{"id":1398,"date":"2024-08-10T13:41:09","date_gmt":"2024-08-10T13:41:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=1398"},"modified":"2024-08-10T13:41:11","modified_gmt":"2024-08-10T13:41:11","slug":"la-belva-con-la-sciarpa-color-canarino-rina-fort-e-la-strage-di-via-san-gregorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2024\/08\/10\/la-belva-con-la-sciarpa-color-canarino-rina-fort-e-la-strage-di-via-san-gregorio\/","title":{"rendered":"La Belva con la sciarpa color canarino. Rina Fort e la strage di via San Gregorio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\u201cMassacrati in via San Gregorio\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il 1946. La guerra si \u00e8 conclusa da poco. Il 4 febbraio si inaugura il congresso che giunger\u00e0 a deliberare lo scioglimento del Partito d\u2019Azione. Il 5 maggio esordisce il gioco del Totocalcio: si chiama Sisal, \u00e8 stato inventato dal giornalista Massimo Della Pergola. Il 9 maggio, Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio Umberto I. L\u201911 maggio riapre la Scala, con un concerto diretto da Arturo Toscanini. Tornano a riempirsi i teatri di variet\u00e0, l\u2019attore pi\u00f9 acclamato \u00e8 Tot\u00f2. 2 giugno, i risultati del referendum: monarchia, 10.719.284 voti; repubblica, 12.717.923. Elezioni per l\u2019Assemblea Costituente: la Dc prende il 20,7% dei voti, il Pci il 18,2%, il Psi il 18,9%, il Partito dell\u2019Uomo qualunque il 5,3%. Il 13 giugno, Umberto I lascia l\u2019Italia per stabilirsi in Portogallo, a Cascais, vicino Lisbona. 1\u00b0 luglio, Enrico De Nicola viene eletto capo provvisorio dello Stato. Il 7 luglio, Gino Bartali vince il Giro d\u2019Italia. Il 12 luglio nasce un governo di coalizione presieduto da Alcide De Gasperi, cui partecipano anche socialisti e comunisti. Il 30 settembre, pronunciate undici condanne a morte all\u2019esito del processo di Norimberga. Il 26 dicembre, Giorgio Almirante fonda il Movimento sociale italiano, partito che si richiama esplicitamente al fascismo. Questa \u00e8 l\u2019Italia della strage di via San Gregorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Milano, sabato 30 novembre. Si approssima il Natale. Sono circa le otto di un mattino freddo e umido. Pina Somaschini, commessa del negozio di stoffe e cascami di propriet\u00e0 di Giuseppe Ricciardi, bussa alla porta dell\u2019abitazione di quest\u2019ultimo, in via San Gregorio n. 40. Lui \u00e8 fuori Milano da alcuni giorni per motivi di lavoro e la commessa intende farsi consegnare dalla moglie le chiavi del negozio, per poterlo aprire, come tutte le mattine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ottiene risposta. La porta di casa \u00e8 socchiusa. Pina la spinge e chiama la signora, invano. Si introduce quindi nell\u2019appartamento, in cui regna la penombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vede quasi subito, in terra, uno dei figlioletti di Ricciardi. \u00c8 in una pozza di sangue. Poco distante, riversa sul pavimento, anche la moglie dell\u2019uomo. Pina corre via terrorizzata, raggiunge la strada in cerca di aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta giunti sul posto, gli uomini della Questura isolano lo stabile e, successivamente, l\u2019intera strada. Nell\u2019appartamento rinvengono altri due piccoli cadaveri, gli altri figli di Ricciardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una strage. Qualcuno ha ucciso, a quanto sembra con una spranga di ferro dagli spigoli accentuati, Franca Pappalardo, quarant\u2019anni, moglie di Giuseppe Ricciardi ed i figli Giovanni, di sette anni, Giuseppina, di cinque, Antonio, di sette mesi. Giornalisti e fotografi hanno preceduto gli investigatori in loco, le edizioni del pomeriggio escono con articoli a quattro colonne e le fotografie delle vittime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nuovo Corriere della Sera<\/em>, primo dicembre 1946: \u201cMassacrati in via San Gregorio una madre coi tre figliuoletti\u201d. Nell\u2019articolo si legge che qualcuno avrebbe sottratto dall\u2019appartamento due assegni e che, sul pavimento, sarebbe stata rivenuta una fotografia dei coniugi Ricciardi il giorno delle nozze, stracciata. Si ipotizza un delitto passionale. Le indagini vengono affidate al commissario Mario Nardone, definito il \u201cMaigret italiano\u201d, per il suo intuito e la sua sensibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Scena del crimine e prime valutazioni<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal verbale del primo sopralluogo: piccolo appartamento \u201ccon sala da pranzo di circa 3 metri x 3 e mezzo, con divano con due cuscini e una penna stilografica appoggiata; letto matrimoniale in stato di non uso per la notte precedente; al muro immagine di Santa Rosalia, e statuetta della Madonna con lampadina.\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In prossimit\u00e0 delle vittime, abbondanti tracce di sangue, materia cerebrale e vomito. Segno, quest\u2019ultimo, che i colpi mortali sono stati inflitti alle vittime nel corso della digestione. Il che permette di ipotizzare che l\u2019aggressione sia avvenuta la sera precedente, approssimativamente un\u2019ora dopo la cena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il portiere dello stabile riferisce di aver chiuso il cancello alle ore 21 in punto ma, da alcuni giorni, la serratura \u00e8 stata rimossa per riparazioni. Dunque, chiunque avrebbe potuto accedere all\u2019interno dello stabile senza difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNell\u2019appartamento del delitto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessun odore, n\u00e9 di cucina, n\u00e9 di chiuso, n\u00e9 di gas, n\u00e9 di lisciva, nessun odore pi\u00f9 di vita\u201d, scrive, sul <em>Corriere d\u2019informazione<\/em>, Dino Buzzati, che ha accesso al teatro della strage pochi giorni dopo il fatto. \u201cSono le 16,45 e dalle basse finestre da ammezzato cerca ancora di entrare la luce. [\u2026] I mobili hanno quell\u2019ambiguo stile che quindici anni fa veniva chiamato novecento. Mobili e arredi di chi vorrebbe vagamente ripetere ci\u00f2 che fa la borghesia del Nord [\u2026]. Tutt\u2019intorno, dovunque si guardi, cento piccoli segni di un\u2019esistenza familiare rimasta in sospeso. Una cartolina coi saluti da Catania a cui rispondere (e c\u2019\u00e8 gi\u00e0 pronta accanto, non scritta, una cartolina con i \u2018grattacieli\u2019 di via Washington), un involto di biancheria da lavare, la pappa del cane non consumata sotto il tavolo della cucina, il riso sparso per terra, un mozzicone di sigaretta Roma. Non un libro in tutta la casa.\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi gli elementi in possesso degli investigatori. L\u2019efferatezza dell\u2019aggressione non sembrerebbe associarsi, a loro avviso, a una semplice rapina. La famiglia Ricciardi si guadagnava a stento da vivere, con un\u2019attivit\u00e0 commerciale sempre sull\u2019orlo del fallimento. Se pure Franca Pappalardo avesse sorpreso un rapinatore in casa, questi, reagendo, avrebbe con ogni probabilit\u00e0 risparmiato i figli della donna. \u201cMa questa volta il massacro conteneva una oscura inverosimiglianza che la cattiveria, la gelosia, l&#8217;avidit\u00e0, la bassezza d&#8217;animo non bastavano, neppure assommate, a spiegare\u201d, riflette Buzzati.<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La devastante ferocia di cui \u00e8 pervaso l\u2019iter criminis potrebbe tradire una motivazione pi\u00f9 intima, personale, un pi\u00f9 diretto e profondo coinvolgimento da parte di chi ha commesso il fatto. Un qualche legame con i Ricciardi? Un elemento acquisito in sede di indagine consentirebbe, del resto, di ipotizzare che la vittima conoscesse l\u2019assassino o gli assassini: la porta di ingresso dell\u2019appartamento risulta priva di segni di effrazione e, in casa, vi sono tre bicchieri con tracce di liquore. La donna ha conversato con gli aggressori, prima che, per qualche ragione, la violenza deflagrasse incontenibile? Nella mano della Pappalardo, che deve aver lottato strenuamente prima di soccombere, viene rinvenuta una ciocca di capelli lunghi, neri, di certo femminili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Inizia l\u2019indagine<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qualche giorno, Giuseppe Ricciardi \u00e8 fuori citt\u00e0. Si trova a Prato, impegnato nell\u2019acquisto di stoffe per rifornire il proprio negozio. Gli investigatori iniziano con l\u2019acquisire informazioni su di lui. Originario di Catania, inizia l\u2019attivit\u00e0 durante la guerra, fuggito dalla sua citt\u00e0 occupata dagli americani. Giunto a Milano, si stabilisce in via San Gregorio, in una zona popolare sorta con l\u2019abbattimento del Lazzaretto. Nel quartiere abbondano piccole botteghe, gestite quasi interamente da immigrati provenienti dall\u2019Italia meridionale. All\u2019arrivo, Ricciardi \u00e8 solo, Franca lo raggiunge poco dopo ma, per ragioni mai chiarite, torna ben presto a Catania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui, Ricciardi, si accompagna con una certa disinvoltura ad altre donne e finisce con l\u2019instaurare una relazione con una sua commessa. I compaesani dell\u2019uomo, che vivono e lavorano nel quartiere, si premurano di informarne la moglie. Lei, con i figli, fa ritorno nell\u2019appartamento di via San Gregorio, il marito pone fine alla relazione con la commessa e la licenzia. La vita della coppia torna alla normalit\u00e0. Nasce il terzo figlio, un quarto \u00e8 in arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Rina Fort<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi \u00e8 dunque l\u2019ex amante di Ricciardi? Si chiama Caterina Fort, detta Rina. Originaria di Santa Lucia di Budoia, in Friuli, dov\u2019\u00e8 nata il 28 giugno 1915, ha un\u2019esistenza travagliata. Il padre perde la vita durante un\u2019escursione in montagna, tentando di aiutarla a superare un tratto di terreno pericoloso. Il suo fidanzato muore di tubercolosi poco prima del matrimonio. Lei si scopre affetta da sterilit\u00e0. A 22 anni sposa un compaesano, Giuseppe Benedet, che il giorno delle nozze palesa segni di squilibrio e, in breve, verr\u00e0 ricoverato in manicomio. Ottiene la separazione, riprende il cognome da nubile e si trasferisce a Milano presso la sorella.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La polizia non ha difficolt\u00e0 a rintracciarla. Abita in via Mauro Macchi n. 89. Lavora in una pasticceria di via Settala n. 43. Gli investigatori la avvicinano mentre si trova in un bar di fronte al negozio, la caricano su una jeep della Celere e la conducono in Questura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui, poche ore dopo la scoperta del delitto, nel pomeriggio del 30 novembre, la donna viene interrogata la prima volta. Ammette senza difficolt\u00e0 di aver lavorato per Ricciardi e sostiene di non frequentarlo pi\u00f9 da tempo. Si dice all\u2019oscuro dell\u2019omicidio. Il 2 dicembre viene condotta sulla scena del delitto, il che sembra non scuotere la sua indifferenza. Viene in seguito sottoposta a lunghi, estenuanti interrogatori. Racconta di essere stata l\u2019amante del Ricciardi, di aver convissuto con lui dal settembre 1945, fino all\u2019arrivo della moglie di lui. \u00c8 sospettata della strage e, ovviamente, chi indaga si chiede se abbia agito da sola o meno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, la Fort confessa. Confessa di aver partecipato al delitto, ma come complice. Suo compito sarebbe stato solo quello di accompagnare l\u2019assassino fino a via San Gregorio e di convincere la signora Franca ad aprire la porta. A suo dire, l\u2019omicida sarebbe stato un non meglio identificato cugino di Ricciardi. Secondo questo scenario, il piano prevedeva originariamente di inscenare una rapina e sarebbe stato organizzato dallo stesso Ricciardi per indurre la moglie a fare ritorno a Catania o per persuadere certi creditori particolarmente insistenti che lui avesse perso tutto e che dunque non potesse onorare il suo debito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La polizia sembra credere invece che la donna abbia agito da sola. Nel dubbio, viene comunque arrestato anche Ricciardi e si effettuano approfonditi accertamenti sulle sue condizioni economiche ed i suoi spostamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nuovo Corriere della Sera<\/em>, 4 dicembre: \u201cCaterina Fort ag\u00ec da sola ma tergiversa e si contraddice.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, quello che sembrerebbe uno sviluppo conclusivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nuovo Corriere della Sera<\/em>, 5 dicembre: \u201cLi ho ammazzati tutti io! Caterina Fort ha firmato il verbale di confessione.\u201d \u201cLa Questura comunica: Le indagini relative al delitto di via San Gregorio hanno finora accertato in modo irrefutabile la responsabilit\u00e0 della Rina Fort, a cui carico, oltre alle ripetute e dettagliate, seppur finora non complete confessioni, stanno risultanze di fatti inconfutabili. Tali indagini proseguono per l\u2019accertamento di altre responsabilit\u00e0, finora non sufficientemente chiarite.\u201d \u201cS\u00ec, li ho ammazzati tutti io! \u2013 Ha gridato finalmente la belva, dopo oltre 100 ore di interrogatori e confronti. [\u2026] Le sue deposizioni sono state messe a verbale, e dopo alcuni minuti di esitazione, ha firmato. [\u2026] Ma non ha ritrattato i particolari in precedenza forniti per far credere alla presenza di un uomo e poi di un secondo, sopraggiunto all\u2019ultimo momento.\u201d Il movente sarebbe da ricercarsi nella gelosia conseguente alla fine della relazione con Ricciardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Fort in seguito riferisce al suo avvocato che la confessione le sarebbe stata estorta con la violenza. Lamenta di essere stata umiliata, minacciata, schiaffeggiata e colpita a manganellate. Fino ad ammettere di aver ucciso anche i bambini, circostanza che in seguito e fino alla fine torner\u00e0 recisamente a negare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Un complice?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Fort continua a menzionare il complice che l\u2019avrebbe accompagnata dalla Pappalardo. Un parente o forse un amico di Ricciardi. Comunque, a suo dire, un uomo di norme Carmelo, che avrebbe avuto il compito di inscenare una rapina. Forse, la situazione era sfuggita di mano ai rapinatori improvvisati, forse la moglie di Ricciardi aveva avuto una reazione imprevista, forse gli aggressori non erano riusciti a controllare la violenza della propria reazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricciardi, come c\u2019\u00e8 da aspettarsi, nega recisamente il suo coinvolgimento nel delitto. Sostiene che la donna, a suo dire malata di mente e vittima di sevizie da parte del primo marito nonch\u00e9 di ricatti sessuali da parte di uomini incontrati dopo la separazione, abbia inteso vendicarsi perch\u00e9 lui aveva posto fine alla loro relazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le indagini proseguono, \u201ci \u2018Carmeli\u2019 fermati e interrogati si contano a decine\u201d<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>: la polizia individua, tra gli amici ed i parenti di Ricciardi, cinque possibili soggetti che potrebbero aver accompagnato la Fort sulla scena del crimine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I sospetti si focalizzano, in particolare, Carmelo Zappulla, all\u2019anagrafe Giuseppe. Le circostanze della sua individuazione meritano di essere brevemente ripercorse. Si effettua un riconoscimento tramite confronto, alla Fort viene mostrato il sospettato insieme ad altri uomini, tra cui due poliziotti. E la donna afferma di riconoscere il proprio presunto complice proprio in uno dei poliziotti. Informata dell\u2019esito del riconoscimento, la donna chiede di poterlo ripetere e, nella circostanza, indica appunto Zappulla, prontamente tratto in arresto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marted\u00ec 10 dicembre il magistrato autorizza i funerali delle quattro vittime, che si celebrano sabato 14, alle due del pomeriggio, nella chiesa di San Gioachino. Presenti il sindaco e altre autorit\u00e0. Dopo la cerimonia, le bare vengono trasportate alla Stazione Centrale e poste su un treno diretto a Catania, dove sono inumate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un anno e mezzo dopo, Ricciardi e Zappulla vengono scarcerati perch\u00e9 risultati estranei al delitto. Zappulla muore poco tempo dopo. Viene processata solo Rina Fort.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>In aula<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marted\u00ec 10 gennaio 1950. Dinanzi alla Corte d\u2019Assise inizia il processo nei confronti Caterina Fort, accusata di strage. \u00c8 difesa dall\u2019avvocato Antonio Marsico. L\u2019imputata presenzia a tutte le udienze, sfoggiando una vistosa sciarpa gialla, che le vale il soprannome di \u201cBelva con la sciarpa color canarino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDalla portina, alle 9,30, una donna entra nella gabbia. Ha un palt\u00f2 nero, un poco infagottato. Una sciarpa di lana giallo chiaro, gettata sulla spalla, le copre mezza faccia. Tiene la testa china e si nasconde gli occhi con le mani, nere anch&#8217;esse per i guanti di filo. Pure i capelli, spartiti lateralmente con cura e raccolti sulla nuca, sono neri. Sembra una di quelle penitenti che si vedono inginocchiate nell&#8217;angolo pi\u00f9 buio della chiesa, alle cinque del mattino. Invece \u00e8 Rina Fort, la \u2018belva\u2019.\u201d<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cCerto il mostro di via San Gregorio non ha un volto da mostro. Niente di duro, o crudele, o singolare, nei lineamenti. Non si direbbe neanche che la donna sia in prigione da tre anni. C\u2019\u00e8 anzi una strana quiete in quella faccia [\u2026].\u201d<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima problematica processuale affrontata: accettare o meno la costituzione di parte civile di Ricciardi, intenzionato a ottenere un risarcimento per la perdita dei tre figli. L\u2019istruttoria lo ha prosciolto, dunque la sua richiesta viene accettata. Il pubblico che segue il processo protesta, lo ritiene un marito e un padre indegno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo il resoconto che l\u2019imputata fornisce del delitto. La sera del 29 novembre si era accordata con Ricciardi per inscenare la rapina in casa di quest\u2019ultimo. Alle 18,30, aveva concluso il turno di lavoro nella pasticceria presso cui aveva trovato un impiego dopo il licenziamento da parte dello stesso ex amante. Si era quindi incontrata con Carmelo in via Felice Casati. Aveva accettato da lui una sigaretta, che la Fort sostiene essere stata drogata perch\u00e9, fumandola, era stata assalita da un senso di stordimento. Obnubilata, aveva quindi seguito Carmelo in via San Gregorio 40. Afferma di non aver conservato memoria di quanto accaduto in casa, se non sotto forma di immagini sfuggenti e indefinite. Ricordava solo di aver colpito Franca Pappalardo con tutte le sue forze, poi, intorno a lei, urla, colpi, rumori indistinti. Forse nella stanza vi era anche un altro uomo, di cui comunque l\u2019imputata non \u00e8 in grado di fornire una descrizione. Riferisce di essersi trovata, a un certo punto, in terra, semisvenuta. Carmelo avrebbe tentato di rianimarla dandole qualcosa da bere. Si erano quindi allontanati dall\u2019abitazione. Ricorda di aver sceso le scale e di essersi nascosta per un tempo non quantificabile nella cantina dello stabile. Poi, da sola, aveva fatto ritorno a casa. Ed aveva cenato con due uova al tegamino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il difensore della donna, l\u2019avvocato Marsico, cerca di fornire adeguato supporto probatorio a quanto riferito dalla sua assistita, di accreditare la tesi che, sulla scena del crimine, Rina Fort non era sola. A tale scopo, pone in evidenza un dato che l\u2019accusa ha lasciato intenzionalmente in ombra: nel corso del sopralluogo effettuato sul locus commissi delicti, la polizia ha rinvenuto una penna stilografica. Che non appartiene n\u00e9 alla vittima, n\u00e9 a suo marito, n\u00e9 a Rina Fort. Dunque, considera Marisco, la sera del delitto, nell\u2019appartamento di via San Gregorio, doveva necessariamente trovarsi anche qualcun altro che, nella concitazione, aveva smarrito la stilografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Replica dell\u2019accusa: la penna potrebbe appartenere ai tanti, troppi, giornalisti e curiosi che si sono aggirati per la scena del crimine prima che quest\u2019ultima venisse isolata e si procedesse alle attivit\u00e0 di sopralluogo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La difesa si concentra poi su una lettera anonima indirizzata alla Questura di Milano e datata 30 novembre 1946, il giorno successivo al delitto, il cui testo viene cos\u00ec sintetizzato sull\u2019<em>Europeo<\/em> da Tommaso Besozzi: \u201cDa fonte sicura siamo in grado di precisare che ad uccidere Franca Pappalardo ed i suoi tre bambini \u00e8 stata Caterina Fort e con lei due loschi figuri della stazione centrale. Il delitto \u00e8 stato concertato otto giorni prima. Anche lui [il marito della vittima] ne era al corrente. Bastonateli bene che parleranno. Noi non ci firmiamo perch\u00e9 abbiamo paura di rappresaglie.\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i testimoni, un conoscente dell\u2019imputata, Giacomo Teghini, che lei sostiene di aver incontrato la sera, prima del delitto, mentre si trovava in compagnia di Carmelo. Il teste, ventenne, conferma in effetti di aver visto la Fort, ma senza il misterioso accompagnatore. La difesa avanza dubbi sull\u2019attendibilit\u00e0 del giovane, avanzando il sospetto che questi abbia concordato la testimonianza con suo padre, per evitare di essere coinvolto nella vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso del processo viene disposta anche una perizia psichiatrica dell\u2019imputata, affidata ai professori Amati e Saporito ed effettuata presso il manicomio criminale di Aversa. Secondo i periti, la \u201cdonna di via San Gregorio\u201d, come la definiscono, rivelerebbe di certo anomalie, con tendenza all\u2019accentuazione. Le traversie della sua infanzia e prima giovinezza sembrano aver influito sullo sviluppo della sua indole. A ci\u00f2 si aggiungano le gravi frustrazioni legate alla sua vita sentimentale. Tutto questo, ad avviso degli esperti, non varrebbe per\u00f2 a determinare nella donna una vera e propria aberrazione mentale. La Fort, insomma, \u00e8 sempre stata presente a se stessa e padrona delle proprie azioni. Conclusioni: \u201cSe entr\u00f2 nella casa di via San Gregorio e uccise fu perch\u00e9 aveva deciso di uccidere e voleva uccidere.\u201d<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il consulente della difesa, il professor Garavaglia, al momento del delitto la donna aveva agito invece in uno stato di aberrazione mentale, in preda a un momentaneo raptus, unica prospettiva interpretativa che, a suo dire, consentirebbe di spiegare l\u2019uccisione dei bambini presenti in loco, in particolare quello di soli sette mesi. Un\u2019uccisione, scrive il consulente di parte, che \u201cnon aveva neppure l\u2019inumana giustificazione della ricerca della impunit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Per Garavaglia, almeno al momento del delitto, la Fort era completamente irresponsabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Condanna<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al termine del dibattimento, come prescritto, le viene lasciata l\u2019ultima parola. Rina Fort, amaramente, considera: \u201cPotrei dire che non ho paura della sentenza. Faranno i giudici. Mi diano cinque anni o l\u2019ergastolo, a che pu\u00f2 servire? Ormai sono la Fort.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per la Corte d\u2019Assise, Canterina Fort \u00e8 colpevole di omicidio volontario nei confronti di Franca Pappalardo e dei piccoli Giovanni, Giuseppina, Antonio Ricciardi; di simulazione di reato per quanto attiene alla prospettata rapina da mettere in scena in via San Gregorio; di calunnia nei confronti di Giuseppe (Carmelo) Zappulla. La donna viene quindi condannata all\u2019ergastolo con isolamento diurno per sei mesi, interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale. Risarcimento danni da valutare in separato giudizio civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la condanna, un breve colloquio con Milena Milani, redattrice della rivista <em>Tempo<\/em>. \u201cIo ero diventata molto triste\u201d, ricorda la giornalista, \u201cogni tanto osservandola volevo convincermi che era stata lei ad ammazzare quattro persone, una madre e tre bambini. Ma era impossibile, non ci riuscivo. Quasi avesse indovinato il mio pensiero, lei disse: \u2018Lei crede che io sia cos\u00ec tranquilla se avessi sulla coscienza quei bambini?\u2019 Effettivamente \u00e8 tranquilla, in pace con se stessa, il volto riposato non aveva traccia di sofferenza, e gli occhi mi fissavano calmi e fermi, la bocca sorrideva, un dente d&#8217;oro spiccava a destra, in fondo. \u2018Volevo bene ai bambini\u2019, riprese, \u2018quando stava per nascere Antoniuccio io preparai per lui parecchi capi di vestiario, e dissi a Pippo [Ricciardi]: non dirlo a tua moglie che sono io, non voglio farle dispiacere; ma lui disse: lo deve sapere che li hai fatti tu; e anche la signora Franca lo seppe e diceva sempre che Rina sa cucire molto bene.\u2019\u201d<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, la Fort fa riferimento alla situazione familiare di Ricciardi, al rapporto con la moglie: \u201cQuando seppi che anche lui era sposato, ormai gli volevo bene, non c&#8217;era niente da fare. Lui propose a sua moglie la separazione legale tanto per cominciare, ma ebbe contro tutta la famiglia, fu la volta che lui stava per strozzare la signora Franca. Lo chieda al fratello della signora se non \u00e8 vero, lo chieda al vecchio Pappalardo, lo sanno benissimo, lo sanno tutti a Catania.\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, a proposito delle indagini sulla strage, \u201cnon sono state fatte come dovevano essere fatte\u201d, afferma la donna, \u201cle impronte non furono rilevate, i testimoni non furono sentiti, non hanno ascoltato Teghini lo studente siciliano che vidi la sera del delitto, quando ero con Carmelo.\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Rina Fort si aprono le porte di San Vittore. Da qui, poco tempo dopo, viene trasferita nel carcere di Perugia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 9 luglio 1951 la Corte di cassazione stabilisce che il processo deve celebrarsi nuovamente, questa volta a Bologna. Prima udienza, 18 marzo 1952. \u201cPer la maggior parte del pubblico, la sorpresa \u00e8 stata la voce di Caterina Fort\u201d, scrive Camilla Cederna sull\u2019<em>Europeo<\/em>, \u201cuna voce da bambina educata dalle suore, garbata e sottile [\u2026]. La voce di una donna gentile che si scusa per aver commesso una lievissima maleducazione.\u201d<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si reitera la denuncia del trattamento disumano cui la donna sarebbe stata sottoposta durante le indagini per indurla a confessare omicidi non commessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di nuovo interrogati i testimoni. Sentito ancora Giacomo Teghini, il giovane che l\u2019aveva incontrata la sera della strage, l\u2019unico teste che forse potrebbe scagionarla. E che, di nuovo in aula, ribadisce che, in quella circostanza, Rina era da sola. \u201cEro accompagnata! E tu lo sai!\u201d, urla invano l\u2019imputata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe Ricciardi, chiamato a sua volta (\u201cFotografatemi all\u2019americana\u201d, chiede ai fotografi presenti in aula<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>), riconferma la sua versione dei fatti: il giorno del delitto si trovava a Prato per affari e certo non aveva architettato una finta rapina a casa sua n\u00e9 pianificato l\u2019omicidio di sua moglie e dei suoi figli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">9 aprile 1952: confermata la condanna all\u2019ergastolo. Caterina fa ritorno nella casa di reclusione di Perugia, dalla quale scrive spesso al suo avvocato, Gaetano Geraci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lettera del 24 agosto 1952: \u201cSe penso al risultato dell\u2019appello, mi convinco sempre pi\u00f9 che \u00e8 stata per me una disfatta completa e imprevista. Quando il presidente d\u2019assise, con la voce rotta dall\u2019emozione, lesse la sentenza il 9 aprile, sentii che il mondo intorno a me era crollato. Come per tutti i colpi mortali, non ne avvertii il dolore; provai un rilassamento in tutto l\u2019essere: la volont\u00e0 di lottare che mi aveva sostenuta fino a quel momento si spezz\u00f2. Fui fermamente decisa a non ricorrere in cassazione: tutto ormai mi sembr\u00f2 inutile. Pi\u00f9 tardi, con il ragionamento, subentr\u00f2 in me il senso del ridicolo. Risi di me per essermi tanto illusa, per aver creduto che il teste Teghini avrebbe detto la verit\u00e0, per aver sperato che Ricciardi, di fronte a me, non avrebbe avuto il coraggio di smentirmi in quel modo. Noi recluse, a poco a poco, finiamo col perdere la visione reale del mondo dei vivi, dove la lotta per la vita esige egoismo e falsit\u00e0. Adesso, almeno, non ho pi\u00f9 illusioni, anche se mi sono decisa a ricorrere in cassazione. Non \u00e8 la quantit\u00e0 della pena che mi spaventa: c\u2019\u00e8 una parte del delitto che non ho commessa e che non voglio.\u201d<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Tre bicchieri<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">25 novembre 1953, l\u2019ergastolo viene nuovamente confermato in Cassazione. Rimasta a Perugia fino al 1960, la Fort viene in seguito traferita a Trani: il clima pi\u00f9 mite giova alla sua salute compromessa. Verr\u00e0 poi spostata a Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 12 febbraio 1975 ottiene, per buona condotta, la grazia dal Presidente della Repubblica. Ricciardi \u00e8 morto alcuni mesi prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei, Caterina Fort, viene a mancare il 2 marzo 1988, stroncata da un infarto. Ha costantemente ribadito di non aver ucciso i tre figli de suo ex amante. Permangono dubbi sulla piena sincerit\u00e0 del teste che ha pi\u00f9 volte negato di averla vista, la notte del delitto, in compagnia del misterioso \u201cCarmelo\u201d. E, in termini di dinamica dell\u2019iter criminis cos\u00ec come desumibile dalle risultanze dell\u2019esame della scena del crimine, resta da spiegare la presenza, in loco, di tre bicchieri con tracce di liquore.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> M. Colombo, <em>Rina Fort, la belva di via San Gregorio<\/em>,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;https:\/\/www.storiadimilano.it\/Personaggi\/cronaca_nera\/rina_fort.htm (consultato il 30 luglio 2024).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> D. Buzzati, \u201cSono entrato nella casa della strage\u201d, <em>Corriere d\u2019informazione<\/em>, 6-7 dicembre 1946.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> D. Buzzati, \u201cUn\u2019ombra gira tra noi\u201d, <em>Nuovo Corriere della sera<\/em>, 3 dicembre 1946.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> T. Besozzi, \u201cLa sterminatrice scaltra\u201d, <em>L\u2019Europeo<\/em>, 3\/1950.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> D. Buzzati, \u201cLa belva in gabbia\u201d, <em>Il Nuovo Corriere della Sera<\/em>, 11 gennaio 1950.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> T. Besozzi, <em>op. cit.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> L. Cecchini, <em>Dieci grandi processi di amore e morte<\/em>, De Vecchi, Milano, 1965, https:\/\/www.misteriditalia.it\/altri-misteri\/san%20gregorio\/IldelittodiviaSanGregorio.pdf (consultato il 30 luglio 2024).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> M. Milani, \u201cL\u2019ultimo colloquio\u201d, <em>Tempo<\/em>, 28 gennaio 1950.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> C. Cederna, <em>L\u2019Europeo<\/em>, 5 aprile 1952.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn15\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> L. Cecchini, <em>op. cit.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.sherlockmagazine.it\/9670\/real-crime-rina-fort-e-la-strage-di-via-san-gregorio\">https:\/\/www.sherlockmagazine.it\/9670\/real-crime-rina-fort-e-la-strage-di-via-san-gregorio<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMassacrati in via San Gregorio\u201d \u00c8 il 1946. La guerra si \u00e8 conclusa da poco. Il 4 febbraio si inaugura il congresso che giunger\u00e0 a deliberare lo scioglimento del Partito d\u2019Azione. Il 5 maggio esordisce il gioco del Totocalcio: si chiama Sisal, \u00e8 stato inventato dal giornalista Massimo Della Pergola. 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