{"id":1308,"date":"2024-04-26T21:54:45","date_gmt":"2024-04-26T21:54:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=1308"},"modified":"2024-04-26T21:54:47","modified_gmt":"2024-04-26T21:54:47","slug":"il-delitto-di-via-monaci-omicidio-su-commissione-o-mistero-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2024\/04\/26\/il-delitto-di-via-monaci-omicidio-su-commissione-o-mistero-italiano\/","title":{"rendered":"Il delitto di via Monaci, omicidio su commissione o \u201cmistero italiano\u201d?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\u201cLa signora era morta\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma. Maria Teresa Viti lavora come domestica presso l\u2019abitazione del geometra Giovanni Fenaroli, nato ad Airuno (Cuneo) e titolare di una piccola impresa edilizia denominata Fenarolimpresa, e di sua moglie Maria Martirano, quarantasette anni, originaria della provincia di Lecce. I coniugi vivono in un appartamento al primo piano dello stabile sito in via Ernesto Monaci n. 21, nei pressi di piazza Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gioved\u00ec 11 settembre 1958, verso le 8,30, la donna giunge al lavoro come ogni giorno. Suona il campanello e non riceve risposta. Allarmata, si rivolge al portiere e prende contatto con il fratello della Martirano, Luigi, che giunge in loco insieme a un amico, studente universitario e speleologo. Quest\u2019ultimo, calandosi dal terrazzo dell\u2019appartamento al piano superiore, riesce a introdursi in quello di Fenaroli attraverso la finestra della cucina. E proprio l\u00ec si imbatte nel corpo senza via di Maria Martirano. Sono circa le 10,30. <em>Settimana Incom<\/em> del 1\u00b0 febbraio 1961: \u201cSi dovette ricorrere allo speleologo Marcello Chimenti, che racconta: \u2018Mi calai con una corda dal terzo piano nell\u2019appartamento di Fenaroli. Arrivato all\u2019altezza della finestra, vidi il corpo di una donna disteso in terra. Mi resi subito conto che la signora era morta.\u2019\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima dell\u2019arrivo della polizia, alle 11,30 circa, nell\u2019appartamento si registra un via vai di condomini che, nella foga di guardare il cadavere e discettare su quanto accaduto, non si preoccupano certo di lasciare integro lo stato dei luoghi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"741\" src=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1310\" srcset=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-02.jpg 500w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-02-202x300.jpg 202w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><sup>Giovanni Fenaroli e Maria Martirano<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>La scena del crimine<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il corpo di Maria Martirano \u00e8 riverso su un fianco, in cucina. Assenti tracce di sangue e di colluttazione. Sul collo della donna, evidenti tracce di strozzamento e segni di unghie. In una delle due vasche del lavello, i resti di un pasto: piatti, posate, un bicchiere e una tazzina da caff\u00e8. Nella vasca accanto, un capello che non risulter\u00e0 appartenere alla vittima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salotto: repertato un posacenere contenente sei mozziconi di sigaretta, cinque bianchi, della marca fumata dalla vittima e uno color avana, alla cui marca non si riesce a risalire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Corridoio: sul pavimento recuperato un altro mozzicone delle sigarette fumate da Maria Martirano. Sembra sia caduto in terra mentre era acceso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Camera da letto: ante dell\u2019armadio aperte e, all\u2019interno, tracce di rovistamento. In terra, borsette e documenti. Risulteranno rubati i gioielli della donna e la somma di 1.000.000 di lire in banconote da 10.000, suddivise in quattro buste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Indagini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le indagini sull\u2019omicidio vengono affidate a Ugo Macera, capo della Squadra mobile, coadiuvato da Nicola Scir\u00e8. La prima ipotesi che ragionevolmente si delinea \u00e8 quella dell\u2019omicidio a scopo di rapina. Ipotesi che taluni ritengono per\u00f2 di dover escludere perch\u00e9 il misterioso intruso avrebbe trascurato di rubare una ulteriore somma di denaro, ben pi\u00f9 ingente, anch\u2019essa conservata nell\u2019armadio della camera da letto. Forse, semplicemente, non ha avuto il tempo di frugare accuratamente prima di dileguarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una vicina di casa riferisce che la vittima avrebbe fatto entrare nel suo appartamento un uomo verso le ore 23, 20. Il che suscita delle perplessit\u00e0 perch\u00e9, a quanto emerge dalle testimonianze, Maria era nota per la sua diffidenza, \u201cper il rumore di serrature e chiavistelli che faceva sprangando la porta prima di andare a letto.\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Oltretutto, nei giorni precedenti l\u2019omicidio, uno sconosciuto aveva gi\u00e0 tentato di introdursi in casa Fenaroli ed era stato messo in fuga dalle urla della Martirano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esame autoptico individua nello stomaco della vittima i resti di cibo quasi interamente digerito. L\u2019aggressione mortale pu\u00f2 essere collocata pi\u00f9 o meno all\u2019una di notte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>L\u2019alibi del marito<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il marito della vittima, Giovanni Fenaroli, si trova a Milano per impegni di lavoro, la sera del delitto ha cenato con degli amici. Informato del fatto, torna a Roma. gli inquirenti lo interrogano, lui fornisce precisi dettagli del proprio alibi, riferisce anche di aver chiamato sua moglie verso le 23. Le indagini accertano che la Fenarolimpresa ha seri problemi economici e che, a febbraio di quell\u2019anno, il geometra avrebbe stipulato all\u2019insaputa della moglie una polizza sulla vita di entrambi. In caso di morte di uno dei due, il coniuge superstite avrebbe riscosso 150 milioni di lire, una somma evidentemente assai cospicua all\u2019epoca. Forse, un possibile movente per l\u2019omicidio, ma certo l\u2019alibi di Fenaroli risulta in quel momento inoppugnabile e, il 23 marzo 1958, il giudice istruttore respinge la richiesta di arresto dell\u2019uomo, avanzata dalla polizia.<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Una testimonianza decisiva?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le indagini, comunque, procedono. Il segretario dell\u2019imprenditore, il ragioniere Egidio Sacchi, sembra avere importanti rivelazioni da riferire agli inquirenti. Il giorno del delitto, a suo dire, Fenaroli lo avrebbe incaricato di prenotare un posto sul volo Alitalia Milano-Roma delle ore 19,35 a nome di \u201cRossi\u201d. La sera, in sua presenza, avrebbe poi telefonato a sua moglie per preannunciarle l\u2019arrivo di una persona di sua fiducia, un certo Raoul, incaricato di ritirare della documentazione che intendeva sottrarre al fisco. Il misterioso Raoul risulter\u00e0 essere il ventisettenne Raoul Ghiani, operaio elettrotecnico impiegato presso la ditta Vembi di Milano. E il ragionier Sacchi cos\u00ec conclude le sue dichiarazioni, rilasciate il 24 novembre 1958: \u201cFenaroli mi confess\u00f2 il delitto [\u2026] aveva sei progetti per uccidere la moglie. [\u2026] Mi disse che port\u00f2 lui Ghiani alla Malpensa. [\u2026] La mattina dopo Fenaroli era tranquillo.\u201d<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"561\" src=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1311\" srcset=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-04.jpg 500w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-04-267x300.jpg 267w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><sup>Egidio Sacchi, il &#8220;supertestimone&#8221;<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Omicidio su commissione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, un delitto su commissione, eseguito da un sicario che Maria Martirano avrebbe lasciato entrare in casa su richiesta del marito. Non \u00e8 dato sapere se, negli investigatori, siano insorti dubbi sulle dichiarazioni di Sacchi, tanto clamorose da risultare improbabili. Perch\u00e9 Fenaroli, impegnato nell\u2019attuazione di un cos\u00ec elaborato disegno criminale, avrebbe dovuto condividere i sui intenti con il proprio segretario, che ha prontamente provveduto a riferirli?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in quali circostanze Fenaroli avrebbe conosciuto Raoul Ghiani, riuscendo a convincerlo a commettere un omicidio su commissione? L\u2019incontro sarebbe avvenuto, nella primavera del 1957, grazie a quello che i giornali battezzano il \u201cterzo uomo\u201d. Si tratta di Carlo Inzolia, fratello di Amalia, un tempo amante di Fenaroli. La donna, deceduta, aveva una figlia di nome Donatella, affidata proprio allo zio dopo la sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo gli investigatori, Inzolia avrebbe quindi fatto da tramite tra l\u2019imprenditore e l\u2019operaio. E anche lui verr\u00e0 arrestato, insieme a Fenaroli e Ghiani, il 26 novembre 1958.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Andata e ritorno<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tema di plausibilit\u00e0, lo accennavamo, l\u2019ipotesi del delitto commesso da Ghiani su incarico di Fenaroli \u2013 e compensato, si sostiene, con un milione di lire \u2013 sembrerebbe rivelare qualche criticit\u00e0 in quanto, il 10 settembre, il sicario avrebbe dovuto raggiungere l\u2019aeroporto di Malpensa appena uscito dal lavoro, alle 18,30, volare fino a Roma e, alle 23,20, recarsi in via Monaci n. 21 (cfr. la testimonianza della vicina sullo sconosciuto visto entrare in casa Fenaroli), trattenersi in loco fino all\u2019una di notte prima di strangolare Maria Martirano (cfr. le risultanze medicolegali sul momento del decesso) e fare ritorno in vagone letto a Milano \u2013 sul treno <em>Freccia del Sud<\/em>, partito dalla stazione Tiburtina e giunto a destinazione alle 11 della mattina successiva \u2013 in tempo per riprendere servizio presso la Vembi. Quel giorno, 11 settembre, tra le 9 e le 10,45, Ghiani \u2013 a Milano \u2013 risulta aver effettuato delle riparazioni gi\u00e0 programmate ai sistemi di sicurezza di due banche, per poi tornare alla sede della ditta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Persuasi comunque della colpevolezza di Ghiani, gli inquirenti cercano di dimostrare che, a bordo di un\u2019auto veloce (l\u2019Alfa Romeo di Fenaroli?) questi, dal luogo di lavoro, avrebbe effettivamente potuto raggiungere l\u2019autostrada in un quarto d\u2019ora e da l\u00ec, in mezz\u2019ora, l\u2019aeroporto di Malpensa per prendere il volo per Roma utilizzando il posto riservato da Fenaroli al signor \u201cRossi\u201d. Si effettua un esperimento giudiziale in tal senso, con esito \u2013 si ritiene \u2013 positivo. Sembra, per\u00f2, che gli investigatori, attorniati da giornalisti e fotografi, compiano il tragitto dalla ditta Vembi a Malpensa senza tener conto dei semafori rossi, degli stop e di tutte le altre prescrizioni del codice stradale al cui rispetto sono tenuti i comuni automobilisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto alle risultanze testimoniali, i passeggeri del volo Milano-Roma, puntualmente interrogati, non riconoscono Ghiani. In compenso, dopo il delitto e dopo che la foto dell\u2019elettrotecnico \u00e8 stata pubblicata sui giornali, un viaggiatore della <em>Freccia del Sud<\/em> recupera memoria di aver parlato, durante il tragitto, proprio con il giovane. Altri passeggeri sostengono, invece, che il sospettato non fosse presente sul treno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019aprile 1960, diciassette mesi dopo il delitto, vengono recuperati i gioielli sottratti a Maria Martirano nel corso dell\u2019aggressione omicida: si trovano alla Vembi, in un barattolo sulla postazione di lavoro di Ghiani, in passato pi\u00f9 volte sottoposta a perquisizione con esito negativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>In aula<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1961 inizia il processo nei confronti di Fenaroli, Ghiani e Inzolia, che non manca di destare profondo interesse nel pubblico, gi\u00e0 in precedenza impegnato a seguire ogni fase e sviluppo delle indagini. Assistono alle udienze, tra gli altri, Vittorio De Sica e Anna Magnani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cFenaroli e Ghiani sono due colpevoli perfetti, la stampa li ha gi\u00e0 condannati, il pubblico non li ama: Fenaroli \u00e8 piccolo, torvo, sfuggente, e ha l\u2019aria di un odioso traffichino. Ghiani si difende abulicamente, come farebbe un colpevole\u201d<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, si legge in una recente rievocazione del caso, che restituisce il clima di allora.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"442\" height=\"444\" src=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1312\" srcset=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-03.jpg 442w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-03-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-03-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 442px) 100vw, 442px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><sup>Giovanni Fenaroli sul banco degli imputati<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c\u00c8 difficile capire perch\u00e9 certi delitti si impongano alla pubblica opinione con una forza che sembra escludere ogni diverso interesse\u201d, considera Giorgio Fattori sull\u2019<em>Europeo<\/em> a ridosso dei fatti. \u201cIn fatto di raziocinio, il caso di Maria Martirano rappresenta un salto nettissimo: forse \u00e8 la prima volta che il grande pubblico si appassiona a un delitto freddo, meticoloso, pianificato. Ci\u00f2 che ha colpito di questa azione criminosa \u00e8 l\u2019intrigo, il vario e articolato complesso di mosse orientate verso un fine unico, l\u2019architettura sapiente delle menzogne, delle precauzioni, degli alibi. per settimane, forese per mesi, un uomo ha messo insieme, pezzo a pezzo, un progetto che prevedeva un delitto su ordinazione, polizze assicurative, prenotazione di biglietti, spostamenti in aereo, telefonate, automobili velocissime, treni in perfetto orario: costui, si \u00e8 osservato, passer\u00e0 alla storia criminale come \u2018il capostazione della morte\u2019.\u201d<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019imprenditore accusato di essere il mandante del delitto \u00e8 difeso dall\u2019avvocato Francesco Carnelutti, uno dei pi\u00f9 eminenti giuristi italiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emergono elementi forse non edificanti: nel corso dell\u2019inchiesta si era tra l\u2019altro appurato che, nei primi anni Trenta, la Martirano era dedita alla prostituzione nelle cosiddette case chiuse. Sembra inoltre che il matrimonio con Fenaroli fosse essenzialmente di facciata e che l\u2019uomo, sia pure per celia, avesse in pi\u00f9 di una circostanza palesato il proposito di uccidere la moglie. Estratto di un confronto tra l\u2019imputato ed Egidio Sacchi nel corso del processo: Fenaroli: \u201cS\u00ec, ti dissi di ucciderla con una iniezione, ma scherzavo.\u201d Sacchi: \u201cNon posso escludere che scherzassi.\u201d Fenaroli: \u201c\u00e8 cos\u00ec, scherzavo.\u201d Sacchi: \u201cDici che scherzavi e non lo escludo, e io stavo allo scherzo.\u201d Fenaroli: \u201cNon dicesti che, nei miei panni, avresti fatto lo stesso?\u201d Sacchi: \u201cNo, amico, dissi che non ero maturo per l\u2019uxoricidio.\u201d<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La difesa sottolinea trentatr\u00e9 criticit\u00e0 negli assunti di controparte. Oltre a ribadire l\u2019impossibilit\u00e0 di Ghiani di compiere il delitto secondo i tempi e le modalit\u00e0 prospettate dall\u2019accusa, non manca di rimarcare l\u2019assenza di un movente. \u00c8 vero, la firma di Maria Martirano presente sulla polizza sulla vita \u00e8 stata apposta da suo marito (\u201cCerto\u201d, aveva dichiarato del resto lo stesso Fenaroli, \u201cuna firma falsa; ma questo \u00e8 normale, in affari, uno firma spesso, a nome della moglie\u201d), i 150 milioni di risarcimento non sarebbero per\u00f2 stati pagati in caso di morte violenta dell\u2019assicurata, dunque pianificare e attuare l\u2019omicidio sarebbe risultato del tutto inutile. L\u2019avvocato Carnelutti, tra l\u2019altro, lamenta che, nei documenti processuali, non sia presente la perizia sulle impronte digitali rinvenute sul mobilio della cucina di casa Fenaroli, poco distanti dal cadavere della Martirano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u201911 giugno 1961 si conclude il processo di primo grado, circa ventimila persone attendono la sentenza fuori dal tribunale. Fenaroli e Ghiani vengono condannati all\u2019ergastolo per omicidio, rapina e tentata truffa, Inzolia, assolto per insufficienza di prove. Alla lettura del verdetto, Ghiani, colto da malore, perde i sensi. Il 27 luglio 1963, la Corte d\u2019Assise d\u2019Appello di Roma ribadisce le condanne inflitte e riconosce Inzolia responsabile di complicit\u00e0 nel delitto, condannandolo a tredici anni di reclusione. Decisione in seguito confermata in Cassazione, il 7 luglio 1966. Fenaroli e Ghiani non smettono di ribadire la loro innocenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-05-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1313\" srcset=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-05-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-05-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-05-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-05.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><sup>Raoul Ghiani<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cAllora per la prima volta mi capit\u00f2 di misurare la profondit\u00e0 nera dell\u2019ergastolo\u201d, commenta Dino Buzzati sul <em>Correre della Sera<\/em>. \u201cPerch\u00e9 i soliti ergastolani, pastori sardi mafiosi siciliani avvelenatrici folli biechi uxoricidi, mi erano sempre risultati lontani come esemplari di una diversa razza mentre stavolta i condannati erano due della nostra vita quotidiana, due che incontriamo in banca o al ristorante, due del miracolo economico, due uomini pi\u00f9 o meno di successo destinati a piccoli paradisi, idioti forse tuttavia venerati come miti, dell\u2019umanit\u00e0 industriale. Perci\u00f2 nel loro caso lo stacco tra libert\u00e0 e galera mi riusciva quasi inconcepibile. S\u00ec, lo so, tutto \u00e8 dipeso da loro, se lo dovevano immaginare, un delitto cos\u00ec arido e turpe chiedeva il pagamento massimo, anche la sofferenza tuttavia del pi\u00f9 abbietto criminale \u00e8 sempre dolore e dinanzi all\u2019angoscia dell\u2019ergastolo ogni voglia di vendetta cade e si accende la piet\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Dopo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giovanni Fenaroli muore nel reparto urologico del Policlinico di Milano nel settembre 1975. Lo stesso anno, i difensori di Raoul Ghiani chiedono senza successo la revisione della sentenza, prospettando elementi acquisiti successivamente alla condanna, a loro avviso idonei a comprovare l\u2019innocenza del loro assistito. Dopo il processo, Egidio Sacchi, il testimone risultato decisivo per le sorti del processo, ha fatto perdere le sue tracce trasferendosi in Argentina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scontati oltre vent\u2019anni di carcere, prima sull\u2019isola di Pianosa e in seguito al \u201cSanta Teresa\u201d di Firenze, nel gennaio 1981 Ghiani ottiene la semilibert\u00e0, per buona condotta e per motivi di salute. Riprender\u00e0 il vecchio lavoro di elettrotecnico e, all\u2019inizio del 1984, ricever\u00e0 la grazia dal presidente Pertini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Ipotesi di complotto<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La condanna sembra non tener conto del fatto che, nel delitto di via Monaci, permangono diversi elementi non chiariti. Questi, alcuni dei punti oscuri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una testimone afferma di riconoscere Ghiani nel soggetto che vede entrare in casa Fenaroli la notte del delitto. Le condizioni di visibilit\u00e0 non sembrerebbero essere tali da consentire una identificazione oltre ogni dubbio. E altre due testimoni riferiscono di aver osservato due uomini dileguarsi dalla scena del crimine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le impronte digitali recuperate nella cucina in cui \u00e8 stato rivenuto il cadavere non sono attribuibili a Raoul Ghiani ma a un soggetto rimasto sconosciuto. Come non riconducibile all\u2019elettrotecnico milanese risulta l\u2019impronta repertata sul recipiente in cui sono stati trovati i gioielli della Martirano presso la ditta in cui l\u2019uomo lavorava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come abbiamo visto, infine, l\u2019impianto accusatorio, recepito nelle sentenze che hanno definito il giudizio, identifica in Raoul Ghiani il signor \u201cRossi\u201d imbarcato sul volo Milano-Roma del 10 settembre 1958. Tre giorni dopo l\u2019arresto del sospettato, un agente di polizia in forza alla Questura di Roma riceve l\u2019ordine di recarsi a Milano per sequestrare presso l\u2019Alitalia l\u2019elenco dei passeggeri del volo in questione. Tale elenco non verr\u00e0 allegato agli atti del processo. Recuperato in seguito, riveler\u00e0 contenere in effetti il nominativo \u201cRossi\u201d che, a quanto risulta, non avrebbe celato il sicario di Fenaroli ma identificato l\u2019ingegnere Wolfango Rossi, il cui posto era stato all\u2019epoca dei fatti riservato proprio da Egidio Sacchi. L\u2019uomo, tre settimane dopo l\u2019omicidio Martirano, morir\u00e0 in un incidente d\u2019auto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni giornali, tra cui il <em>Candido<\/em> di Giorgio Pisan\u00f2, evocano lo spettro del complotto. Uno scenario ipotizza che i coniugi Fenaroli abbiano posto in essere un ricatto ai danni dell\u2019Italcasse (l\u2019Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane), con cui l\u2019imprenditore era in affari. I due sarebbero venuti in possesso di documenti che potenzialmente compromettenti per la finanziaria, per l\u2019Eni, per alcuni esponenti di spicco della Democrazia Cristiana e persino per le alte cariche dello Stato, tra cui lo stesso presidente Giovanni Gronchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Agenti del Sifar (Servizio Informazioni Forze Armate, il servizio segreto miliare italiano attivo dal 1949 al 1966), avrebbero quindi ricevuto l\u2019incarico di recuperare i documenti, se necessario ricorrendo all\u2019omicidio. Con relativo depistaggio delle indagini, al fine di giungere agli esiti giudiziari effettivamente registratisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019inchiesta giornalistica degli anni Novanta<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a> recepisce le rivelazioni del tenente colonnello Enrico De Grossi, ex funzionario del Sifar, che avvalorano tale scenario. Fenaroli avrebbe ottenuto i documenti compromettenti su cui fondare il ricatto da membri della Dc con cui era in contatto. E lo stesso Ghiani, nel corso di un\u2019intervista concessa dopo il suo rilascio, riferisce di essere stato avvicinato da De Grossi: \u201cAveva rivelazioni da fare ma non aveva nessuna documentazione\u201d, dichiara.<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Prefigurazione di tangentopoli?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019ipotesi del genere non lascia indifferente il mondo della politica. Di seguito il testo dell\u2019interrogazione parlamentare a risposta orale n. 3-00576, relativa al delitto di via Monaci, presentata il 25 maggio 1995 dall\u2019on. Borghezio della Lega Nord: \u201cAl Presidente del Consiglio dei ministri. Per sapere \u2013 premesso che: il caso dell\u2019assassinio di Maria Martirano, uccisa in Roma l\u201911 settembre 1958, sta acquistando, a seguito delle rivelazioni dell\u2019ex ufficiale dei servizi segreti Enrico De Grossi raccolte da Antonio Padellaro nel libro <em>Non aprite agli assassini. Il caso Fenaroli e i misteri italiani<\/em>, i tratti della \u2018spy story\u2019; risulterebbe infatti, dalle dichiarazioni dell\u2019ex agente segreto, che l\u2019ingegner Giovanni Fenaroli, presidente all\u2019epoca della \u2018Fenarolimpresa S.p.A\u2019, una azienda edilizia in situazione finanziaria comatosa, ma straordinariamente ammanigliato negli ambienti politici democristiani, \u2018entr\u00f2 in contatto con un sottosegretario di stato membro influente della Democrazia Cristiana ed \u00e8 dall\u2019ufficio di questo personaggio \u2013 si legge sempre nel testo citato \u2013 che un giorno egli riesce, non si sa come, a sottrarre documenti dal contenuto esplosivo\u2019: un vero e proprio dossier contenente la prova che un potente uomo di stato, identificato nell\u2019allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, sarebbe stato portato all\u2019alta carica grazie ai \u2018finanziamenti neri\u2019 dell\u2019Eni di Enrico Mattei; l\u2019ingegner Fenaroli risultava altres\u00ec coinvolto in finanziamenti di favore ottenuti per via politica dall\u2019Italcasse, noto feudo democristiano, ed in avanzata fase di trattative con il medesimo per una sistemazione stragiudiziale del proprio debito verso tale istituto, propiziata proprio dall\u2019essere venuto in possesso di carte delicate che, fin da allora, avrebbero potuto scatenare con anticipo di decenni una colossale \u2018tangentopoli\u2019; il delitto Martirano si sarebbe intrecciato con i reiterati tentativi da parte di uomini dei servizi segreti italiani di recuperare questa scottante documentazione che, in un primo tempo, il Fenaroli avrebbe custodito nell\u2019abitazione romana della moglie; il signor Raul Ghiani, condannato con il Fenaroli dopo un processo indiziario, dopo aver sempre protestato la propria innocenza, ha ora annunziato tramite il proprio legale durante la trasmissione televisiva <em>Chi l\u2019ha visto?<\/em> che ha riproposto il caso, di intendere formulare richiesta di riapertura del processo \u2013 se non intenda mettere immediatamente a disposizione dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria competente ogni e qualsiasi documento sul caso Fenaroli-Martirano e sulle vicende coeve dei finanziamenti \u2018neri\u2019 Italcasse ed Eni custodito negli archivi dei servizi segreti italiani, al fine di assicurare l\u2019acquisizione di tutti gli elementi utili all\u2019accertamento della verit\u00e0 in ordine a quello che sembra ogni giorno di pi\u00f9 assumere gli inquietanti contorni di un \u2018errore giudiziario di Stato\u2019\u201d.<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Un esposto in Procura<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1996, Ghiani presenta un esposto alla Procura di Roma perch\u00e9 riapra il caso. Nell\u2019atto si ribadisce, tra l\u2019altro: \u201cSecondo De Grossi, fonte di primissima mano per la sua qualit\u00e0 di agente dei servizi segreti, Fenaroli era a stretto contatto con le autorit\u00e0 politiche del tempo, legato da saldi vincoli con un potente sottosegretario, dal cui ufficio sarebbe riuscito a sottrarre documenti con la prova di affari compromettenti per l\u2019allora presidente Giovanni Gronchi, venutosi a trovare al centro di illeciti finanziamenti. Finanziamenti in nero provenienti dall\u2019Eni di Enrico Mattei e dall\u2019Italcasse.\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 davvero questa la prospettiva interpretativa attraverso cui rileggere il delitto di via Monaci? Si tratta di un crimine maturato in ambito familiare, pur sottendendo interessi economici, o siamo in presenza dell\u2019ennesimo \u201cmistero italiano\u201d senza fondo, che puntualmente cela una regia occulta e si colloca in quella zona oscura in cui convergono politici corrotti, concentrazioni di interessi economici, documenti compromettenti, servizi segreti deviati, faccendieri e ricattatori? Sotto questo aspetto, potrebbe rappresentare una vicenda emblematica delle dinamiche politico-economico-poliziesche che per decenni hanno percorso il nostro Paese come un torbido e insondabile fiume sotterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Il delitto di via Monaci al cinema e in televisione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso ha comprensibilmente offerto spunti per produzioni cinematografiche e televisive. Ad esso sembra, sotto alcuni aspetti, ispirarsi <em>Il vedovo<\/em> diretto da Dino Risi nel 1959 con Alberto Sordi nei panni di un industriale in dissesto economico che pianifica l\u2019omicidio della moglie, interpretata da Franca Valeri, per ereditarne il patrimonio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"390\" src=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-10.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1314\" srcset=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-10.jpg 650w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Via-Monaci-10-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><sup>Alberto Sordi e Franca Valeri nel film <em>Il vedovo<\/em>, che rilegge nei modi della commedia satirica alcuni aspetti del caso Fenaroli<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Echi del processo a Fenaroli, Ghiani e Inzolia si percepiscono in <em>Testimone volontario<\/em>, episodio de <em>I mostri<\/em>, pellicola del 1963 sempre diretta da Dino Risi, con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"526\" src=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-26-231457-1024x526.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1315\" srcset=\"https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-26-231457-1024x526.jpg 1024w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-26-231457-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-26-231457-768x394.jpg 768w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-26-231457-1536x789.jpg 1536w, https:\/\/www.crime-post.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-26-231457.jpg 1760w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><sup>Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi nell&#8217;episodio <em>Testimone volontario<\/em>, tratto dal film <em>I mostri<\/em><\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicenda viene, infine, ricostruita in un film televisivo del 1996, <em>Il caso Fenaroli<\/em>, regia di Gianpaolo Tescari, con Felice Andreasi, Franco Castellano, Silvia Rossi e Walter Toschi.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> C. Armati, Y. Selvetella, <em>Roma criminale<\/em>, Newton Compton, Roma, 2005, p. 196.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> A. Accorsi, M. Centini, <em>I grandi delitti italiani risolti o irrisolti<\/em>, Newton Compton, Roma, 2005.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>L\u2019Europeo<\/em>, 17, 26 aprile 1959.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> A. Accorsi, M. Centini, <em>op. cit.<\/em>, p. 423.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> G. Fattori, \u201cIl pubblico si appassiona per un delitto freddo\u201d, <em>L\u2019Europeo. Cinquant\u2019anni di gialli. La grande cronaca nera da Rina Fort al caso Marta Russo<\/em>, Rcs Periodici, Milano, 2001, p. 114.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> C. Armati, Y. Selvetella, <em>op. cit.<\/em>, p. 198.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> D. Buzzati, \u201cFantasma al bar\u201d, <em>Il Corriere della Sera<\/em>, 3 agosto 1963.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> A. Padellaro, <em>Non aprite agli assassini. Il caso Fenaroli e i misteri italiani<\/em>, Baldini e Castoldi, Milano, 1995.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> <em>Il Giornale<\/em>, 25 maggio 1995.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn10\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> <a href=\"https:\/\/dati.camera.it\/ocd\/aic.rdf\/aic3_00576_12\">https:\/\/dati.camera.it\/ocd\/aic.rdf\/aic3_00576_12<\/a> (consultato il 26 aprile 2024).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> <em>Ansa<\/em>, 14 ottobre 1996.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa signora era morta\u201d Roma. Maria Teresa Viti lavora come domestica presso l\u2019abitazione del geometra Giovanni Fenaroli, nato ad Airuno (Cuneo) e titolare di una piccola impresa edilizia denominata Fenarolimpresa, e di sua moglie Maria Martirano, quarantasette anni, originaria della provincia di Lecce. 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