{"id":1069,"date":"2023-12-17T10:50:32","date_gmt":"2023-12-17T10:50:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.crime-post.it\/?p=1069"},"modified":"2023-12-22T10:53:49","modified_gmt":"2023-12-22T10:53:49","slug":"morte-a-fiumicino-50-anni-fa-la-strage-dimenticata-di-settembre-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.crime-post.it\/index.php\/2023\/12\/17\/morte-a-fiumicino-50-anni-fa-la-strage-dimenticata-di-settembre-nero\/","title":{"rendered":"Morte a Fiumicino, 50 anni fa la \u201cstrage dimenticata\u201d di Settembre Nero"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma. \u201cIl 90% degli italiani non conosce l\u2019<strong>attentato di Fiumicino<\/strong> del 1973. Si parla di tutte le stragi, mai di questa triste ricorrenza. Da qui nasce la mia indignazione e mi domando il perch\u00e9 di tutto questo: non si ricorda un evento del genere in cui sono morte 32 persone tra le quali il finanziere Antonio Zara.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono le parole con cui <strong>Antonio Campanile<\/strong>, all\u2019epoca poliziotto in servizio all\u2019aeroporto romano, ricorda la drammatica vicenda con <em>Adnkronos<\/em>. Una vicenda su cui ancora gravano dubbi e zone d\u2019ombra, un mistero italiano tra i tanti, troppi registratisi in quegli anni e che, come rimarca Campanile, oggi ricordano in pochi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, tra le stragi che hanno insanguinato l\u2019Italia nel periodo che va dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Novanta, \u00e8 la seconda per gravit\u00e0, dopo quella alla <strong>stazione di Bologna<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Attacco<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luned\u00ec 17 dicembre 1973. \u00c8 primo giorno del processo contro tre dei cinque terroristi palestinesi arrestati il 5 settembre a Ostia con due lanciamissili Sam 7 Strela sovietici. Sono le 12,51. Un commando dell\u2019organizzazione terroristica palestinese <strong>Settembre Nero<\/strong>, composto da cinque persone e sceso da un volo dalla Spagna, irrompe nel terminal di Fiumicino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli uomini estraggono dalle valigie armi automatiche ed esplosivi. Dal terminal procedono verso la pista, sparando e uccidendo due persone. Raggiungono la zona di stazionamento dell\u2019aeroporto, si dirigono verso il Boeing 707 della Pan Am, volo 110 per Teheran, con scalo a Beirut, delle 12,45. Gettano al suo interno <strong>due granate dirompenti<\/strong> e una <strong>bomba al fosforo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli assistenti di volo tentano di evacuare l\u2019aereo, aprono le uscite di emergenza sulle ali, le altre sono bloccate dai terroristi. Molti passeggeri riescono ad allontanarsi. Trenta rimangono uccisi. Tra loro, quattro italiani: l\u2019ingegner <strong>Raffaele Narciso<\/strong>, il funzionario Alitalia <strong>Giuliano De Angelis<\/strong>, diretto alla sede di Teheran, con la moglie <strong>Emma Zanghi<\/strong> e la figlioletta <strong>Monica<\/strong> di 9 anni. Perde anche la vita <strong>Antonio Zara<\/strong>, vent\u2019anni, finanziere. \u00c8 giunto per primo in loco, dopo l\u2019allarme lanciato dalla torre di controllo dell\u2019aeroporto e ha tentato di contrastare i dirottatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attacco \u00e8 fulmineo, la risposta delle forze dell\u2019ordine non adeguata. All\u2019epoca, a Fiumicino sono operativi solo 117 agenti: 9 carabinieri, 46 finanzieri, 62 poliziotti. Di questi, solo 8 addetti al servizio anti-sabotaggio. Del tutto insufficienti per un aeroporto intercontinentale come Fiumicino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Fuga<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la strage, gli uomini del commando si dirigono verso un Boeing 737 Lufthansa in procinto di partire per Monaco di Baviera. Prima di raggiungerlo, passano accanto a un aereo Air France pronto al decollo, diretto a Beirut. A bordo di quest\u2019ultimo, centododici passeggeri e l\u2019equipaggio. <strong>Michel Ricq<\/strong>, il comandate, decide di non chiudere il portellone del velivolo al passaggio dei terroristi, temendo che ci\u00f2 potrebbe attirare la loro attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli arabi proseguono verso l\u2019aereo tedesco. Vi fanno salire degli ostaggi, tra cui sei agenti della dogana di Fiumicino. Costringono l\u2019equipaggio a effettuare le manovre di decollo. Per la prima parte del rullaggio, l\u2019aereo viene inseguito da vari veicoli di Carabinieri e Guardia di Finanza. Che poi abbandonano l\u2019inseguimento perch\u00e9 i dirottatori minacciano di uccidere gli ostaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">13,32. L\u2019aereo decolla, diretto ad <strong>Atene<\/strong>. Giunge a destinazione alle 16,50. I dirottatori chiedono alle autorit\u00e0 locali di liberare due terroristi palestinesi detenuti nelle carceri greche, accusati dell\u2019attentato all\u2019aeroporto di Atene del 5 agosto 1973. Trattative tese, febbrili, che proseguono per circa sedici ore. E nel corso delle quali i dirottatori uccidono un ostaggio italiano, <strong>Domenico Ippoliti<\/strong>, addetto al trasporto bagagli. Il suo corpo viene abbandonato sulla pista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I detenuti di cui i terroristi pretendono il rilascio, tuttavia, si rifiutano di unirsi a loro. E questo costringe i dirottatori a ripartire. Si dirigono verso <strong>Beirut<\/strong>. Le autorit\u00e0 libanesi non concedono loro l\u2019autorizzazione all\u2019atterraggio e occupano le piste dell\u2019aeroporto con autobus e camionette. Altrettanto accade a <strong>Cipro<\/strong>, destinazione successiva. Alla fine, i terroristi giungono a <strong>Damasco<\/strong>, dove ottengono rifornimenti di viveri e carburante. Sei ore dopo decollano nuovamente, diretti a <strong>Kuwait City<\/strong>. Nella tarda serata del giorno successivo, gli ostaggi vengono liberati all\u2019aeroporto Internazionale del Kuwait.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Un caso diplomatico<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I terroristi vengono catturati. Dopo averli interrogati, le autorit\u00e0 kuwaitiane decidono di non processarli e valutano di consegnarli all\u2019<strong>Organizzazione per la Liberazione della Palestina<\/strong> (OLP). Si innesca un caso diplomatico che coinvolge molti <strong>Paesi arabi<\/strong>, l\u2019<strong>Europa<\/strong> e gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, divisi sulla sorte dei terroristi e sulla nazione competente a processarli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia inoltra al Kuwait formale richiesta di estradizione, che non viene concessa e il nostro Paese non effettua ulteriori passi in tal senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1974 il presidente egiziano <strong>Anwar Sadat<\/strong> acconsente che i terroristi vengano condotti al <strong>Cairo<\/strong> sotto la responsabilit\u00e0 dell\u2019OLP e dalla medesima organizzazione processati per aver condotto una \u201coperazione non autorizzata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il loro soggiorno in carcere si protrae fino al 24 novembre 1974. Quel giorno, in esito a negoziati avviati durante il dirottamento di un aereo britannico in Tunisia \u2013 posto in essere proprio allo scopo di richiedere la loro liberazione \u2013 i cinque uomini del commando vengono scarcerati. Si dice, con la complicit\u00e0 di molti governi arabi, europei e di quello americano. Da allora, nulla si sa della loro sorte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\u201cLo sparatore sono io\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo abbiamo detto in apertura. <strong>Antonio Campanile<\/strong> era un poliziotto in servizio a Fiumicino al momento dell\u2019attacco. E si \u00e8 opposto ai terroristi, ai fedayin, esplodendo alcuni colpi d\u2019arma da fuoco da un terrazzo. Un gesto caduto nell\u2019oblio, che lui stesso rievoca nel volume <strong><em>Lo sparatore sono io. Prigioniero dello Stato per aver difeso lo Stato<\/em><\/strong>, scritto insieme a <strong>Nuccio Ferraro<\/strong> e <strong>Francesco Di Bartolomei<\/strong>, presentato il 15 dicembre presso la <strong>Fondazione Willy Brandt<\/strong> a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cEro in servizio al controllo passaporti quando ho sentito alle spalle un forte boato\u201d, riferisce all\u2019<em>Adnkronos<\/em>, \u201craffiche di mitra all\u2019improvviso, gente che scappava, cos\u00ec sono andato all\u2019ufficio dove stava il maresciallo, comandante pro tempore di quel giorno, e ho preso un\u2019arma lunga con 3-4 caricatori e sono scappato sul terrazzo insieme ad altri poliziotti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da l\u00ec, ha visto il <strong>finanziere Zara<\/strong>, \u201cmio coetaneo, che veniva strattonato\u201d dai terroristi. Poi, \u201cdal portellone dell\u2019aereo si \u00e8 affacciato un fedayn che ha iniziato a sparare, mi ha visto sul terrazzo e ha iniziato a spararmi anche addosso. Ho visto Zara cadere (sotto i colpi sparatigli alle spalle, ndr) e non ci ho visto pi\u00f9, ho sparato e il terrorista \u00e8 scappato nell\u2019aereo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prosegue Campanile: \u201cQuando sono sceso dal maresciallo gli dissi che avevo sparato e lui mi chiese di recuperare i bossoli. Poi mi \u00e8 stato chiesto chi mi aveva dato l\u2019ordine di sparare. Io risposi che era stata una difesa personale, avevo addirittura proposto di bloccare l\u2019aereo invece mi venne rifiutato.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro riferisce che, nei giorni successivi, Campanile \u00e8 stato trattenuto in caserma: in forza di un provvedimento che prospettava la possibilit\u00e0 di fuga di informazioni compromettenti. \u201cIl settimo giorno\u201d, racconta, \u201cmi mandarono a casa con una licenza breve, poi al rientro mi sono visto trasferire per tre mesi dall\u2019aeroporto internazionale a quello nazionale, ma non ho mai capito il motivo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanti gli interrogativi senza risposta dell\u2019ex poliziotto. Sulle motivazioni della strage, sull\u2019oblio che la avvolge e che avvolge il ruolo da lui rivestito nella stessa. \u201cAnni fa andai all\u2019archivio di Stato e non ho trovato documenti sul mio conto, \u00e8 come se non fossi mai esistito.\u201d In lui, per\u00f2, il ricordo rimane drammaticamente nitido. \u201cIo non ho mai dimenticato l\u2019odore di carne bruciata di quel giorno e ancora oggi vedo davanti a me la smorfia di Antonio Zara assassinato con un colpo nella schiena.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-kenta-font-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Terrorismo e ragion di Stato<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello di Fiumicino era un attentato annunciato, ma nessun servizio di sicurezza era stato proposto a proteggere l\u2019aeroporto. \u00c8 quanto si legge sul <em>Riformista<\/em> di un paio di anni fa. Tre giorni prima dell\u2019attacco, il 14 dicembre 1973, un\u2019informativa in merito era stata inviata al direttore dell\u2019Ufficio affari riservati del Viminale, <strong>Federico Umberto D\u2019Amato<\/strong>, dal Reparto D del Sid (i servizi segreti italiani di allora). Vi si legge: \u201cViene segnalato che elementi di al Fatah sono partiti per l\u2019Europa alcuno giorno orsono allo scopo di attaccare una rappresentanza israeliana o un aereo della El Al. L\u2019attacco verrebbe condotto principalmente contro un aereo.\u201d E allarme era stato preceduto da numerose segnalazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, \u00e8 noto, la vicenda della strage dimenticata di Fiumicino si interseca con quella del cosiddetto <strong>\u201cLodo Moro\u201d<\/strong> che, proprio nel 1973, sarebbe stato ancora in fase di definizione e deve il suo nome ad <strong>Aldo Moro<\/strong>, ministro degli affari esteri nel <strong>governo Rumor IV<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un supposto patto segreto di <strong>\u201cnon belligeranza\u201d tra lo Stato italiano e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina<\/strong> (FPLP), movimento a sua volta membro dell\u2019<strong>OLP<\/strong>. Tramite il quale l\u2019Italia avrebbe garantito ai palestinesi \u2013 aiutati da gruppi eversivi italiani \u2013 libert\u00e0 di passaggio di armi ed esplosivi sul proprio territorio. In cambio, l\u2019impegno dei palestinesi a non colpire il nostro Paese. In Italia, gli attentati e gli arresti di palestinesi armati \u2013 a cominciare dall\u2019unico dirottamento nella storia di un areo dell\u2019israeliana <strong>El Al<\/strong>, il 22 luglio 1968 \u2013 erano numerosi. Il 4 agosto 1972 era stato fatto esplodere l\u2019oleodotto di Trieste. Il 16 agosto, due palestinesi avevano regalano un mangianastri imbottito di esplosivo a due ragazze inglesi in procinto di imbarcarsi su un areo della El Al. Subito dopo il loro arresto, erano iniziate trattative per risolvere l\u2019incidente. Ad avviare l\u2019iniziativa diplomatica segreta, il ministro degli Esteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il patto segreto non era per\u00f2 dettato solo da ragioni di sicurezza, ma anche da <strong>motivazioni economiche<\/strong>, come avrebbe posto in evidenza la decisione dei Paesi arabi produttori di petrolio di aumentare il prezzo del greggio e di disporre l\u2019embargo verso i Paesi pi\u00f9 filoisraeliani, assunta in seguito alla <strong>Guerra del Kippur<\/strong>. E taluni ritengono che la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973, che avrebbe potuto far naufragare l\u2019accordo segreto in via di definizione, avrebbe invece finito per cementarlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma. \u201cIl 90% degli italiani non conosce l\u2019attentato di Fiumicino del 1973. Si parla di tutte le stragi, mai di questa triste ricorrenza. 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