{"id":1590,"date":"2025-07-30T16:53:09","date_gmt":"2025-07-30T16:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=1590"},"modified":"2025-07-30T16:53:11","modified_gmt":"2025-07-30T16:53:11","slug":"mostro-di-firenze-nuova-analisi-del-dna-riapre-la-pista-sarda-scoperto-un-dato-irrilevante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2025\/07\/30\/mostro-di-firenze-nuova-analisi-del-dna-riapre-la-pista-sarda-scoperto-un-dato-irrilevante\/","title":{"rendered":"Mostro di Firenze, nuova analisi del Dna riapre la pista sarda? \u201cScoperto un dato irrilevante\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Firenze. L\u2019aspetto forse pi\u00f9 significativo della faccenda afferisce alle dinamiche psico-sociali di propagazione e di enfatizzazione delle notizie. Nei giorni scorsi, i media hanno riservato particolare risalto al fatto che un accertamento genetico effettuato dal professor Ugo Ricci avrebbe stabilito che Natalino Mele, il bimbo di sei anni sopravvissuto al primo delitto del Mostro di Firenze (21 agosto 1968, vittime: Barbara Locci e Antonio Lo Bianco) non sarebbe figlio di Stefano Mele, marito della vittima femminile, ma di uno degli amanti di lei, Giovanni Vinci, fratello di Francesco e Salvatore. Questi ultimi, nell\u2019ambito della cosiddetta \u201cpista sarda\u201d, sono stati all\u2019epoca sottoposti a indagine e prosciolti; Giovanni Vinci, rivelano oggi gli organi di stampa, non \u00e8 mai stato ufficialmente indagato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ragionamento sotteso \u00e8 fin troppo semplice, persino semplicistico: la notte del delitto, l\u2019assassino ha colpito Locci e il suo amante Lo Bianco, appartatisi in auto, e ha risparmiato il bimbo, addormentato sul sedile posteriore della vettura. Perch\u00e9? Se il piccolo fosse stato il figlio dell\u2019omicida, congetturano i giornali, questi avrebbe avuto remore a ucciderlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Caso risolto?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo pressoch\u00e9 certi che un simile scenario terr\u00e0 banco per mesi nei dibattiti sul caso. Vale quindi la pena di richiamare quanto affermato in proposito dal documentarista Paolo Cochi, considerato uno dei massimi esperti dei delitti del Mostro. \u201cGi\u00e0 nel 1986 il generale dei carabinieri Torrisi\u201d, ricorda in un\u2019intervista pubblicata su <em>Tag24<\/em>, \u201caveva ventilato l\u2019ipotesi che Natalino non fosse il figlio di Mele. Questo perch\u00e9 la madre, Barbara Locci [\u2026] frequentava anche altri uomini, tra i quali Francesco e Salvatore Vinci, fratelli di Giovanni, che ora si presume possa essere il padre del bambino.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSe anche fosse vero, non cambierebbe nulla\u201d, aggiunge Cochi. \u201cIl dato non sposterebbe l\u2019impianto investigativo: n\u00e9 Giovanni Vinci, n\u00e9 gli altri fratelli, n\u00e9 tantomeno Carmelo Cutrona \u2013 altro amante della Locci \u2013 sono mai stati collegati ai delitti avvenuti dopo il 1968. Anzi, tutti avevano alibi solidi, come accertato definitivamente nel 1989 con l\u2019archiviazione della \u2018pista sarda\u2019.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 per quanto riguarda il dato storiografico-giudiziario. Dal punto di vista criminologico, il predetto scenario non appare particolarmente significativo. Nella prospettiva del Mostro di Firenze, il bambino non risultava rilevante e il fatto che non sia stato ucciso insieme alla coppia in intimit\u00e0 non sorprende troppo, anche in assenza dell\u2019ipotizzato legame di parentela. Applicando le categorie del criminal profiling, i criminologi hanno interpretato i delitti in due differenti prospettive: come mezzo per ottenere, da parte del Mostro, una distorta gratificazione sessuale (\u00e8 l\u2019interpretazione di chi ipotizza di poter ricondurre l\u2019omicida alla categoria del cd. lustmurderer, assassino per libidine) o come punizione nei confronti delle coppie appartate in auto a scambiarsi effusioni, ritenute dall\u2019offender colpevoli di una condotta inaccettabile e appunto meritevole di censura (in tal senso, il Mostro sarebbe quindi da ricondursi alla categoria del cosiddetto serial killer missionario). In un caso o nell\u2019altro, il bambino non rivestiva alcun ruolo agli occhi dell\u2019aggressore, non sollecitava dunque in lui il minimo interesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi \u00e8 poi un elemento che, al di l\u00e0 delle mutevoli interpretazioni fornite in sede di profiling, potrebbe rivelarsi decisivo nell\u2019evidenziare l\u2019inconsistenza dello scenario oggi proposto: dall\u2019accurato esame dei delitti e delle relative tracce materiali condotto dal criminologo Francesco De Fazio e dai suoi collaboratori dell\u2019Universit\u00e0 di Modena tra il 1984 e il 1985, \u00e8 emerso che l\u2019omicida fosse alto circa un metro e novanta: non ci risulta che un dato del genere potesse riferirsi ai fratelli Vinci. N\u00e9, del resto, ai cosiddetti compagni di merende.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Revisione \u201cinammissibile\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito dei compagni di merende, nei giorni scorsi la Corte d\u2019Appello di Genova ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione della condanna all\u2019ergastolo inflitta nel 2000 a Mario Vanni, ritenuto responsabile, con il \u201cpentito\u201d Giancarlo Lotti, di quattro degli otto duplici omicidi del Mostro. A sostegno dell\u2019istanza, presentata dagli avvocati Valter Biscotti e Antonio Mazzeo per conto del nipote di Vanni, una consulenza entomologico-forense secondo cui l\u2019ultimo delitto (vittime: Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili) risulterebbe avvenuto uno o due giorni prima rispetto alla datazione recepita in sede giudiziaria (8 settembre 1985): il che confermerebbe l\u2019inattendibilit\u00e0 delle dichiarazioni di Lotti, su cui la condanna si \u00e8 basata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Precisiamo che i risultati della predetta analisi entomologica richiamano in toto le conclusioni cui \u00e8 pervenuta nel 2015 un\u2019inchiesta realizzata dal citato Paolo Cochi che, con l\u2019ausilio di esperiti del settore, aveva appunto prospettato la concreta possibilit\u00e0 che il duplice omicidio del 1985, commesso in localit\u00e0 Scopeti, potesse collocarsi in una data antecedente rispetto a quella ufficialmente accertata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, nel corso del procedimento relativo alla richiesta di revisione, il sostituto procuratore generale aveva tempo fa definito l\u2019istanza \u201cinammissibile\u201d, sostenendo che le nuove prove prodotte non fossero sufficienti a invalidare le conclusioni cui era pervenuta la sentenza definitiva di condanna. Assunto oggi condiviso dalla Corte d\u2019Appello, che ha appunto respinto la domanda. La difesa di Vanni ha annunciato ricorso in Cassazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei legali dell\u2019istante, l\u2019avvocato Biscotti, ha tra l\u2019altro evidenziato quella che a suo dire sarebbe una \u201csorprendente coincidenza\u201d tra la decisione della Corte e la recente diffusione della notizia relativa alla paternit\u00e0 di Natalino Mele: quest\u2019ultimo elemento, ha considerato, potrebbe distogliere l\u2019attenzione da aspetti pi\u00f9 sostanziali del caso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rigetto dell\u2019istanza sembra avvalorare le parole di Cochi circa l\u2019effettiva fondatezza dell\u2019azione intrapresa. Prima che la Corte si pronunciasse in proposito, il documentarista aveva tra l\u2019altro dichiarato: \u201cIl tentativo giudiziario in corso fu gi\u00e0 intrapreso anni fa dai legali Marazzita e Filast\u00f2, sempre sulla base di elementi entomologici che retrodatano il delitto di Scopeti analizzando le larve presenti sui cadaveri nelle fotografie. Non si tratta, dunque, di una prova sufficientemente robusta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-diogene-notizie wp-block-embed-diogene-notizie\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"4WLFznbS2o\"><a href=\"https:\/\/diogenenotizie.com\/mostro-firenze-il-caso-mele-e-lillusione-di-un-colpo-di-scena\/\">Mostro Firenze: il caso Mele e l\u2019illusione di un colpo di scena<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"\u201cMostro Firenze: il caso Mele e l\u2019illusione di un colpo di scena\u201d \u2014 Diogene Notizie\" src=\"https:\/\/diogenenotizie.com\/mostro-firenze-il-caso-mele-e-lillusione-di-un-colpo-di-scena\/embed\/#?secret=QUCkhbnCjQ#?secret=4WLFznbS2o\" data-secret=\"4WLFznbS2o\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Firenze. L\u2019aspetto forse pi\u00f9 significativo della faccenda afferisce alle dinamiche psico-sociali di propagazione e di enfatizzazione delle notizie. Nei giorni scorsi, i media hanno riservato particolare risalto al fatto che un accertamento genetico effettuato dal professor Ugo Ricci avrebbe stabilito che Natalino Mele, il bimbo di sei anni sopravvissuto al primo delitto del Mostro di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1591,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-container-style":"default","site-container-layout":"default","site-sidebar-layout":"default","site-transparent-header":"default","disable-article-header":"default","disable-site-header":"default","disable-site-footer":"default","disable-content-area-spacing":"default","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[9,6],"tags":[],"class_list":["post-1590","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-criminologia-investigativa-e-scienze-forensi","category-cronaca-e-true-crime"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Mostro-di-Firenze-30-luglio-2025-.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1590","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1590"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1592,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1590\/revisions\/1592"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1591"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}