbimbo, gi\u00e0 consulente del collegio peritale sulla strage di Ustica, nell\u2019ambito del quale aveva sostenuto che il Dc-9 di Itavia era stato abbattuto da un missile, ha riesaminato pi\u00f9 recentemente gli atti dell\u2019inchiesta del 1994 su Mattei. E, a conferma delle valutazioni all\u2019epoca espresse dai consulenti del p.m. Calia, \u00e8 giunto alle seguenti conclusioni: \u201cIl ritrovamento di resti umani e di parti dell\u2019aereo cos\u00ec distanti dal relitto non si concilia con l\u2019incidente. Quando un aereo precipita per un incidente, i corpi hanno la stessa velocit\u00e0 di caduta del velivolo e il loro smembramento avviene con l\u2019impatto. Nel nostro caso, invece, brandelli di carne sono stati ritrovati anche nei due reattori, come conferma la relazione dei vigili del fuoco.\u201d<a id=\"_ftnref7\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prosegue Imbimbo: \u201cI corpi arrivarono a terra gi\u00e0 smembrati. Solo un\u2019esplosione in aria poteva aver generato un movimento laterale di pezzi dell\u2019aereo e di resti umani. L\u2019esplosione, infatti, provoca un cono di frammenti, mentre la caduta non genera movimento laterale, se non per fortuiti rimbalzi che nel caso in questione non potevano esservi perch\u00e9 il velivolo precipit\u00f2 in un pantano di fango. Il carrello ritrovato lontano si sarebbe dovuto infossare con la fusoliera.\u201d<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Il giudice, lo storico e la \u201ccausale Mattei\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019inchiesta condotta da Calia approd\u00f2 alle seguenti conclusioni, esposte nella requisitoria del 20 marzo 2003: ad abbattere l\u2019aereo di Mattei sarebbe stata una piccola carica di esplosivo collocata da ignoti dietro al cruscotto mentre il velivolo era parcheggiato nell\u2019aeroporto catanese di Fontanarossa. L\u2019innesco sarebbe stato azionato dal sistema di apertura dei carrelli, attivato nel momento in cui il piccolo jet si apprestava all\u2019atterraggio presso l\u2019aeroporto di Linate. L\u2019attentato sarebbe stato pianificato \u201cquando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell\u2019ente petrolifero di Stato.\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tali conclusioni non furono, \u00e8 noto, condivise dal g.i.p. Fabio Lambertucci che, con decreto del 17 marzo 2004, dispose l\u2019archiviazione del procedimento avviato dieci anni prima per il \u201ccarattere ignoto degli autori del fatto\u201d e perch\u00e9 a suo dire non era stata fornita \u201cuna prova sufficiente che il fatto delittuoso\u201d fosse \u201cstato commesso.\u201d Nella sua parte conclusiva, il provvedimento propone una singolare, articolata riflessione sui rispettivi approcci analitici dello storico e del giudice: \u201cE cos\u00ec\u201d, conclude, \u201cmentre per lo storico il \u2018caso Mattei\u2019 costituisce e continuer\u00e0 a costituire un caso da indagare, per il giudice la medesima vicenda non pu\u00f2 essere oggetto di ulteriore approfondimento. Quel che \u00e8 certo, oggi, \u00e8 come in sede giudiziaria non sia stata raggiunta una prova sufficiente che Enrico Mattei, Irnerio Bertuzzi e William McHale furono uccisi.\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricostruzione di Calia e dei suoi consulenti \u00e8 parsa comunque del tutto convincente \u2013 anche sotto il profilo storiografico \u2013 ai giudici della terza sezione della Corte d\u2019Assise di Palermo che, nelle motivazioni della sentenza del 10 giugno 2011, al termine della terza inchiesta sul sequestro del giornalista Mauro De Mauro, l\u2019hanno ritenuta suffragata \u201cda un compendio davvero imponente di prove testimoniali, documentali e tecnico-scientifiche.\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I magistrati palermitani hanno ritenuto di poter ravvisare proprio nella \u201ccausale Mattei\u201d \u2013 nella necessit\u00e0 cio\u00e8 di mantenere nascosti determinati retroscena della morte del manager \u2013 il movente della soppressione di De Mauro. E, a detta di molti, la \u201ccausale Mattei\u201d non avrebbe risparmiato nemmeno Pierpaolo Pasolini, ucciso, secondo tale scenario, proprio perch\u00e9 a sua volta impegnato a investigare sulla strana morte del presidente dell\u2019Eni e sugli interessi a essa sottesi. A quanto riferito da Enrico Guastini, che affianc\u00f2 Calia nell\u2019inchiesta, \u201cPasolini arriv\u00f2 alle stesse conclusioni cui arriv\u00f2 il giornalista Mauro De Mauro che aveva incominciato a indagare sulla morte di Mattei, per incarico del regista Rosi (ma non solo) e che venne eliminato quando ormai aveva scoperto la verit\u00e0.\u201d<a id=\"_ftnref12\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> G. Oddo, R. Antoniani, <em>L\u2019Italia nel petrolio. Mattei, Cefis, Pasolini e il sogno infranto dell\u2019indipendenza energetica italiana<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> L\u2019indicatore della disposizione del flap, della regolazione dello stabilizzatore e dell\u2019alettone dell\u2019aereo, posto sul lato sinistro del cruscotto, davanti al pilota.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> G. Oddo, R. Antoniani, <em>op. cit.<\/em>, p. 17.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Relazione di perizia esplosivistica nell\u2019ambito del procedimento penale n. 181\/94, La Spezia, 4 aprile 1997, p. 59.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> G. Oddo, \u201cMattei, la sua morte e il ruolo oscuro di Cefis\u201d, nel blog <em>Finanza e potere<\/em>; G. Oddo, R. Antoniani, <em>op. cit.<\/em>, p. 24.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> F. La Licata, G. Ruotolo, \u201cMattei, un delitto italiano\u201d, <em>La Stampa<\/em>, 20 gennaio 2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> G. Lo Bianco, S. Rizza, <em>Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini, un\u2019unica pista alla base delle stragi di Stato<\/em>, Chiarelettere, Milano, 2009, p. 292.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> Sentenza emessa il 10 giugno 2011 dalla terza sezione della Corte d&#8217;Assise di Palermo, a firma del presidente Giancarlo Trizzino e del giudice estensore Angelo Pellino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> E. Catania, <em>Giallo Pasolini<\/em>, Agar, Varese, 2007, p. 357; M. Martini, \u201c<em>Petrolio<\/em> di Pasolini nella rilettura del magistrato Vincenzo Calia\u201d, <em>Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche<\/em>, 48, dicembre 2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcosa di Mattei Imprenditore, partigiano, dirigente pubblico, editore, fautore di una politica estera alternativa, protagonista tra i pi\u00f9 significativi degli anni del boom economico, Enrico Mattei \u00e8 al centro di quello che spesso viene definito il pi\u00f9 grande mistero della storia del nostro Paese. 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