{"id":1473,"date":"2025-02-22T01:00:00","date_gmt":"2025-02-22T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=1473"},"modified":"2025-02-24T10:37:49","modified_gmt":"2025-02-24T10:37:49","slug":"il-caso-bebawi-un-delitto-della-dolce-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2025\/02\/22\/il-caso-bebawi-un-delitto-della-dolce-vita\/","title":{"rendered":"Il caso Bebawi, un delitto della \u201cdolce vita\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma, luned\u00ec 20 gennaio 1964, ore 10: la giovane Karin Arbib varca la soglia dell\u2019ufficio in cui lavora, in via Lazio n. 9, poco distante da via Vittorio Veneto. \u00c8 la segretaria di Farouk Chourbagi, giovane imprenditore impegnato, tra l\u2019altro, nel settore tessile. L\u2019ufficio di via Lazio \u00e8 la sede della Tricotex, da lui diretta.<br>La giovane donna apre la porta con la sua chiave. Appena entrata, risponde al telefono, che sta squillando. Qualcuno le chiede di Chourbagi, irreperibile dal sabato precedente.<br>La ragazza raggiunge quindi la stanza del suo principale: intende consultare la sua agenda per recuperare i recapiti telefonici di alcuni amici e chiedere loro notizie.<br>Farouk Chourbagi giace, senza vita, proprio nella sua stanza, in prossimit\u00e0 della scrivania, con la testa rivolta verso il vano di una finestra. L\u2019uomo \u00e8 stato attinto da alcuni colpi d\u2019arma di fuoco ed i suoi lineamenti risultano deturpati dal vetriolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Farouk Chourbagi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nato al Cairo il 16 aprile 1937, \u00e8 figlio dell\u2019ex ministro del tesoro egiziano. Nel 1961 si stabilisce a Losanna, conducendo una intensa vita mondana, a contatto con quella che si usa definire jet society.<br>Nel 1963 si trasferisce a Roma, affittando un lussuoso appartamento in via Savastano n. 7, nel quartiere Parioli.<br>Ha inoltre acquistato l\u2019intero pacchetto azionario della Tricotex e stabilito il suo ufficio, appunto, in via Lazio n. 9. Anche a Roma il giovane si dedica alle avventure galanti oltre che agli affari, nel contesto mondano che gravita nell\u2019orbita di via Veneto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>La scena del crimine<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La porta di ingresso dell\u2019ufficio di Chourbagi risulta priva di segni di effrazione. \u00c8 dotata di tre chiavistelli: quello centrale \u00e8 collegato a una corda sottile, mediante la quale \u00e8 possibile chiudere la porta dall\u2019esterno, facendo assestare il paletto della serratura nel suo alloggiamento.<br>Nello studio di Farouk non si rilevano segni di colluttazione e non risulta che nulla sia stato asportato.<br>All\u2019interno della giacca della vittima, una chiave dell\u2019appartamento. La segretaria dispone dell\u2019unica altra copia. Accanto al cadavere, un fazzoletto rosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Tracce balistiche<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presenti in loco quattro proiettili e quattro bossoli, esplosi con una pistola semiautomatica calibro 7,65, con estrattore posto sulla destra della canna. Tre proiettili hanno attinto la vittima al capo e sono fuoriusciti (recuperati). Un quarto ha raggiunto Chourbagi alla schiena, senza fuoriuscire (non estratto in sede autoptica). Dunque, sulla scena sembrerebbero essere stati esplosi in tutto cinque colpi: dov&#8217;\u00e8 il quinto bossolo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Tracce ematiche<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una dalla conformazione netta e, diremmo, regolare, si colloca proprio al di sotto del vano della finestra, sviluppandosi in una uniforme colatura fino all\u2019alto battiscopa, senza proiezioni. Sulla destra di questa, proprio al di sotto della testa del cadavere, una consistente gora. Schizzi irregolari sul muro, in prossimit\u00e0 del cadavere, probabilmente dovuti all\u2019impatto dei proiettili con il cranio o, secondo un elaborato peritale, attribuibili all\u2019effetto del vetriolo versato sulla testa della vittima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Lesioni da vetriolo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le lesioni da vetriolo rientrano nella categoria delle ustioni chimiche, o causticazioni, e si differenziano da quelle termiche non tanto nell\u2019aspetto quanto nei rispettivi decorsi clinici: le prime rivelano tempi di guarigione pi\u00f9 lunghi.<br>Nel caso di specie, le ustioni risultarono, all\u2019esame autoptico, inflitte post mortem: le correlate lesioni appaiono prive di eritema ed edema, tratti propri di quelle vitali, come i travasi capillari.<br>L\u2019ossidazione e l\u2019evaporazione postmortale hanno, inoltre, determinato l\u2019insorgenza di un colorito brunastro, non riscontrabile in ustioni inferte in vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Claire Bebawi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso dell\u2019indagine, la segretaria di Chourbagi informa gli inquirenti che il suo principale ha di recente ricevuto la telefonata di una donna che pare averlo molto turbato. \u00c8 giunta nella tarda mattinata di venerd\u00ec 17 gennaio.<br>Nel corso del colloquio, l\u2019uomo, molto a disagio, ha cercato di dissuadere l\u2019interlocutrice dal proposito di venire a Roma, da Losanna, per incontrarsi con lui. La donna, riferisce Karin, si chiama Claire Ghobrial. Nata al Cairo il 30 giugno 1933. Sposata da circa quindici anni con Youssef Bebawi, ricco uomo d\u2019affari, da cui ha avuto tre figli.<br>Avvenente e inquieta, la donna, \u201camante del lusso e dell\u2019eleganza\u201d, trascorre \u201cgran parte del tempo libero fra ateliers d\u2019alta moda e maisons de beaut\u00e9\u201d. (Costantini, 2006, p. 85).<br>La coppia vive a Losanna, da cui il marito si allontana spesso per ragioni di lavoro. Proprio a Losanna, nel 1961, Claire conosce Farouk Chourbagi, durante una sfilata di moda. In breve, tra i due nasce una relazione, il cui decorso \u2013 a giudicare dalle fonti disponibili \u2013 appare tutt\u2019altro che sereno.<br>Telegramma di Claire Bebawi a Farouk Chourbagi, mercoled\u00ec 20 febbraio 1963: \u201cComplicazioni estremamente serie riguardanti te. Prego telegrafare e scrivere immediatamente presso fermo posta. Sto affrontando un disastro.\u201d<br>Lettera di Farouk Chourbagi a Claire Bebawi, gioved\u00ec 21 febbraio: \u201cQuesta \u00e8 la seconda lettera che ti scrivo in due ore, non posso agire, non posso lavorare, non posso respirare. Sono diventato un disperato, pensieroso, incostante e nervoso. Penso al mio fato e al mio futuro, che mi appare denso di nubi.\u201d<br>Lettera di Youssef Bebawi a Farouk Chourbagi, venerd\u00ec 22 febbraio 1963: \u201cFarouk, ti pu\u00f2 interessare sapere che io sono pienamente al corrente della relazione disgustosa che continua tra mia moglie e te. [\u2026] Tu sei uno sporco ragazzo degenerato. Mia moglie non rimarr\u00e0 oltre nella mia casa. Ora \u00e8 disponibile.\u201d<br>Bebawi \u00e8 cristiano copto e, all\u2019inizio del 1963, si converte alla fede musulmana proprio per poter ripudiare sua moglie. Vi provveder\u00e0 con atto registrato nel successivo mese di marzo.<br>Chourbagi si trasferisce a Roma e il suo rapporto con Claire finisce con il deteriorarsi, tanto da rendere necessario, a parere della donna, un incontro chiarificatore.<br>Da qui, la sua telefonata all\u2019amante, di poco precedente l\u2019omicidio, per preannunciargli il suo imminente arrivo a Roma da Losanna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>I Bebawi a Roma<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sabato 18 gennaio: i Bebawi atterrano all\u2019aeroporto di Fiumicino, raggiungono Roma e, verso le 17, prendono alloggio presso l\u2019albergo \u201cLa residenza\u201d, in via Emilia nn. 22-24, nei pressi della sede della Tricotex di via Lazio.<br>Poco dopo, i due, lasciano l\u2019albergo e vi fanno ritorno verso le 18,30.<br>Al rientro, Bebawi chiede il conto e fa chiamare un taxi. Sale in camera per prendere la valigia e, a quanto emerso in seguito, telefona all\u2019Alitalia per prenotare un volo per Atene il 20 gennaio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Arresto<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Bebawi giungono a Napoli, proseguono per Brindisi e da qui approdano ad Atene, intenzionati a prendere un aereo per Beirut.<br>Vengono arrestati dalla Polizia greca su richiesta di quella italiana. Interrogati da poliziotti del nostro Paese, giunti ad Atene, inizialmente negano di essere coinvolti nell\u2019omicidio di Chourbagi.<br>In attesa del ritorno in Italia, viene disposta una perquisizione della villa dei Bebawi a Losanna: rinvenuti alcuni proiettili le cui caratteristiche merceologiche sembrano coincidere con quelli repertati sulla scena del crimine.<br>Un testimone, in Svizzera, riferisce che Claire ha recentemente acquistato un flacone di vetriolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Strategie difensive<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al processo, presso la Corte d\u2019Assise di Roma, i due sono difesi da prestigiosi avvocati. Youssef viene assistito da Giuliano Vassalli, giurista e politico, cui si deve, tra l\u2019altro, la riforma del processo penale italiano introdotta nel 1989. Sar\u00e0 Presidente della Corte Costituzionale dal novembre 1999 al febbraio 2000.<br>La difesa di Claire \u00e8 curata inizialmente da Giovanni Leone, docente di procedura penale dal 1936, Presidente della Camera dei Deputati dal 1955 al 1963, Presidente del Consiglio nel 1963 e nel 1968 e, nel 1971, eletto Presidente della Repubblica.<br>Nel corso del processo, Leone rinuncia al mandato e viene sostituito da Giuseppe Sotgiu, avvocato a sua volta dedito alla politica.<br>In aula, gli imputati sostengono opposte versioni dei fatti. Youssef afferma di aver accompagnato la moglie in via Lazio e che lei era salita da sola da Chourbagi per porre fine alla loro relazione. Di ritorno, sconvolta, aveva ammesso di averlo ucciso e sfigurato con il vetriolo. Lui l\u2019aveva aiutata a fuggire e a disfarsi dell\u2019arma, nonostante l\u2019intervenuto ripudio, perch\u00e9 Claire era pur sempre la madre dei suoi figli.<br>Claire accusa dell\u2019omicidio il marito che, a suo dire, era entrato nello studio di Chourbagi mentre lei e il giovane stavano parlando, lo aveva aggredito, ucciso e sfigurato con il vetriolo.<br>L\u2019accusa sostiene che i coniugi Bebawi hanno agito di comune accordo fin dall\u2019inizio: avrebbero pianificato ed eseguito l\u2019omicidio congiuntamente. Vi \u00e8, secondo tale interpretazione, una chiara, palese incompatibilit\u00e0 fra i due mezzi con cui si era consumata l\u2019aggressione: la mano che ha sparato non doveva essere stata la medesima che aveva infierito sulla vittima con il vetriolo. Due soggetti, dunque, che avrebbero posto in essere di concerto il medesimo disegno criminoso.<br>Dall\u2019arringa di uno dei difensori: \u201cIl problema non \u00e8 di capire chi aveva il motivo pi\u00f9 appariscente per uccidere, voi dovete avere la certezza su chi ha ucciso. Se non avete questa certezza dovete assolvere entrambi gli imputati, perch\u00e9 la giustizia e la civilt\u00e0 esigono questo. Non \u00e8 incivile assolvere chi ha commesso un delitto, sarebbe incivile condannare un innocente.\u201d<br>In primo grado, nel 1966, i due vengono appunto assolti per insufficienza di prove. Non vi sono elementi sufficienti per attribuire, oltre ogni ragionevole dubbio, la responsabilit\u00e0 del delitto a uno dei due coniugi o ad entrambi.<br>Nel 1968, la Corte d\u2019Assise d\u2019Appello sembra non condividere l\u2019assunto garantista che caratterizza la sentenza di primo grado. Pur in assenza di nuovi elementi di prova, condanna i Bebawi a ventidue anni di reclusione per concorso in omicidio.<br>\u201cLa Corte, pur di condannarli dovette ricorrere all\u2019aberrazione per cui venivano reputati colpevoli l\u2019uno per concorso materiale, l\u2019altro per concorso morale senza indicare chi dei due fosse l\u2019esecutore e chi il complice\u201d (Armati e Selvetella, 2005, p. 210).<br>Condanna confermata in Cassazione, nel 1974.<br>In ogni caso, i Bebawi non scontano la pena loro comminata: dopo la conclusione del procedimento di primo grado, hanno ritenuto pi\u00f9 prudente riparare in Paesi non legati al nostro da accordi di estradizione: lui \u00e8 tornato in Svizzera a curare i suoi affari, lei si \u00e8 stabilita in Egitto, dedicandosi all\u2019attivit\u00e0 di guida turistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Il vero colpevole?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cL\u2019affaire Bebawi continua a spiccare nella storia della criminologia italiana per il modo maldestro in cui sono state gestite le indagini [\u2026].\u201d Cos\u00ec Luciano Garofano, gi\u00e0 comandante del Ris di Parma, a proposito del delitto e del suo decorso investigativo.<br>A livello processuale, pi\u00f9 di un commentatore ha considerato che le opposte versioni della vicenda fornite dai coniugi Bebawi fossero parimenti plausibili e conformi ai dati raccolti in sede investigativa. Una conclusione che non sembrerebbe, invero, del tutto condivisibile.<br>Consideriamo brevemente la versione del marito. Sostiene di aver accompagnato la moglie fino a via Lazio e di non essere salito con lei fino allo studio di Chourbagi. Secondo quanto riportato in un articolo del giornalista d\u2019inchiesta Pino Nicotri, sembrerebbe vi sia un testimone che, all\u2019epoca, conferm\u00f2 il fatto.<br>Secondo Claire, al contrario, il marito avrebbe fatto irruzione nella stanza di Chourbagi mentre questi e la donna erano intenti a parlare e, pare, avessero chiarito i loro contrasti.<br>Si prospetta un quesito: come avrebbe fatto, Youssef a entrare nell\u2019appartamento senza disporre della chiave? Alcuni dei testi consultati sembrerebbero fornire una possibile risposta: \u201cLa porta [d\u2019ingresso dell\u2019appartamento] infatti era dotata di una complicata serratura di sicurezza a ferronetto, che poteva essere agilmente aperta solo usando l\u2019accortezza di tirare uno spago legato al nottolino.\u201d (Armati e Selvetetella, 2005, p. 206).<br>Non appare del tutto credibile che nella sede di una societ\u00e0 commerciale si fosse adottato un simile sistema di accesso, evidentemente idoneo a comprometterne la sicurezza. Per lo meno, tale sistema, se effettivamente sussistente, si sarebbe rivelato inutile quando, nell\u2019appartamento, vi fossero stati il titolare o la sua segretaria (che disponevano entrambi, tra l\u2019altro, di una chiave della porta di ingresso). E comunque, Youssef ben difficilmente avrebbe potuto essene a conoscenza.<br>Sembrerebbe forse pi\u00f9 verosimile che il meccanismo consentisse di chiudere la porta dall\u2019esterno con una mandata, senza l\u2019ausilio della chiave.<br>Se, in termini di pura speculazione accademica, accettiamo questo dato come valido, la versione dei fatti fornita da Claire decade: il marito sarebbe stato nell\u2019impossibilit\u00e0 di accedere all\u2019appartamento nel modo da lei asserito.<br>Poi: la donna afferma che Youssef, entrato nello studio, si sarebbe scagliato con violenza contro il rivale e che, tra i due, sarebbe nata una colluttazione. Dal sopralluogo effettuato, risultano del tutto assenti, nello studio di Chourbagi, tracce che lo attestino.<br>Ancora: i vicini hanno dichiarato di aver udito degli spari e un grido di donna. Se, nella stanza, si fosse effettivamente svolta la predetta colluttazione, gli stessi ne avrebbero con ogni probabilit\u00e0 udito il rumore, come pure gli insulti asseritamente proferiti dal marito, sconvolto, all\u2019indirizzo della moglie.<br>Senza contare che, disponendo di un\u2019arma da fuoco, il marito non avrebbe avuto alcuna necessit\u00e0 di avventarsi contro il rivale, ponendo a rischio la propria incolumit\u00e0: sarebbe stato sufficiente, per lui, esplodere i colpi all\u2019indirizzo del giovane. Alcune fonti riferiscono che Youssef fosse particolarmente abile nell\u2019uso delle armi da fuoco e, probabilmente, sparando contro il rivale \u2013 tra l\u2019altro, sembra da una distanza ravvicinata \u2013 non lo avrebbe mancato e avrebbe subito attinto una sua parte vitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>\u201c\u00c8 la prima volta che racconto questo episodio\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque: la versione di Youssef sembrerebbe avere il conforto di un testimone, quella di Claire parrebbe smentita dallo stato dei luoghi in cui l\u2019aggressione si \u00e8 svolta e dalle risultanze testimoniali.<br>Riportiamo, in conclusione, una dichiarazione rilasciata, negli anni Settanta, da Giovanni Leone, primo difensore di Claire Bebawi, che in seguito rinunci\u00f2 al mandato: \u201cQuando l\u2019avvocato di Atene ricevette i coniugi Bebawi, ebbe le confidenze da loro di quello che era accaduto. Questo avvocato, correttamente, si rinchiuse nel segreto professionale e disse: \u2018Non posso dire niente perch\u00e9 io sono stato consultato come avvocato.\u2019 [\u2026] La sera stessa, una eccellente giornalista, mia amica, che io stimo soprattutto per la sua probit\u00e0, mi telefon\u00f2. Mi disse: \u2018Professor Leone, io sono riuscita a parlare a quattr\u2019occhi con l\u2019avvocato greco e questi mi ha detto che ad Atene la Clara Bebawi aveva ammesso di aver ucciso, lei soltanto, Farouk.\u2019 Io sono avvocato di difesa s\u00ec per la Bebawi, ma nei confronti del marito io divento avvocato di parte civile perch\u00e9, per salvare lei, devo accusare lui. So che lui \u00e8 innocente, la mia coscienza e la moralit\u00e0 professionale me lo vietano. Mi ritirai con un pretesto. \u00c8 la prima volta che racconto questo episodio.\u201d (Trascrizione da un filmato incluso nella puntata del programma Il Giallo e il Nero trasmessa da Rai Tre il 30 marzo 2013 e dedicata al caso Bebawi: 31m:11s-32m:11s).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Riferimenti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Armati C., Selvetella Y., <em>Roma criminale<\/em>, Newton Compton, Roma, 2005.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Costantini C., <em>Sangue sulla dolce vita<\/em>, L\u2019Airone Editrice, Roma, 2006.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fallaci O., \u201cDue colpevoli di troppo\u201d, <em>L\u2019Europeo<\/em> n. 5\/1965.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Garofano L., \u201cBebawi, un\u2019indagine imperfetta\u201d, in AA.VV., <em>Casi freddi<\/em>, Cairo Editore, Milano, 2009.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Minuzzo N., \u201cIl mistero delle tre verit\u00e0\u201d, <em>L\u2019Europeo<\/em> n. 23\/1966.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nicotri P., <em>Sabrina, Sarah e i coniugi Bebawi: solo una cordicella unisce i due delitti<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.blitzquotidiano.it\/facebook\/sabrina-sarah-bebawi-cordicella-delitto-609420\/\">https:\/\/www.blitzquotidiano.it\/facebook\/sabrina-sarah-bebawi-cordicella-delitto-609420\/<\/a> (consultato il 18 febbraio 2025).<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rava E., <em>Roma in cronaca nera<\/em>, Newton Compton, Roma, 1987.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.sherlockmagazine.it\/9807\/real-crime-un-delitto-della-dolce-vita\">https:\/\/www.sherlockmagazine.it\/9807\/real-crime-un-delitto-della-dolce-vita<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, luned\u00ec 20 gennaio 1964, ore 10: la giovane Karin Arbib varca la soglia dell\u2019ufficio in cui lavora, in via Lazio n. 9, poco distante da via Vittorio Veneto. \u00c8 la segretaria di Farouk Chourbagi, giovane imprenditore impegnato, tra l\u2019altro, nel settore tessile. 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