{"id":1687,"date":"2026-04-16T22:51:18","date_gmt":"2026-04-16T22:51:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=1687"},"modified":"2026-04-16T22:51:19","modified_gmt":"2026-04-16T22:51:19","slug":"serial-killer-gli-efferati-delitti-del-lupo-dellagro-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2026\/04\/16\/serial-killer-gli-efferati-delitti-del-lupo-dellagro-romano\/","title":{"rendered":"Serial killer: gli efferati delitti del \u201cLupo dell\u2019Agro Romano\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anni Ottanta. Un misterioso assassino seriale, autore di alcuni cruenti omicidi nelle campagne laziali. Un uomo di nome Maurizio Giugliano, senza fissa dimora e soggetto a incontrollati attacchi di violenza. Le loro strade si intrecciano in una vicenda tutt\u2019ora densa di ombre ed elementi non ancora chiariti. Giugliano era davvero il \u201cLupo dell\u2019Agro Romano\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Maurizio Giugliano<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nato il 7 giugno 1962 ad Acciarella, un sobborgo in provincia di Latina, \u00e8 figlio di agricoltori e ha tre fratelli. Nel corso del parto, i medici utilizzano il forcipe, forse infliggendogli lesioni cerebrali, probabile causa della successiva propensione alla violenza che il soggetto avrebbe manifestato: \u00e8 quanto ipotizzeranno i periti chiamati, anni dopo, a valutare Giugliano in sede giudiziaria. Maurizio \u00e8 un bambino difficile, manifesta precocemente problemi psicomotori e le conseguenze della malnutrizione. Inizia a parlare a quattro anni. A otto, nel 1970, viene investito da un\u2019auto guidata da un carabiniere: \u201cda allora non ci stava tanto pi\u00f9 con la testa.\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In seguito a questo episodio, Maurizio, gi\u00e0 silenzioso e introverso, diviene irrequieto, adotta comportamenti aggressivi, sia in casa che nei collegi cui la famiglia lo affida. Sembra, tra l\u2019altro, che con una forchetta cavi l\u2019occhio di un compagno di classe e che, in un\u2019altra circostanza, ne costringa un altro a bere della varechina. In casa, aggredisce i fratelli e il padre Italo. Tortura e uccide gli animali allevati dalla famiglia nel terreno adiacente all\u2019abitazione. A dieci anni d\u00e0 fuoco a dei fienili e al camion del padre. Questi, per cercare di contenere la violenza del figlio, ricorre spesso all\u2019uso della forza. Le attitudini del giovane si palesano in modo sempre pi\u00f9 accentuato durante l\u2019adolescenza. Verr\u00e0 ripetutamente ricoverato presso ospedali psichiatrici, da cui riesce a fuggire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo nei primi anni Settanta, a quanto risulta la famiglia di Giugliano cambia spesso residenza proprio a causa delle problematiche del figlio e delle difficolt\u00e0 a gestirle. Si stabilisce nei pressi di Anguillara Sabazia, poi a San Vittorino, vicino a Tivoli, infine a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDa piccolo ammazzava le pecore e io avevo paura che da grande avrebbe ammazzato i cristiani\u201d, dichiara la madre. \u201cQuando aveva quattrodici anni vegliavo i bambini pi\u00f9 piccoli perch\u00e9 avevo paura che li ammazzasse.\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1977, a quindici anni, viene arrestato per rapina e inviato nel carcere minorile di Casal del Marmo, dove sconta un breve periodo di detenzione. Nel 1979 vi far\u00e0 riorno, accusato di violenza carnale ai danni di una donna di quarant\u2019anni, che vive a Osteria nuova. \u201cAppena poteva, quando in famiglia si sentiva maltrattato, il ragazzo scappava da quella donna, l\u2019unica che riuscisse a dargli un po\u2019 di affetto, un affetto come da madre a un figlio: proprietaria di un bar, pi\u00f9 che quarantenne, la donna riusciva a calmare Maurizio Giugliano, a rabbonirlo. Tutto questo finch\u00e9 una sera il \u2018mostro\u2019 si present\u00f2 come al solito e pretese di fare l\u2019amore. Lei rifiutava, lo aveva sempre considerato come un ragazzo. Lui prima la massacr\u00f2 di botte, poi la violent\u00f2.\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presso il carcere minorile, Giugliano viene seguito da vari psichiatri. Secondo la perizia redatta dal professor Massimo Ammaniti, il soggetto soffre di una grave distorsione della personalit\u00e0, aggravata dal problematico contesto familiare e sociale in cui \u00e8 vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Casal del Marmo, Maurizio tenta il suicidio. Si impicca e viene salvato in extremis dagli agenti carcerari. Viene quindi traferito a Santa Maria della Piet\u00e0 e, in seguito, al reparto di psichiatria dell\u2019ospedale San Filippo Neri. Qui aggredisce gli agenti e fugge. Poche ore dopo viene rintracciato e nuovamente condotto a Casal del Marmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizia il processo nei suoi confronti per violenza carnale. I giudici non accolgono in toto le valutazioni dello psichiatra, Giugliano non viene inviato in una comunit\u00e0 di recupero ma destinato, per alcuni mesi, all\u2019Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizio degli anni Ottanta. Il giovane viene processato e condannato anche per altri reati, tra cui furto e ricettazione. La pena comminatagli complessivamente non supera i due anni ma, divenuto nel frattempo maggiorenne, lascia la struttura minorile e viene destinato al carcere di Rebibbia e, in seguito, a quello dell\u2019isola di Pianosa. In queste sedi, vive a contatto con detenuti condannati all\u2019ergastolo o, comunque, a lunghe pene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNel \u201979, Maurizio Giugliano poteva ancora essere recuperato ad una vita socialmente normale\u201d, sostiene, in un\u2019intervista, lo psichiatra Ammaniti che lo aveva valutato in sede peritale, \u201co meglio, lo si sarebbe potuto fare se le leggi, e le strutture, avessero offerto almeno una possibilit\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uscito dal carcere dopo aver scontato la pena, il giovane conduce, per circa tre anni, una vita da girovago: si sposta su una roulotte nelle periferie di Roma, vive di espedienti, truffe, piccoli furti, ricettazione. Conosce una ragazza minorenne, Rosa Bussaglia, con la quale avvia una relazione. Conflittuali si rivelano i rapporti con i familiari della giovane, scanditi da continui, violenti litigi. I due comunque si sposano e la giovane si stabilisce nella roulotte di lui. Dall\u2019unione, nasce una bambina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Vittime<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Roma, mercoled\u00ec 6 luglio 1983<\/em>. \u00c8 mattina presto, due operai raggiungono il cantiere in cui lavorano, all\u2019angolo di via Flaminia Vecchia e via Due Ponti. Trovano un cadavere, coperto in parte da calcinacci. \u00c8 di una donna, contro cui qualcuno si \u00e8 accanito con insolita ferocia. L\u2019ha strangolata con la sua stessa camicetta, l\u2019ha ripetutamente e violentemente colpita in volto con un sasso, le ha infine sparato un colpo di pistola alla tempia. La vittima si chiama Thea Stroppia, cinquantuno anni. Mantiene la famiglia prostituendosi nella periferia settentrionale di Roma. Nell\u2019ambiente, \u00e8 nota come \u201cTiziana\u201d. Si valuta che il decesso sia sopraggiunto verso le due di notte. Qualcuno l\u2019ha vista, per l\u2019ultima volta, alcune ore prima, verso le 21,30.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sabato 9 luglio 1983<\/em>. Passo Corese, non lontano da Fara Sabina, in provincia di Rieti. \u00c8 sera quando viene rinvenuta un\u2019altra donna senza vita. Si trova in aperta campagna, priva di vestiti, in avanzato stato di decomposizione e coperta da una lamiera. \u00e8 Luciana Lupi, quarantacinque anni, residente nel quartiere del Pigneto, a Roma. Anche lei dedita alla prostituzione, \u00e8 conosciuta come \u201cSilvana\u201d. Risulta deceduta nella notte tra il 4 e il 5 luglio. L\u2019omicida si \u00e8 accanito contro di lei con estrema violenza. L\u2019ha strangolata con la sua stessa cintura e l\u2019ha colpita pi\u00f9 volte al volto con una pietra reperita in loco. Non le ha sparato un colpo di pistola alla tempia, ma le analogie con il delitto di Thea Stroppia appaiono evidenti agli investigatori, che ritengono di dover indirizzare le loro ricerche verso un omicida seriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mercoled\u00ec 13 luglio 1983<\/em>. Via Pontina Vecchia, in localit\u00e0 Tor de\u2019 Cenci, nei pressi della tenuta di Castel Porziano. Un giovane percorre la strada a bordo di uno scooter. Scorge, a pochi metri dal margine della corsia, ci\u00f2 che sembra essere il corpo di una donna. Si tratta, in effetti, del cadavere di Lucia Rosa, trentatr\u00e9 anni, di Siracusa, prostituta che tutti nel giro chiamano \u201cMargherita\u201d, nota alle forze dell\u2019ordine per la sua tossicodipendenza. Seminuda, strangolata con la sua maglietta ancora stretta intorno al collo e coperta da alcuni calcinacci. Uccisa da circa due giorni. Si riscontrano analogie con i delitti precedenti, anche se l\u2019omicida questa volta non ha infierito sul viso della vittima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Venerd\u00ec 5 agosto 1983<\/em>. In un campo di granturco nei pressi di Sabaudia, in provincia di Latina, viene rivenuto il corpo senza vita di Giuliana Meschi, trentuno anni, ex impiegata comunale, da poco traferitasi sul litorale pontino. Anche lei seminuda, strangolata con i suoi pantaloni. Prima di essere uccisa, la donna si era recata a Roma, per ritirare una indennit\u00e0 di 300.000 lire, somma rinvenuta tra i suoi effetti personali. Gli investigatori sono persuasi che si tratti del medesimo omicida responsabile dei delitti precedenti che, in questo caso, ha tuttavia scelto una vittima appartenente a una tipologia diversa dalle precedenti. L\u2019inchiesta dispone forse, questa volta, di una utile risorsa. A.B., un contadino della zona, sembrerebbe aver visto l\u2019aggressione nonch\u00e9 il volto dell\u2019assassino. \u201cLa sera del 5 agosto ho visto un uomo afferrare la Meschi per il collo\u201d, afferma il testimone, \u201cho pensato che erano due amanti e che stavano litigando. Poi ho sentito la donna gridare: \u2018Non voglio, lasciami stare\u2019 [\u2026].\u201d<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla descrizione dell\u2019aggressore \u00e8 possibile ricavare un identikit. Il contributo di A.B. non si limita a questo, l\u2019uomo fornisce anche un\u2019accurata descrizione dell\u2019automobile del presunto omicida: una Ford Escort gialla, con il tettuccio nero, gli sbarrava l\u2019accesso ai campi di granturco poco prima che si verificasse il delitto, con il solo aggressore a bordo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Luned\u00ec 31 ottobre 1983<\/em>. Siamo a Pratica di Mare, nei pressi di Pomezia. Il cadavere di Fernanda Renzetti Durante, cinquantatr\u00e9 anni, pittrice, moglie di un funzionario della Banca d\u2019Italia, viene rivenuto in una stradina di campagna. Indossa solo il reggiseno e un pullover, \u00e8 stata colpita da pi\u00f9 di trenta coltellate e l\u2019arma del delitto \u00e8 accanto a lei. Dai segni sul terreno si conclude che qualcuno l\u2019abbia trascinata fino al punto del rinvenimento. L\u2019indomani, 1\u00b0 novembre, nei pressi della stazione ferroviaria di Campoleone, ad Aprilia, viene ritrovata l\u2019auto della vittima, una Fiat 500 di colore rosso. Nell\u2019abitacolo, vi sono i vestiti della donna, che non recano tracce dell\u2019aggressione. Due guardie notturne ricordano la vettura: sembra che la notte del delitto l\u2019abbiano vista parcheggiata non distante della stazione. Aveva i fari accesi ed i tergicristalli in funzione, come se qualcuno se ne fosse allontanato in fretta. In seguito, il veicolo doveva essere stato collocato in un punto meno esposto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna uccisa risulta residente a Roma, nel quartiere Ardeatino. Nei giorni precedenti l\u2019omicidio, era impegnata nella rassegna <em>I cento pittori di via Margutta<\/em> e, la sera di domenica 30 ottobre, si era allontanata dalla mostra con un\u2019ora di anticipo rispetto al solito, verso le 20,30. Aveva detto al portiere dello stabile in cui l\u2019evento era in corso, che doveva recarsi ad un appuntamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Domenica 22 gennaio 1984<\/em>. In un vigneto nei pressi di Grottaferrata, ai Castelli Romani, viene trovata senza vita Catherine Skerl, detta Katty, diciassette anni, studentessa presso il liceo artistico Giulio Romano, nella Capitale. Risulta essere stata strangolata con un filo di ferro e con la cinghia del suo borsone. Al contrario delle vittime che l\u2019hanno preceduta, non \u00e8 seminuda. Reca, per\u00f2, evidenti tracce di violente percosse. Ora stimata del decesso, mezzanotte. Di Katty si erano perse le tracce il giorno prima, sabato 21 gennaio, verso le 18,30: a quanto sembra emergere dall\u2019inchiesta, non si sarebbe recata all\u2019appuntamento con un\u2019amica, presso la fermata \u201cLucio Sestio\u201d della metropolitana, in via Tuscolana. Verso le 19, non vedendola arrivare, l\u2019amica aveva informato la madre e avevano preso avvio le ricerche della giovane scomparsa. Un testimone sostiene di aver visto, la notte del delitto, Katty salire su una vespa guidata da un ragazzo. Elemento, questo, che contribuir\u00e0 a orientare l\u2019attenzione degli inquirenti su Maurizio Giugliano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Indagini<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aprile 1984. \u201cA indagare per primo su Maurizio Giugliano \u00e8 stato il commissario del quartiere Prenestino, Rocco Marazzita\u201d, scrive il <em>Corriere della Sera<\/em>. \u201cDopo gli omicidi delle sei donne, la polizia era convinta che l\u2019assassino fosse un maniaco. Marazzita si \u00e8 ricordato di questo giovane, pi\u00f9 volte arrestato per furti, rapine, denunciato anche per violenza carnale [\u2026]. Il commissario ha preparato una relazione \u00e8 l\u2019ha mostrata al capo della squadra omicidi, Nicola Cavaliere. E le indagini sono andate avanti.\u201d<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l\u2019attenzione degli investigatori si focalizza su di lui, Maurizio Giugliano \u00e8 gi\u00e0 in carcere. \u00c8 stato arrestato proprio nel febbraio 1984, per aver appiccato, in seguito a una lite, un incendio nell\u2019appartamento dei suoceri, sito in via Gogol, nel quartiere Laurentino 38. Questi gli indizi che sembrerebbero porre in correlazione Giugliano con i delitti dell\u2019omicida seriale nel frattempo definito il \u201cLupo dell\u2019Agro Romano\u201d:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>le zone in cui si sono consumate le aggressioni, pur molto lontane tra loro, sarebbero luoghi ben noti al soggetto, aduso fin da bambino a spostarsi nelle zone circostanti la Capitale;<\/li>\n\n\n\n<li>le auto utilizzate dall\u2019omicida e da questi abbandonate e date alle fiamme dopo i delitti, sarebbero state acquistate sotto falso nome, prassi adottata dallo stesso Giuliano;<\/li>\n\n\n\n<li>in prossimit\u00e0 delle scene del crimine, sarebbero state avvistate delle roulotte simili a quella in cui viveva il soggetto;<\/li>\n\n\n\n<li>per quanto riguarda, in particolare, l\u2019omicidio di Katty Skerl, Giugliano sarebbe stato solito girare su una vespa come quella su cui, a detta del testimone, la giovane sarebbe salita prima di morire;<\/li>\n\n\n\n<li>ancora in riferimento al caso Skerl: la moglie di Giugliano ha affermato di averlo visto rientrare con la vespa nella notte tra il 21 e il 22 gennaio 1984. A detta della donna, il marito avrebbe avuto i pantaloni sporchi di fango fino alla vita.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presso il carcere di Regina Coeli, dove \u00e8 recluso, pervengono a Giugliano cinque comunicazioni giudiziarie dai tribunali di Roma, Latina e Rieti. Viene sottoposto a ripetuti interrogatori, ribadisce la propria estraneit\u00e0 ai fatti. Tra gli elementi che si ritiene comprovino il suo coinvolgimento nei delitti, vi sono le dichiarazioni della madre, della moglie e della suocera di Giugliano. \u201cAnche la donna che viveva con lui, i suoi congiunti contribuiscono, anche se indirettamente, ad accusarlo\u201d, scrive la <em>Stampa<\/em>. \u201cInfuriandosi, gridava: \u2018Se non mi obbedite vi faccio fare la fine di queste donne. Le ho ammazzate io\u2019 e cos\u00ec urlando indicava il giornale che dava con evidenza notizie dei crimini. Era una confessione.\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLa polizia ha raccolto un mosaico di indizi e, soprattutto, testimonianze\u201d, si legge sull\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>. \u201cQuella della madre, per cominciare, che quattro mesi fa aveva sospettato qualcosa e si era rivolta al commissariato pi\u00f9 vicino per scaricarsi un peso che era via via cresciuto nella sua coscienza. Da allora, si \u00e8 appreso ieri, la polizia aveva cominciato a controllare il giovane, sospettandolo di essere un pluriomicida.\u201d<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Non chiamatelo mostro<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con riferimento al delitto di Giuliana Meschi (sabato 5 agosto 1983), si \u00e8 detto dell\u2019identikit dell\u2019omicida ricavato dalla descrizione fornita dal contadino che asseriva di averlo visto. L\u2019uomo viene ora invitato a partecipare a un cosiddetto confronto all\u2019americana, in esito al quale sembra riconoscere Giugliano senza esitazioni. I giornali sposano prevalentemente l\u2019assunto investigativo degli inquirenti. \u201cAlto, robusto, aria torva; nomade, ladro, scippatore; violento, psicopatico, arrestato pi\u00f9 volte per violenza carnale [\u2026]. \u00c8 lui, dicono, il mostro di Roma.\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dubbi vengono prospettati solo dall\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>: \u201cChiamarlo mostro, assassino, maniaco o in altro modo, \u00e8 solo questione di buon gusto e di costume giornalistico. Sbatterlo in prima pagina \u00e8 cosa ovvia. Ma qui il problema \u00e8 un altro: \u00e8 che Maurizio Giugliano \u2018forse\u2019 \u00e8 il mostro [\u2026]. Ci sembra molto grave la superficialit\u00e0 con cui l\u2019altro ieri la questura di Roma s\u2019\u00e8 precipitata a far sapere che il giovane psicopatico \u00e8 sospettato di avere assassinato sei donne. Sarebbe accaduto lo stesso se il presunto mostro fosse stato un ingegnere, un docente, un primario, un impresario? Stentiamo a crederlo.\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, Giugliano viene processato per tre dei sei omicidi: Thea Stroppa, Lucia Rosa e Giulia Meschi. Nel processo per l\u2019omicidio Stroppa, una perizia riconosce l\u2019uomo affetto da vizio totale di mente, viene prosciolto per infermit\u00e0 mentale e dichiarato socialmente pericoloso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda il processo relativo al delitto Rosa, Giugliano, che aveva ammesso la sua responsabilit\u00e0, ritratta la propria confessione. La perizia psichiatrica esclude l\u2019incapacit\u00e0 di intendere e di volere, ma i testimoni chiamati a deporre non sono in grado di riconoscere nell\u2019imputato l\u2019uomo visto allontanarsi con la vittima prima dell\u2019omicidio. \u201cDue testimoni: non \u00e8 lui il mostro. Scricchiola il castello di accuse\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Processo Meschi: il perito incaricato di esaminarlo riscontra nell\u2019imputato solo un vizio parziale di mente. Grazie al riconoscimento di A.B., nel 1986 la Corte d\u2019assise di Latina dichiara Giugliano colpevole dell\u2019omicidio di Giuliana Meschi e lo condanna a diciassette anni e otto mesi di reclusione. In appello, l\u2019avvocato Francesco Giuliano richiede le attenuanti generiche e una ulteriore perizia psichiatrica nel tentativo di far dichiarare il proprio assistito affetto da vizio totale di mente: entrambe le richieste vengono disattese dalla Corte d\u2019assise d\u2019appello di Latina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Detenzione, ulteriori processi e morte<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1987, presso il di Rebibbia, Giugliano divide per alcuni mesi la cella con Agostino Panetta, ex poliziotto, capo della Banda dell\u2019arancia meccanica, che si stima abbia compiuto a Roma, tra il 1979 e il 1983, pi\u00f9 di seicento rapine. Questi riferisce ai magistrati che Giugliano gli avrebbe confidato di essere responsabile dell\u2019omicidio di Lucia Rosa e di Maria Negri, uccisa a Punta Sabbioni, vicina a Jesolo, il 3 agosto 1983. La Negri, cinquantuno anni, era stata trovata morta nella sua casa-vacanze, strangolata con il filo della sua aspirapolvere. Secondo quanto riferito da Panetta, in quei giorni Giugliano si sarebbe trovato in Veneto per le vacanze con la moglie e il cognato. Avrebbe notato la Negri a un distributore di benzina e, colto da un incontrollabile raptus omicida, si sarebbe allontanato dai familiari con un pretesto, avrebbe raggiunto e ucciso la donna in casa sua, tornando poi dai parenti ignari. Nel corso del processo susseguente, Giugliano smentisce questa versione dei fatti e, nel 1989, viene assolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda l\u2019omicidio di Lucia Rosa, del quale \u2013 a quanto riferito da Panetta \u2013 Giugliano sarebbe tornato ad autoaccusarsi, non si registrano in effetti utili sviluppi: nel 1988 lo stesso conferma la propria responsabilit\u00e0 con gli inquirenti, salvo ritrattare nel successivo dibattimento. Emergono inoltre incongruenze tra quanto riferito da Giugliano circa l\u2019asserita dinamica del delitto e le risultanze di alcuni rilievi sul cadavere della vittima. Nel 1989, l\u2019uomo viene quindi assolto anche da tale accusa, per non aver commesso il fatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la sua detenzione, Giugliano viene poi processato per ulteriori reati commessi negli anni. Il 27 ottobre 1988, nel corso di un\u2019udienza relativa a un processo per furti e rapine risalenti al 1982, l\u2019uomo scaglia le manette contro la Corte. Nel 1990 viene internato nell\u2019ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Vi rimane fino a quando, nel 1993, soffoca con un cuscino un compagno di cella che si \u00e8 rifiutato di offrirgli una sigaretta. \u00c8 dunque trasferito nell\u2019opg di Reggio Emilia, dove muore di infarto nel 1994.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Maurizio Giugliano era il \u201cLupo dell\u2019Agro Romano\u201d?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se, come abbiamo visto, sotto il profilo investigativo e dei riscontri probatori, si \u00e8 ritenuto di poter attribuire a Giugliano solo l\u2019omicidio di Giuliana Meschi, dal punto di vista criminologico potrebbe risultare possibile scorgere pi\u00f9 di un tratto di compatibilit\u00e0 tra il profilo comportamentale del soggetto e quello, ipotizzato, dell\u2019omicida seriale denominato dalla stampa \u201cLupo dell\u2019Agro Romano\u201d. Il che non significa, ovviamente, pervenire a una certezza assoluta in tal senso. Di certo, l\u2019attitudine alla violenza incontrollata di Giugliano, all\u2019espressione aggressiva della libido, al sadismo, alla ferocia ben si sarebbero potute tradurre in aggressioni caratterizzate dalle modalit\u00e0 che connotano i delitti del \u201cLupo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parvenze di indizi potenzialmente utili a supportare una simile conclusione risulterebbero in effetti sussistenti, ma \u00e8 comprensibile che, attesa la loro tenuit\u00e0, in sede giudiziaria siano stati ritenuti inidonei a fondare una condanna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In termini accademici potrebbe quindi rivelarsi utile tentare di valutare se un nesso tra i delitti, non comprovato processualmente, possa se non altro ravvisarsi, in via di congettura se non di illazione, dal punto di vista della profilazione criminale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Un abbozzo di profilazione<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A titolo di premessa, questi ci sembrerebbero essere alcuni tratti peculiari del Lupo dell\u2019Agro Romano, che qui elenchiamo senza pretese di ordine e completezza:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>accentuata aggressivit\u00e0;<\/li>\n\n\n\n<li>sessualit\u00e0 vissuta in modo conflittuale e problematico (le fonti consultate non menzionano espressamente atti sessuali compiuti dall\u2019aggressore nel corso dell\u2019iter criminis, ma il fatto che quest\u2019ultimo tendesse a comprendere il denudamento della vittima sembra comunque orientare l\u2019agito in una prospettiva marcatamente sessuale);<\/li>\n\n\n\n<li>tenenza all\u2019utilizzo di pi\u00f9 di un\u2019arma o di un approccio offensivo;<\/li>\n\n\n\n<li>overkill (presenza di colpi in quantit\u00e0 maggiore rispetto a quelli effettivamente utili a causare il decesso della vittima);<\/li>\n\n\n\n<li>attitudine a nascondere parzialmente o comunque a coprire il corpo della vittima con oggetti reperti in loco;<\/li>\n\n\n\n<li>non univoco profilo vittimologico: i primi delitti si focalizzano su delle prostitute, per poi orientarsi verso altre tipologie di soggetto.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla dinamica delle aggressioni emerge una capacit\u00e0 di pianificazione e di controllo dell\u2019interazione con la vittima? L\u2019aggressione non risulterebbe essere, invero, particolarmente elaborata e strutturata ma frutto, piuttosto, di un impulso che insorga e si manifesti celermente. Ci\u00f2 non indica che l\u2019offender agisca necessariamente in una condizione di distacco dalla realt\u00e0 come in preda a un episodio psicotico, ma che almeno le modalit\u00e0 dell\u2019aggressione, pur a loro modo \u201critualizzate\u201d e focalizzate su un nucleo ricorrente, appaiono impulsive, disordinate e soggette a rimodulazioni e ridefinizioni. Dunque, potremmo ipotizzare una incapacit\u00e0 di resistere a una ricorrente attitudine aggressiva. Il pensiero va, ovviamente, a Maurizio Giugliano, alle lesioni cerebrali da cui forse era affetto e alle difficolt\u00e0 sperimentate, dai periti dei processi cui \u00e8 stato sottoposto, nel diagnosticare compiutamente il suo stato mentale. Una compatibilit\u00e0 di Giugliano con il soggetto ignoto cos\u00ec come da noi delineato in termini di congettura non significa, in ogni caso, inevitabile sovrapponibilit\u00e0 o identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl livello di organizzazione, o disorganizzazione, riscontrato nella scena del crimine sar\u00e0 indicativo del grado di sofisticazione dell\u2019offender\u201d, si legge nel <em>Crime Classification Manual<\/em>, che propone l\u2019articolato protocollo di criminal profiling approntato dall\u2019Unit\u00e0 di Analisi Comportamentale dell\u2019F.B.I., \u201cmostrer\u00e0 anche quanto il criminale \u00e8 stato capace di controllare la vittima e se c\u2019era premeditazione nel crimine.\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, con riferimento al caso di specie:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>grado di sofisticazione: scarsa se non assente;<\/li>\n\n\n\n<li>capacit\u00e0 di controllare la vittima: buona;<\/li>\n\n\n\n<li>premeditazione: a nostro avviso non particolarmente significativa;<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle caratteristiche dei luoghi del delitto, potremmo quindi pensare a un offender tendenzialmente disorganizzato. \u201cOccorre sottolineare come la scena di un crimine di rado appaia come totalmente organizzata o disorganizzata\u201d, precisa il manuale del Bureau. \u201c\u00c8 pi\u00f9 probabile che si collochi tra i due estremi di una scena pulita e ordinata, e di una scena trascurata e disordinata.\u201d<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con riferimento ai singoli casi, simili categorie di portata generale devono essere interpretate con la massima cautela e una loro adozione troppo rigida rischia pertanto di rivelarsi fuorviante. Nessuna sorpresa, dunque, nel constatare che, scorrendo le caratteristiche del soggetto disorganizzato individuate dall\u2019F.B.I. rapportandole al nostro soggetto ignoto, non si registrino troppe assonanze<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Resta comunque il sentore di un soggetto che potrebbe agire nell\u2019impossibilit\u00e0 \u2013 dovuta a una causa organica? \u2013 di controllare i propri impulsi, non adottando quindi una strategia pienamente strutturata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda le vittime su cui il \u201cLupo\u201d indirizza la sua attenzione, ipotizziamo che la scelta inziale delle prostitute non risponda a una precisa volont\u00e0 punitiva rivolta verso tale categoria, ma scaturisca dalla vulnerabilit\u00e0 e dalla marginalizzazione che la caratterizzano. Il fatto che il soggetto abbia in seguito posto in essere aggressioni nei confronti di donne con differente collocazione sociale potrebbe attestare, da parte sua, l\u2019acquisizione di una maggiore sicurezza nelle proprie \u201crisorse offensive\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Categorie di omicida seriale<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La letteratura ha spesso tentato di orientarsi nel vasto e intricato universo degli assassini seriali, coniando categorie definitorie legate a precise tipologie di comportamento e di motivazioni ad agire. Secondo Ronald e Stephen Holmes<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, l\u2019omicida seriale \u00e8 un predatore che uccide tre o pi\u00f9 persone in un arco di tempo superiore a un mese, con significative pause tra un omicidio e l\u2019altro. E che, sotto il loro profilo comportamentale-motivazionale, pu\u00f2 cos\u00ec connotarsi:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>visionario o allucinato;<\/li>\n\n\n\n<li>missionario;<\/li>\n\n\n\n<li>edonista (proteso al piacere sessuale, alla ricerca del brivido o al tornaconto personale);<\/li>\n\n\n\n<li>orientato al controllo e al dominio della vittima.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con riferimento al Lupo dell\u2019Agro Romano, accennavamo alla componente sessuale dei delitti, il che potrebbe orientarci verso il serial killer edonista proteso al piacere sessuale (lustmurderer). Secondo gli Autori, un soggetto del genere pone in relazione il piacere sessuale con la morte, \u00e8 indotto ad agire dalla necessit\u00e0 di concretizzare una sua fantasia sessuale violenta. Da quest\u2019ultima scaturiscono anche i connotati ricorrenti, ritualizzati degli atti predatori posti in essere nei confronti delle vittime. In qualche misura, viste le premesse sopra abbozzate, alcuni aspetti di tale tipologia di serial killer potrebbero effettivamente ricorrere nel caso di specie, anche in considerazione del fatto che le modalit\u00e0 attraverso cui il lustmurderer soddisfa i propri impulsi sessuali si sostanziano in molteplici, possibili approcci e pratiche, dal sadismo alla necrofilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se, come sopra accennato, consideriamo in via ipotetica anche la possibilit\u00e0 che il soggetto agisca in una condizione di incapacit\u00e0 almeno temporanea, subentrata al momento dell\u2019aggressione, potremmo ammettere, nel caso di specie, una sorta di ibridazione del lustmurderer con il seria killer visionario o allucinato, che opera appunto in una condizione di distacco dalla realt\u00e0. Ne scaturirebbe un profilo atipico dell\u2019omicida seriale in questione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra classificazione di omicidi seriali, proposta da Mastronardi e De Luca<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, si basa sulle sole modalit\u00e0 esecutive e non anche, come quella precedentemente considerata, sulle motivazioni dei soggetti agenti. \u00c8 suddivisa in due macrocategorie:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Assassino seriale classico: il predatore sessuale, nell\u2019accezione ampia del termine.<\/li>\n\n\n\n<li>Assassino seriale atipico, in base a diversi, ulteriori approcci operativi.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo gli Autori, l\u2019omicida seriale classico presenta le seguenti caratteristiche distintive:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>uccide le vittime con modalit\u00e0 che permettono un contatto fisico;<\/li>\n\n\n\n<li>opera secondo dinamiche psicologiche che si sostanziano nelle fasi individuate da Norris (1988)<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a>: a) fase aurorale; b) fase di puntamento; c) fase di seduzione; d) fase di cattura; e) fase dell\u2019omicidio; f) fase totemica; g) fase depressiva;<\/li>\n\n\n\n<li>asporta souvenir o trofei dalla vittima o dalla scena del crimine;<\/li>\n\n\n\n<li>opera per soddisfare un\u2019esigenza svincolata da moventi concreti (gelosia, guadagno, etc.).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Lupo dell\u2019Agro Romano potrebbe collocarsi nella categoria \u2013 assai ampia \u2013 dell\u2019omicida seriale classico, sia pure, anche in questo caso, con tratti peculiari che impediscono una piena adesione alla categoria stessa come definita dagli Autori. Non risulta, ad es., che asporti oggetti appartenuti alle vittime o presenti sul locus commissi delicti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Un serial killer non ancora individuato?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, ribadendo la necessit\u00e0 di adottare, in simili valutazioni, la massima cautela, non possiamo non constatare \u2013 come sopra accennato \u2013 la compatibilit\u00e0 del profilo personologico di Giugliano con determinate dinamiche comportamentali del Lupo dell\u2019Agro Romano. Ma, in questo e in altri casi del genere, non possiamo comunque permetterci certezze assolute, convinzioni incrollabili. Dobbiamo peraltro tener presente che, tra giugno e dicembre 1984, quando l\u2019uomo si trovava nell\u2019impossibilit\u00e0 di commettere ulteriori omicidi, a Roma e nel Lazio si sono registrati altri delitti, alcuni dei quali caratterizzati da elementi analoghi a quelli, secondo gli investigatori, ascrivibili al soggetto.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>28 giugno 1984:<\/em> rivenuta, nella sua abitazione al Quadraro, Cinzia Travaglia, ventiquattro anni, tossicodipendente. Reca sul corpo segni di percosse. Delitto insoluto.<\/li>\n\n\n\n<li><em>15 luglio 1984:<\/em> Rita Letizia, diciannove anni, viene ritrovata senza vita nei giardini di Villa Pamphili, ad Anzio. \u00c8 semicarbonizzata. Sottoposto a processo il suo fidanzato, G.V., a sua volta diciannovenne, assolto due anni dopo dalla Corte d\u2019assise di Frosinone. Delitto insoluto.<\/li>\n\n\n\n<li><em>21 ottobre 1984:<\/em> Marcella Gianniti, ventisei anni, rivenuta senza vita presso il Parco degli acquedotti, in via Lemonia, a Roma. Parzialmente denudata, la vittima presenta varie ferite alla testa e tracce di strangolamento. Ha una pietra sul volto. Delitto insoluto.<\/li>\n\n\n\n<li><em>21 novembre 1984:<\/em> Anna Maria Ponzo, quarantasei anni, cameriera d\u2019albergo, viene ripescata dal Tevere, all\u2019altezza dell\u2019Isola Tiberina, a Roma. \u00c8 stata decapitata. Chi indaga nutre sospetti sul suo amante, O.M., agente penitenziario presso il carcere minorile di Casal del Marmo. Risulterebbero gravemente indizianti alcune lettere che l\u2019uomo ha inviato alla vittima. In assenza di solidi riscontri, comunque, il delitto rimane insoluto.<\/li>\n\n\n\n<li><em>22 novembre 1984:<\/em> dodici ore dopo il rinvenimento di Anna Maria Ponzo, il cadavere di Paola Mainenti, trentuno anni, prostituta, viene rivenuto su una sponda del lago di Albano. Evidenzia segni di percosse al capo e di strangolamento. Due settimane dopo, Attilio Sestu, manovale di ventiquattro anni con precedenti per furto, confessa il delitto. Non emergeranno elementi idonei ad accusarlo anche dei delitti dell\u2019anno precedente.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Consideriamo infine due casi del 1983:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>19 febbraio:<\/em> Bruna Vettese, trentuno anni, prostituta, ritrovata senza vita lungo via Appia antica. Delitto insoluto.<\/li>\n\n\n\n<li><em>18 agosto:<\/em> Regina Gsottenmayer, ventuno anni, turista austriaca, trovata morta in un canneto vicino a Civitavecchia. Delitto insoluto.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, pur ipotizzando \u2013 all\u2019esito della nostra breve speculazione criminologica \u2013 di poter attribuire a Giugliano alcuni dei delitti presi in esame nel corso del presente contributo, non possiamo non chiederci se, in quegli anni, operasse nel Lazio un (altro) serial killer mai individuato.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Dichiarazione di Roberto Giugliano, fratello di Maurizio, <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>, 7 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> E. Boccianti, S. Ramacci, <em>Italia giallo e nera<\/em>, Newton Compton, Roma, 2013, p. 377.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a><em>La Stampa<\/em>, 8 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a><em>La Stampa<\/em>, 10 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a><em>Il Corriere della Sera<\/em>, 7 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> <em>La Stampa<\/em>, 7 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> <em>L\u2019Unit\u00e0<\/em>, 8 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> <em>La Stampa<\/em>, 7 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> <em>L\u2019Unit\u00e0<\/em>, 8 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> <em>La Stampa<\/em>, 12 aprile 1984.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> J.E. Douglas, A.W. Burgess, A.G. Bugess, R.K. Ressler, <em>Crime Classification Manual<\/em>, Centro Scientifico Editore, Torino, 2008, p. 10.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> J.E. Douglas, A.W. Burgess, A.G. Bugess, R.K. Ressler, <em>op. cit.<\/em>, p. 11.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> L. Marrone, <em>Profili criminali. Ricerca criminologica e investigazione<\/em>, Bulzoni, Roma, 2022, pp. 77-78.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> R.M. Holmes, S.T. Holmes, <em>Omicidi seriali. Le nuove frontiere della conoscenza e dell\u2019intervento<\/em>, Centro Scientifico Editore, Torino, 2000.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> V.M. Mastronardi, R. De Luca, <em>I serial killer<\/em>, Newton Compton, Roma, 2013, pp. 54-64.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn17\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> J. Norris, <em>Serial Killers. The The Growing Menace<\/em>, Doubleday, New York, 1988.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.sherlockmagazine.it\/10142\/gli-efferati-delitti-del-lupo-dell-agro-romano\">https:\/\/www.sherlockmagazine.it\/10142\/gli-efferati-delitti-del-lupo-dell-agro-romano<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anni Ottanta. Un misterioso assassino seriale, autore di alcuni cruenti omicidi nelle campagne laziali. Un uomo di nome Maurizio Giugliano, senza fissa dimora e soggetto a incontrollati attacchi di violenza. Le loro strade si intrecciano in una vicenda tutt\u2019ora densa di ombre ed elementi non ancora chiariti. Giugliano era davvero il \u201cLupo dell\u2019Agro Romano\u201d? 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